La connazionale, bloccata in Egitto con la figlia per una disputa sull’affidamento, è assistita dall’ambasciatore italiano. Roma segue la vicenda «al massimo livello»
Sono passate le tre del mattino, siamo in Egitto: una mamma e la sua bambina stanno dormendo a casa loro, ma qualcuno suona alla porta. È la polizia: venite con noi. Non c’è pace per Nessy Guerra e la piccola Aisha.
Nella notte fra martedì e mercoledì le forze dell’ordine egiziane hanno prelevato madre e figlia da casa loro e le hanno portate in caserma. Solo verso le dieci, dopo un intervento diplomatico sollecitato dalla Farnesina, Nessy e la bambina sono potute tornare nella casa dove vivono nascoste, coi genitori di lei.
La battaglia per la figlia
Le autorità locali sostengono che il provvedimento sia derivato da un ordine esecutivo, per consentire all’ex marito della donna e padre della piccola di incontrarsi con la figlia. La coppia è separata dal 2024: si erano sposati in Italia, a Sanremo, alla fine del 2021, poi il trasferimento in Egitto e, a fine 2022, la nascita di Aisha. Dopo la separazione Nessy vorrebbe tornare in Italia con la piccola, ma la legge locale non consente l’espatrio della bambina, nata in Egitto, senza il consenso del padre.
Le accuse all’ex marito
Tutto si svolge fra il Cairo e Hurghada, città sul Mar Rosso, 450 chilometri a Sud della capitale. Le vicende giudiziarie dei due genitori complicano ulteriormente le cose. Lui, Tamer Hamouda, ha 35 anni: è nato in Italia ma ha anche cittadinanza egiziana. Tanti precedenti penali per lui: nel nostro Paese è stato condannato per atti persecutori e lesioni (nei confronti di un’altra donna), ma anche per furto e truffa. Nessuna condanna in Egitto, ma tante denunce: l’ultima meno di un mese fa, a Hurghada, dove è stato arrestato con l’accusa di aggressione al console onorario italiano. Dopo una decina di giorni di detenzione l’uomo è stato scarcerato su cauzione, poco più di 80 euro. «La sicurezza di una donna e di sua figlia dopo le ennesime minacce vale poco più di 80 euro? Minacciare il console onorario di Hurghada vale meno di 80 euro?», protesta Nessy.
Il processo per adulterio
Quanto a Nessy, la donna è in attesa di una sentenza della Cassazione egiziana, dopo essere stata condannata in primo e secondo grado per adulterio (da quelle parti è un reato), su accusa dell’ex marito. Un caso ingarbugliato anche questo: nel ricorso in Cassazione si sostiene che l’adulterio di fatto non ci sia mai stato, e al documento è allegata una dichiarazione dell’uomo che, secondo l’accusa, avrebbe commesso l’adulterio con lei: «Sono stato sottoposto a minacce morali e psicologiche da parte di Tamer – sostiene –. Non esiste alcuna relazione illecita tra me e la signora Nessy Guerra. Confermo quanto ho dichiarato all’inizio del verbale e presso il commissariato di polizia e mi attengo alle indagini della polizia, le quali hanno concluso che non esiste alcuna relazione illecita tra me e la signora».
L’intervento della Farnesina
A proposito di questo procedimento, «la nostra Ambasciata ha formalmente consegnato alle autorità egiziane una richiesta di grazia presidenziale»: lo ha detto ieri alla Camera il ministro degli Esteri Antonio Tajani, nel corso di un’interrogazione parlamentare sulla vicenda.
Il ministro è intervenuto e ha seguito, con la collaborazione delle nostre autorità diplomatiche in Egitto, il rilascio di Nessy Guerra e di sua figlia. «Sono stato in contatto con il ministro degli Esteri egiziano Abdelatty, intervenendo per sollecitare il rilascio della connazionale – ha detto ancora alla Camera –. Con l’occasione, ho voluto ribadire con forza, ancora una volta, la richiesta di piena collaborazione da parte egiziana per garantire l’assoluta tutela e sicurezza della signora Guerra e di sua figlia». Tajani avrebbe ricevuto dal ministro «assicurazioni sulla disponibilità del suo governo a collaborare per raggiungere una soluzione rapida e positiva della vicenda».
Una soluzione ancora lontana
Una soluzione diplomatica sarebbe, in effetti, a questo punto la più auspicabile. È sempre più che ragionevole ascoltare e dar retta ai giudici, in ogni Paese. Ma prendere una bambina di tre anni e portarla nel cuore della notte in una caserma non si fa. Non va bene in nessun caso, né in Italia né in Egitto.
































