Nel processo a Rebibbia per il sequestro, le torture e l’omicidio di Giulio Regeni, la procura ha chiesto l’ergastolo per Magdi Ibrahim Abdelal Sharif, indicato come l’autore materiale dell’uccisione, e 17 anni e 6 mesi per gli altri tre ufficiali dei servizi egiziani imputati. In aula mostrate per la prima volta le immagini della Tac sul corpo del ricercatore
Ergastolo per Magdi Ibrahim Abdelal Sharif, indicato come l’autore materiale dell’omicidio di Giulio Regeni, e 17 anni e 6 mesi per Athar Kamel, Mohamed Ibrahim, Uhsam Helmi e Tareq Sabyr. Tutti ufficiali dei servizi di sicurezza interni egiziani, la National Security Agency.
Sono le richieste con cui si è conclusa la requisitoria del procuratore aggiunto Sergio Colaiocco, nel processo in corso presso l’aula bunker di Rebibbia per il sequestro, le torture e l’omicidio del ricercatore friulano, avvenuto nel 2016.
Le immagini della Tac
In mattinata era calato il gelo in aula quando Colaiocco aveva mostrato, per la prima volta pubblicamente, le immagini della Tac eseguita dai consulenti medico-legali della procura sul corpo di Giulio Regeni. Gli imputati non sono in aula e il processo si celebra in loro assenza perché il Cairo non ha mai fornito i loro indirizzi né notificato gli atti, rifiutando ogni collaborazione.
Sette giorni di torture
Venti fratture, cinque ai denti e quindici alle strutture ossee. Un massacro, subito dal ricercatore senza alcuna sedazione nell’arco di sette giorni di torture. Fratture alle costole, emorragia cerebrale, bruciature, tagli con lame, bastonate ai piedi, lettere dell’alfabeto incise sulla pelle. «Giulio non muore per la sommatoria delle lesioni, pur gravissime. Muore per un atto finale volontario», spiega Colaiocco, collocando le sevizie tra il 25 gennaio e il 1° febbraio 2016; il corpo sarà ritrovato il 3 febbraio sulla strada tra il Cairo e Alessandria. «È per tutto questo che il regime egiziano ha scelto di proteggere gli aguzzini. Non ha chiamato a rispondere i propri ufficiali delle nefandezze compiute. Ha scelto, consapevolmente, di coprirli», conclude il procuratore.
La verità sugli apparati egiziani
Coprirli, perché la verità porta dritta agli apparati dello Stato. Per la procura Regeni fu sequestrato, torturato e ucciso perché creduto una spia: si trovava al Cairo per un dottorato dell’Università di Cambridge sui sindacati di base egiziani, e a consegnarlo ai servizi civili fu il capo degli ambulanti, Muhammad Abdallah, con cui era entrato in contatto per i suoi studi. Il lavoro indipendente, l’organizzazione dal basso: terreno che il regime di al-Sisi considera esplosivo. Da lì la sorveglianza scattata nell’autunno 2015, poi il sequestro nella metropolitana. Nessun mistero, nessuna zona grigia: un ricercatore scambiato per una minaccia e annientato da uomini dello Stato.
La cortina dei depistaggi
Attorno a questa verità il Cairo ha costruito per anni una cortina di depistaggi: l’accusa ne conta almeno quattro. Prima il tentativo di far passare la morte come un incidente stradale, smentito dall’autopsia. Poi il movente sessuale, con il corpo fatto ritrovare nudo. Quindi un falso testimone, un ingegnere che disse di aver visto Giulio litigare con uno straniero e poi ammise di agire su istruzione di un ufficiale della sicurezza. Infine la messinscena più feroce: il 24 marzo 2016 la polizia uccise cinque presunti membri di una banda, e in casa di uno spuntò il passaporto di Regeni, portato lì, si accertò da un agente della National Security.
La pista inglese
L’ultima pista a cadere, oggi, è quella inglese: Regeni spia al servizio dei britannici, versione coltivata per anni anche da pezzi della politica italiana. Colaiocco l’ha chiusa senza appello, nessun elemento utile, Giulio «non era una spia, ma un ricercatore», dice Colaiocco anche alla luce della testimonianza del direttore dell’intelligence italiana Manenti, che disse di aver chiesto al capo dell’MI6 se il ricercatore fosse dei loro, ricevendo un no che giudicò sincero. La parola, oggi, passa alle parti civili. La sentenza è attesa a settembre.
































