18 Giugno 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

18 Giu, 2026

L'Italia si restringe: «A fine secolo gli italiani saranno la metà di oggi»

Quo Vadis Urbs, il panel con Gianpiero Dalla Zuanna

Al festival Quo Vadis il confronto tra Gianpiero Dalla Zuanna, Walter Ricciardi e Federico Serra. Al centro il crollo delle nascite, l’invecchiamento della popolazione e il rischio di desertificazione delle aree interne


Nascere, vivere, invecchiare, invecchiare bene. Siamo un paese dove il tasso di natalità è a terra: se non cambia qualcosa, per la fine del secolo, gli italiani saranno la metà di ora. Salute e sanità sono argomenti fortemente intrecciati alla demografia e alle politiche del territorio. Ne parlano con Gigi Donelli, giornalista di Radio 24, tre ospiti di lusso.

Federico Serra, Capo della segreteria tecnica nell’Intergruppo Parlamentare sulla prevenzione e le emergenze sanitarie nelle aree interne, Walter Ricciardi, direttore della scuola di specializzazione d’Igiene e Salute pubblica all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, e Gianpiero Dalla Zuanna, Professore ordinario di Demografia presso il Dipartimento di scienze statistiche dell’Università degli Studi di Padova.

LO SPECIALE QUO VADIS

“Invecchiare non è male vista l’alternativa – esordisce il professor Dalla Zuanna, che è anche stato Senatore fra il 2013 e il 2018 – L’invecchiamento in Italia è legato fondamentalmente a una diminuzione incredibile che c’è stata negli ultimi cinquant’anni della mortalità degli anziani. E questo è un dato in cui fra l’altro l’Italia è più avanti, anche un po’ sorprendentemente visto che non abbiamo una spesa sanitaria maggiore di altri paesi. Anzi è minore”.

Ma i trentenni hanno una paura terribile a fare figli. Che ci dice la statistica da quel lato?

“I dati ci dicono che negli ultimi 15-20 anni le nascite sono diminuite, ma non è diminuita la propensione delle coppie ad avere figli. Il problema grosso dell’Italia, ma anche della Francia e di altri paesi, è la difficoltà dei giovani a mettere in piedi una coppia. La gente non si mette in coppia perché non ha i soldi per farlo”.

I francesi fanno più figli?

 “I francesi hanno dimostrato concretamente che attraverso le politiche di supporto, soprattutto alle donne, i risultati sono arrivati – risponde il professor Ricciardi, che fra il 2015 e il 2018 è stato anche presidente dell’Istituto Superiore di Sanità – In Francia, per dare un’idea, quando una coppia fa un figlio ha detassazione fiscale e garanzia di avere supporto alla crescita dei figli stessi. Quando fa tre figli non paga le tasse per cinque anni. È un’incentivazione stabile, non è un bonus e fa sì che in passato l’incremento della natalità in Francia abbia funzionato”.

Solo una questione di incentivi?

“Anche per i francesi, come per tutti, la natalità è in calo. Ma la compensano attraverso altre strategie. Secondo le Nazioni Unite l’Italia, per la fine di questo secolo, avrà 23 milioni di abitanti, cioè 26 milioni in meno rispetto a ora. La Francia, invece, ne avrà due milioni in più. Influiscono anche le politiche migratorie, cioè le incentivazioni a una migrazione funzionale, senza la quale la Francia non funzionerebbe, così come non funziona l’Italia. Abbiamo milioni di ragazzi nati qui che vorrebbero contribuire alla crescita del paese, e sono in un limbo. Basta guardare la nazionale di calcio, come indicatore. Quella francese è la più forte al mondo, noi è il terzo mondiale che saltiamo”.

E il problema territoriale? Molto spesso in Italia, nei piccoli centri, non c’è copertura sanitaria.

“Stamattina, proprio qui, ascoltavo la ministra Roccella – risponde Serra – la quale diceva che in Italia non esiste il fenomeno dell’urbanizzazione. Nulla di più falso. L’Ocse dice che ci sono 25 aree urbane funzionali da un milione e 300mila abitanti. L’altra faccia sono le aree interne, 4mila comuni dove c’è un problema di servizi, prima di tutto sanitari. La telemedicina non basta a risolvere. Per quanto riguarda i servizi sanitari, che preferirei chiamare servizi sociosanitari da offrire a una popolazione che invecchia, si deve partire da tre concetti: la prossimità, la vicinanza e l’inclusione. Perché la prossimità è un sistema, la vicinanza è un sistema umano, l’inclusione è il risultato. Offrire servizi sociosanitari è diverso da medicalizzare una popolazione. Significa fare qualcosa di più”.

E l’Europa?

“A proposito di prospettive europee– risponde Ricciardi – la salute è l’unico argomento che in Europa è escluso dai trattati e rimane affidato alle nazioni e, nel caso nostro, alle regioni. Se non cambia qualcosa andiamo verso la desertificazione di alcune aree. Nel settore medico negli ultimi dieci anni sono andati via 120mila tra dottori e infermieri: per loro trovare lavoro nelle aree extraurbane era impossibile”.

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