La maggioranza prova a sciogliere gli ultimi nodi prima del voto in Senato. Restano da definire ballottaggio, soglia per il premio di governabilità e preferenze, mentre Forza Italia frena sulla norma “anti-cespugli”
Per sciogliere i nodi rimasti irrisolti sul tavolo della nuova legge elettorale sarà necessario un nuovo vertice di maggioranza, a livello di sherpa, ma coinvolgendo anche i capigruppo di centrodestra al Senato.
È quanto si viene a sapere a margine dei lavori della Commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama, dopo la seduta prolungatasi ieri anche in notturna. Il vertice dovrebbe svolgersi domattina all’ora di pranzo o comunque tassativamente entro dopodomani, giornata nella quale inizieranno le votazioni in aula.
C’è da segnalare che non essendo stato nominato il relatore, la discussione punto per punto sarà molto probabilmente demandata all’assemblea. Convocata domani alle 10 nell’emiciclo del Senato. Il voto definitivo è calendarizzato per il 15 settembre.
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Vannacci avverte il centrodestra sul ballottaggio
Arrivano intanto le puntualizzazioni di Roberto Vannacci soprattutto sulla proposta emendativa del senatore Marcello Pera di FdI, ex presidente del Senato, di reinserire il ballottaggio. Questo qualora nessuna coalizione riesca a raggiungere il 48% dei consensi in entrambe le Camere.
Dice Vannacci: «Chi s’immagina di poter escludere FnV al primo turno e poi incassarne automaticamente i voti al secondo commette un errore grave». Il generale scaglia così le sue frecciate ai partiti del centrodestra e sulla possibilità che il suo elettorato scelga di astenersi in caso di un eventuale doppio turno. Vannacci sgombra il campo: «I nostri elettori non sono un pacco postale da recapitare da una coalizione all’altra».
Del resto i sondaggi per ora lo premiano, per questo può permettersi di fare il gradasso, anche se da qui a maggio 2027, o qualora si votasse in autunno alla scadenza naturale della XIX legislatura, come vorrebbe ad esempio Matteo Salvini, di acqua sotto ai ponti ne potrà ancora scorrere.
Il nodo della soglia per il premio di governabilità
Oltre al ballottaggio, in Commissione è stata accantonata la proposta di modifica che prevede di ridurre la soglia del premio di governabilità (70 seggi alla Camera e 35 al Senato) dal 42 al 41% (a firma di Paola Ambrogio di FdI), il che non significa che sia stata bocciata ieri in Commissione, ma allo stesso tempo lascia capire chiaramente che tra gli alleati di maggioranza non è ancora stato trovato un accordo definitivo sull’impianto complessivo del nuovo sistema elettorale.
Stessa cosa per l’emendamento sulle preferenze già approvato in Commissione, su cui i senatori dovranno tornare a esprimersi in assemblea. Da discutere anche quello che interviene sull’eleggibilità dei sindaci (a firma di Etelwardo Sigismondi di FdI).
Forza Italia frena sulla norma “anti-cespugli”
Quanto alla proposta che modifica la cosiddetta norma “anti-cespugli”, che prevede che i voti delle liste di coalizione rimaste sotto l’1% (e non più sotto il 3% come previsto nel ddl già approvato a Montecitorio) concorrano al computo nazionale di coalizione per il raggiungimento della soglia per il premio di governabilità, da FI fanno sapere che «c’è ancora da discutere».
Tutto quello che FI «non ha sottoscritto va discusso», scandiscono piuttosto seccati gli azzurri, mettendo in evidenza come l’emendamento, che ha avuto parere favorevole dalla Commissione e dal governo, sia stato sottoscritto da FdI, Lega e Nm, ma non da loro.
Bocciati, finora, tutti gli emendamenti presentati dalle opposizioni dopo esser stati messi ai voti.

































