Gianni Di Vita e una sua amica sono stati convocati in Questura nell’inchiesta sulla morte per ricina di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara.
Il giallo di Pietracatella continua. Negli uffici della Questura di Campobasso sono stati convocati Gianni Di Vita, marito e padre delle due donne morte avvelenate per assunzione di ricina, e una donna sua amica.
La convocazione in Questura
L’uomo è stato convocato alle 11 del 20 agosto alla presenza della procuratrice di Larino Elvia Antonelli e del capo della squadra mobile di Campobasso Marco Graziano. La donna, di cui ancora non viene resa nota l’identità è stata convocata attorno alle 14 e al momento non è indagata. Secondo le prime indiscrezioni, si sarebbe verificata una contraddizione nella ricostruzione fornita dai due.
Le morti di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita
Di Vita, considerato dagli inquirenti informato sui fatti, è stato sentito cinque volte, la donna, invece, è alla terza volta. I fatti risalgono ai giorni di Natale del 2025, quando Antonella Di Ielsi, 50 anni, e la figlia Sara Di Vita, 15 anni, accusano un malore. Vengono visitate e dimesse dall’ospedale Cardarelli di Campobasso, ma tra il 27 e il 28 dicembre le loro condizioni si aggravano e muoiono a poche ore di distanza. Se in un primo momento l’ipotesi era una grave intossicazione alimentare, gli esami tossicologici rivelano morte per assunzione di ricina, una tossina di origine vegetale tra le più pericolose.
Gli esami sulla ricina e il ruolo del Robert Koch Institut
Di Vita, marito di Antonella e padre di Sara era in casa quando le donne hanno accusato il malore ma risulta negativo alla sostanza: per questo viene ascoltato come persona informata sui fatti assieme alla figlia maggiore Alice, anche lei negativa. Gli accentramenti tossicologici sono stati condotti in un primo momento dal Centro Antiveleni Maugeri di Pavia, il cui risultato ha trasformato l’ipotesi investigativa da evento accidentale a duplice omicidio. Un secondo sopralluogo nella casa di Pietracatella è stato fatto dagli esperti del Robert Koch Institute di Berlino che avrebbe dato esito negativo escludendo una precedente esposizione alla tossina per Alice e per il padre. Sul punto, però, la procuratrice capo Elvira Antonelli, ha precisato che non vi è ancora una formale comunicazione scritta circa la positività o negatività anticorpale alla ricina, trattandosi di accertamenti tossicologici particolarmente impegnativi.
La doppia inchiesta
Al momento gli inquirenti stanno lavorando su un doppio filone: da una parte l’individuazione del responsabile dell’avvelenamento delle due donne, dall’altra la gestione sanitaria del caso. Quando ancora si investigava per evento accidentale, la procura di Larino aveva aperto un fascicolo contro cinque medici del pronto soccorso indagati per omicidio colposo.
Attesi gli ultimi esiti tossicologici
Le acquisizioni testimoniali proseguiranno anche nei prossimi giorni nell’ambito di un’inchiesta che però resta ancora contro ignoti. Parallelamente, proseguono gli approfondimenti scientifici affidati al team tossicologico italo-tedesco: attesi gli esiti delle analisi sui 131 campioni prelevati il 30 luglio nell’abitazione di via Risorgimento e nei locali annessi e trasferiti nei laboratori del Robert Koch-Institut di Berlino per la ricerca di eventuali tracce di ricina.































