18 Ott, 2026

Assemblea Pd, Schlein si candida e apre ai riformisti

La leader del Pd Schlein lancia ufficialmente la sua candidatura a premier all’assemblea del partito a Roma


Chiudere il cerchio nella Nuvola. Qui il 12 marzo 2023 era iniziata la sua segretaria, della “ragazza che nessuno aveva visto arrivare”. Elly Schlein è tornata qua, dove aveva iniziato, per chiudere la fase “testardamente unitaria”, ottenere il rinnovo dell’incarico alla guida del partito, e iniziarne un’altra, altrettanto unitaria. Come dice il claim che ha accolto gli oltre 900 delegati alla Nuvola di Fuksas all’Eur, “Unità per cambiare l’Italia”. Oltre novanta minuti l’intervento di Schlein che come prima cosa ha ottenuto il rinnovo del mandato oltre la scadenza del prossimo marzo per evitare che il congresso si sovrapponga alle elezioni politiche. Una giornata intera di dibattito e confronti sul destino del Paese, sulla gestione geopolitica della crisi, su come e quando dovrebbe fare l’Europa.

L’assemblea

Una assemblea “programmatica” con molti punti fermi a cominciare dal sostegno anche militare a Kiev. Giornata in parte rovinata dall’eco delle vandalizzazioni urbane provocate da bande giovanili. Una sorta di “spesa proletaria” partita dalla Francia e arrivata con il passa parola anche nelle grandi città del nord Italia, soprattutto Milano. Il governo e la destra hanno provato ad attaccare “la sinistra” per non aver condannato subito e con forza gli incidenti. E anzi, Schlein aveva iniziato l’assemblea ieri mattina proprio invitando sul palco della Nuvola i rappresentanti di quelle categorie di studenti e lavoratori, quella “realtà che la Presidente del Consiglio non ascolta e ignora” e che “Telemeloni tende ad oscurare”. La segretaria del Pd invece la vuol rendere protagonista .

Anche nella costruzione del programma di centrosinistra. E infatti risponde subito sì all’appello di Avs a una manifestazione unitaria contro il caro vita, gli stipendi bloccati e in nome della giustizia sociale. Ovviamente questa realtà non c’entra nulla con quella criminale che sta vandalizzando le città. Il disagio è lo stesso. Il modo di denunciarlo neppure comparabile. Ma certa destra è specializzata nel mettere tutto insieme. Un modo, anche, per ribaltare causa ed effetto, responsabilità e conseguenze. «Noi – ha chiarito Schlein – non c’entriamo nulla con i violenti e i delinquenti. Ma è inaccettabile che si usino i violenti per coprire la voce delle persone che pacificamente stanno protestando in tutta Italia».

La candidatura

La notizia, la pia attesa, è arrivata alla fine: «Sono pronta a guidare questa comunità e a guidarla come candidata alla presidenza del Consiglio, con o senza le primarie».
Il discorso ha tenuto insieme l’attacco al governo e il messaggio agli alleati. A Giorgia Meloni ha rimproverato di aver guidato «il governo più longevo e più inconcludente», di aver sprecato numeri parlamentari che avrebbero consentito riforme coraggiose, lasciando gli italiani «più poveri e più incazzati di ieri». Ha promesso il matrimonio egualitario e il fine vita, una legge sul consenso, la spesa sanitaria al 7 per cento del Pil contro il 5 di spesa militare della destra, e ha rilanciato la difesa comune europea come alternativa alla «corsa al riarmo di 27 eserciti scoordinati». Sulla manovra, ha promesso, «lavoreremo agli emendamenti con le altre opposizioni». Poi la chiusura a chi, dentro e fuori il partito, immagina un leader più morbido: «Mai più larghe intese, siamo qua per vincere con la nostra alleanza progressista». E a proposito di centro: «Vorrei essere chiara: non abbiamo intenzione di esternalizzare nulla. Il nostro è un profilo completo, progressista. Non è che siamo arrivati sin qui per farci dire che si vince con un altro profilo davanti. Siamo tutti insieme, uniti, in un’alleanza progressista che dovrà avere anche una o più forze riformiste, di centro e civiche».

L’apertura

Il centro politico serve ma non si vince al centro, il pensiero di Schlein che ha risposto così all’atteso intervento di Giorgio Gori, l’eurodeputato dell’ala riformista del Pd che in questi mesi ha manifestato varie insofferenze, specialmente ad una presunta subalternità a Conte, e la volontà di candidature plurime del Pd alle primarie. L’eurodeputato dem è stato chiaro su vari punti: «Primarie a doppio turno per rafforzare il partito»; «unitari senza identità perdiamo pezzi perché non siamo il partito dell’Italia di sinistra»; «è necessario che a bilanciare il massimalismo di Avs e 5 Stelle ci siano europeismo, senso civico, misura, concretezza, affidabilità». Le posizioni si avvicinano. E Filippo Sensi le fotografa sempre in modo molto netto: «Unità sì, unitari no».
Sulle primarie il tono è stato conciliante ma fermo: prima il programma comune, poi la guida, e se i gazebo si faranno «saranno una grande festa popolare». Vedremo se saranno a doppio turno, come ha chiesto Gori, e se prevedono più candidature dei dem.

Gli alleati

Le reazioni degli alleati sono arrivate in parallelo, dall’assemblea di «Terra comune» a Roma. Conte ha rivendicato che «forse il 90 per cento» delle mozioni e risoluzioni delle opposizioni è stato votato insieme, che «una base programmatica è già pronta». Ieri silenzio da parte di Conte sul nodo Renzi. Ha parlato invece Eugenio Giani, il governatore della Toscana: «Renzi è una persona che ha dimostrato di sapere fare squadra. In Toscana governiamo insieme, Iv e M5s, e stiamo facendo con responsabilità cose importanti».

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