Al triplice fischio dopo la partita con la Puteolana, «abbiamo capito che stava per succedere qualcosa perché un gruppo di ragazzini urlava “spacchiamogli la testa”»
La partita non era considerata a rischio. Tant’è che la Prefettura non aveva vietato la trasferta ai tifosi ospiti, né disposto particolari misure di sicurezza, anche se porticesi e puteolani si giocavano la testa della classifica. Ciononostante, nessuna tensione né prima né durante il match, né in campo né sugli spalti. I tifosi ospiti, una quarantina, sono stati lasciati uscire insieme a quelli del posto, qualche centinaia.
Generalmente, quando c’è pericolo di contatto, si fanno uscire i tifosi locali per primi e poi si scortano, a distanza di qualche ora, gli ospiti fuori dallo stadio. Ma niente lasciava presagire lo sviluppo tragico del dopo gara. Eppure al triplice fischio, come riferisce un giovanissimo tifoso del Portici, «abbiamo capito che stava per succedere qualcosa perché un gruppo di ragazzini urlava “spacchiamogli la testa”». E altri, ricostruisce la Digos, legati alle frange estreme della tifoseria flegrea, avevano abbandonato lo stadio dieci minuti prima per andare a chiudere, con le auto, la via di fuga agli ospiti, quella che porta alla Tangenziale.
La trappola
Una trappola, dunque, un’imboscata in piena regola. Ed è stato così che una domenica di calcio anonima, il giorno dopo la ben più “rischiosa” Napoli-Roma, giocata a Fuorigrotta, qualche chilometro di distanza da Pozzuoli, si è trasformata in una pagina nera di sport. Con un tifoso in fin di vita, otto denunce, 40 giovani sotto indagine e un ricercato per tentato omicidio.
È il bilancio dell’aggressione avvenuta nel pomeriggio di domenica al termine della partita di Eccellenza tra Puteolana 1902 e Portici 1906, vinta dagli ospiti per 2-0. Mario Spedaliere, supporter 34enne del Portici, è stato gravemente ferito alla testa: è ricoverato all’ospedale di Pozzuoli, dove lo hanno operato per un’emorragia cerebrale. Resta gravissimo, in prognosi riservata.
Tra i fermati, anche minori
Secondo le prime ricostruzioni, dunque, i tafferugli sono scoppiati quando i sostenitori del Portici, lasciando lo stadio Conte, ad Arco Felice, sono stati raggiunti e aggrediti da un gruppo di supporter locali. Durante gli scontri, il 34enne è stato colpito alla testa con una mazza.
La dinamica esatta è ancora oggetto di accertamenti: al vaglio testimonianze e video. Al momento, otto tifosi residenti a Pozzuoli sono stati denunciati per rissa, tra loro ci sono diversi minorenni. Altre quaranta persone sono nel mirino della questura per aver preso parte agli scontri. Tra loro c’è colui che ha sferrato la sprangata al 34enne, padre di due figli e con la moglie incinta del terzo bimbo.
«I medici ci hanno dato poche speranze, vogliamo giustizia: chi lo ha colpito Mario si costituisca», hanno detto la sorella e la moglie.
Dubbi sulla gestione dell’ordine pubblico, poi, nello sfogo del papà del ferito. «Le forze dell’ordine potevano gestire meglio la sicurezza nello stadio e soprattutto fuori. Non si fanno uscire le tifoserie ospiti pochi minuti dopo quella casalinga e senza scorta. A mio figlio avevo chiesto di non andare alla partita, ma lui mi ha risposto che non poteva non sostenere i ragazzi. Ringrazio per la solidarietà, faccio un appello alla forze dell’ordine: devono prendere questo assassino», ha dichiarato Massimo Spedaliere, il padre di Mario. «Sono anche disposto a perdonarlo – ha detto in lacrime al Tg3 – ma deve chiedere scusa».
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