21 Maggio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

21 Mag, 2026

La guerra oltre il fronte: come Kiev cambia strategia contro Mosca

Dagli attacchi contro l’Fsb ai raid sulle difese russe, la guerra Ucraina si sposta sempre più nelle retrovie dell’occupazione


La guerra in Ucraina si sposta sempre più lontano dalle linee del fronte e sempre più nella profondità dei territori occupati. A Kherson, nell’area sotto controllo russo, le forze speciali ucraine hanno rivendicato un’azione contro quello che viene indicato come un quartier generale dell’Fsb e contro un sistema di difesa aerea Pantsir-S1, segnando un ulteriore salto nella dimensione operativa del conflitto.

Secondo le informazioni diffuse da Kiev e rilanciate da fonti ucraine e internazionali come Kyiv Independent, AGI e LaPresse, il raid avrebbe provocato circa un centinaio tra morti e feriti tra le forze russe. Un bilancio non verificato in modo indipendente e privo, al momento, di conferme ufficiali da parte di Mosca, che non ha fornito una ricostruzione dettagliata dell’episodio.

Zelensky rivendica l’operazione

Il presidente Volodymyr Zelensky ha rivendicato l’azione con un messaggio pubblicato su X e accompagnato da un video dell’operazione. «Grazie a questa singola operazione, le perdite russe ammontano a circa un centinaio tra morti e feriti», ha dichiarato, aggiungendo che «i russi devono sentire la necessità di porre fine a questa guerra».

Zelensky ha inoltre collegato il raid alla strategia di pressione di lungo periodo, affermando che «le sanzioni a medio e lungo termine continueranno a funzionare». L’attacco avrebbe colpito la zona di Genicheska Hirka, nella regione di Kherson, uno dei territori occupati dalla Russia dall’inizio dell’invasione. L’obiettivo sarebbe stato un nodo operativo dell’intelligence russa, impiegato per il coordinamento delle attività militari nel sud ucraino e nelle aree occupate. Non esistono conferme indipendenti né sulla dinamica né sulle perdite rivendicate da Kiev.

La guerra dell’opacità

Il quadro resta quello tipico del conflitto: informazioni parziali, versioni contrapposte e verifiche difficili nei territori sotto controllo militare. Da parte russa non è arrivata una risposta ufficiale dettagliata. In episodi analoghi, Mosca ha spesso ridimensionato gli attacchi o evitato conferme dirette, mantenendo un elevato livello di opacità informativa sulle operazioni nelle retrovie.

Sul piano militare, l’episodio si inserisce in una fase in cui Kiev ha intensificato le operazioni in profondità contro infrastrutture, centri di comando e sistemi di difesa russi nei territori occupati. Una strategia che punta a indebolire la capacità di controllo di Mosca non solo lungo il fronte, ma soprattutto nella struttura logistica e di intelligence che sostiene l’occupazione.

L’Europa prepara nuove sanzioni

La dimensione militare si intreccia sempre più con quella politica europea. Il commissario europeo all’Economia Valdis Dombrovskis ha confermato che l’Unione Europea sta lavorando al ventunesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, denunciando l’intensificarsi delle «minacce ibride» e delle pressioni sui Paesi baltici. Dombrovskis ha definito «inaccettabili» le minacce rivolte ai Paesi baltici, ribadendo che qualsiasi pressione su uno Stato membro equivale a una minaccia all’intera Unione. Bruxelles, ha aggiunto, risponderà rafforzando il fianco orientale e la cooperazione in materia di difesa e sicurezza collettiva.

Una guerra sempre più profonda

Il riferimento alle attività ibride attribuite a Russia e Bielorussia amplia ulteriormente il perimetro del conflitto, che non appare più confinato al solo teatro ucraino ma si estende alla sicurezza interna dell’Unione europea. Il risultato è un conflitto sempre più stratificato: guerra convenzionale sul fronte, operazioni speciali nelle retrovie, intelligence e sabotaggi come strumenti strutturali, e una parallela battaglia politica e narrativa tra Kiev e Mosca.

Le cifre sulle perdite rivendicate da Kiev restano non verificate, ma diventano parte integrante della dinamica bellica, in cui ogni attacco produce una doppia lettura: quella militare e quella comunicativa, spesso divergente. Kherson diventa così uno dei punti più sensibili della fase attuale del conflitto: non più soltanto linea geografica contesa, ma spazio operativo in cui si concentra la trasformazione della guerra in profondità.

Lo scontro nelle retrovie

E mentre il fronte resta immobile nella sua logica di attrito, è proprio nelle retrovie che lo scontro accelera, definendo un equilibrio instabile in cui la distanza tra operazione militare e decisione politica continua a ridursi. Negli ultimi mesi, secondo analisti militari occidentali, gli attacchi ucraini nelle aree occupate si sono intensificati per compensare la staticità del fronte terrestre, spostando il conflitto verso obiettivi logistici e di comando in una fase di logoramento senza segnali di attenuazione.

La dinamica conferma una progressiva trasformazione del conflitto in una guerra di profondità, dove il controllo dei territori occupati passa sempre più attraverso intelligence, logistica e capacità di colpire le retrovie.

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