Raccolte le firme necessarie per candidarsi alla segreteria della Lega, il senatore Garavaglia incassa il sostegno di Fontana e Romeo. Al congresso del 24 e 25 ottobre a Milano si confronterà con Salvini, mentre il voto segreto potrebbe far emergere il malcontento interno sulla linea sovranista.
La sfida è ufficiale. Il senatore Massimo Garavaglia ce l’ha fatta in corner ieri alle 13, un minuto prima della scadenza dei termini, a depositare le 81 firme (una in più del necessario) per candidarsi alla segreteria del Congresso straordinario della Lega del 24 e 25 ottobre a Milano. L’ex ministro del Turismo del governo Draghi, il bocconiano che presiede attualmente la Commissione Finanze e Tesoro di Palazzo Madama, ha ricevuto l’endorsement del governatore lombardo Attilio Fontana e del segretario della Lega lombarda Massimiliano Romeo, che è anche il capogruppo del Carroccio al Senato.
Garavaglia raccoglie le firme, decisivo il sostegno lombardo
Almeno una cinquantina di sottoscrizioni a favore di Garavaglia sono giunte dai “lumbard”, tra cui quelle degli assessori regionali Massimo Sertori e Claudia Terzi e di quello bergamasco Roberto Anelli; una decina dal Veneto; il resto alla spicciolata da Piemonte (dove figura Gianna Gancia, moglie del ministro Roberto Calderoli) e dal Trentino, ma qualche firma anche dal sud, dove Garavaglia si era speso molto quand’era titolare del Turismo, facendo arrivare ristori nel primo anno post-pandemia per circa 1,7 miliardi.
Tra Salvini e Garavaglia c’è una netta distanza politica. «La Lega ha perso la sua anima, ma non siamo un partito di estrema destra» sottolinea Garavaglia, ripetendo che «la Lega è la Lega» per ribadire il federalismo delle origini e l’eredità politica di Bossi. Il neo sfidante si schermisce, assicurando che la sua candidatura non è un’operazione contro il segretario uscente. Ma si tratta di savoir-faire, una sfida non s’intraprende mai per perdere.
Garavaglia ha inoltre espresso apprezzamento per il ruolo del ministro dell’Economia Giorgetti, definendolo una figura di valore ben oltre i confini della Lega. La visione economica di Garavaglia è altrettanto indicativa: «Siamo liberali nel senso che dovendo scegliere tra Borghi e Giorgetti, scelgo tutta la vita Giorgetti» ha dichiarato. È una presa di posizione che richiama un’impostazione più pragmatica e attenta alla compatibilità delle scelte economiche, in sintonia con l’area rappresentata dal ministro.
Salvini: «Non è un duello, ma un confronto»
Nel frattempo, Matteo Salvini, al termine del Comitato per l’Ordine Pubblico che si è svolto in prefettura a Milano, dichiara che quello con Garavaglia non è un duello, ma un confronto: «Il congresso l’ho convocato apposta. Nella Lega non sono mai esistite correnti e mai ci saranno». Poi Salvini rimarca: «Ho le idee chiare su come la Lega può essere determinante in Italia. L’abbiamo dimostrato con l’autonomia approvata in Cdm, i decreti sicurezza che raccolgono le nostre proposte e col fatto che all’estero siamo nel terzo movimento del Parlamento europeo. Diciamo che dopo mesi di chiacchiere adesso capiremo chi vuole fare che cosa».
A chi gli chiede se ritiene che sarà riconfermato segretario con un’ampia maggioranza, il Capitano, al timone della Lega dal 2013, risponde: «Non mi sostituisco al libero voto di 706 delegati che verranno da tutta Italia». Per farli entrare tutti è stato affittato l’Allianz MiCo, l’enorme centro congressi del quartiere CityLife.
Con la Lega scivolata al 5-5,5% nella maggior parte dei sondaggi e Futuro Nazionale di Vannacci che, pur avendo esaurito la spinta iniziale, mantiene un punto di vantaggio sul Carroccio, la strada per Salvini è in salita. Non sarà facile convincere la stragrande maggioranza dei delegati a insistere sulla linea sovranista, soprattutto dopo che questa ha finito per mettere in ombra i temi storici del partito, come la questione settentrionale, l’autonomia e il federalismo.
Voto segreto e malumori interni, la partita si gioca al congresso
Inoltre, il voto per eleggere il nuovo segretario sarà segreto, una modalità che rende difficile misurare preventivamente il peso delle diverse componenti. Nei giorni scorsi sono emerse indiscrezioni su presunte pressioni interne mirate a ostacolare la raccolta firme per Garavaglia. La preoccupazione di chi contesta la linea di Salvini può riguardare proprio la tracciabilità del dissenso. Per questo la “fronda”, sostenuta tra gli altri da figure storiche come il governatore lombardo Fontana, ha insistito sul voto segreto per tutelare i delegati parlamentari da eventuali ritorsioni future che potrebbero tradursi in una loro mancata ricandidatura nel 2027.
Nella cerchia del leader, invece, i sostenitori di Salvini hanno minimizzato la sfida, insinuando che alcuni esponenti si siano candidati al congresso «solo perché consapevoli che in Parlamento non saranno ricandidati a prescindere». A dimostrazione del clima di forte controllo, la quasi totalità dei gruppi di Camera e Senato ha già firmato preventivamente a sostegno della candidatura di Salvini, un passaggio interpretato come una formale «prova di fedeltà al leader».






























