17 Giugno 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

17 Giu, 2026

Gualtieri: «Più poteri alle città, serve una stagione bipartisan»

Il sindaco di Roma Roberto Gualtieri a Quo Vadis Urbs

Il sindaco di Roma interviene a Quo Vadis Urbse chiede un rafforzamento dell’autonomia amministrativa delle grandi aree urbane. «Governare Roma è una questione nazionale». Sul tavolo Roma Capitale, casa, innovazione e rapporto tra Stato e territori


La riforma costituzionale di Roma Capitale merita di essere portata a compimento, ma non può essere raccontata come la soluzione di tutti i problemi della città. È da questa convinzione che Roberto Gualtieri rilancia l’idea di una convergenza bipartisan e di un rapporto più stretto tra Stato e amministrazioni locali.

Una posizione che, nelle riflessioni emerse durante “Quo Vadis – Le città del futuro”, si intreccia con quella di Gaetano Manfredi, presidente dell’Anci e sindaco di Napoli, anch’egli convinto che la vera questione italiana sia quella della capacità amministrativa delle grandi aree urbane.

Per entrambi, le città sono ormai il luogo in cui si concentrano le sfide decisive del Paese e richiedono strumenti nuovi, più autonomia e una politica capace di superare le contrapposizioni quando sono in gioco gli interessi generali

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«Sarebbe positivo portare a compimento la riforma costituzionale di Roma Capitale, ma non bisogna raccontare che quella sia la soluzione di tutti i problemi della città», osserva Gualtieri. «La vera chiave è la collaborazione tra lo Stato e la Capitale. Governare Roma è un affare nazionale e richiede un rapporto strutturato con il governo centrale». Da qui l’invito a non interrompere il confronto tra le forze politiche. «Le riforme costituzionali spettano al Parlamento, ma i partiti devono parlarsi e costruire un clima di collaborazione. Collaborare nel merito è perfettamente compatibile con l’avere idee diverse su molte altre questioni».

Le città metropolitane e il nodo dei poteri

Un approccio che Manfredi considera necessario anche per affrontare il tema più ampio della governance delle città metropolitane. «Questa è una delle grandi emergenze del Paese», spiega. «Roma deve avere anche poteri legislativi, come accade in altre capitali europee, ma tutti i sindaci delle Città metropolitane devono poter contare su strumenti amministrativi straordinari». Il presidente dell’Anci porta l’esempio di Napoli, una realtà che supera i tre milioni di abitanti considerando l’intera area metropolitana. «Ci sono problemi di sicurezza, trasporti e servizi che vengono affrontati con gli stessi poteri di un comune di cinquecento abitanti. È evidente che serve un livello diverso di capacità amministrativa».

Per il sindaco di Roma la distinzione fondamentale è proprio quella tra poteri legislativi e poteri amministrativi. «La riforma costituzionale trasferisce alcune competenze oggi esercitate dalla Regione Lazio, ma la vera partita si gioca sulla legge ordinaria», sottolinea. «È lì che si possono rafforzare i poteri amministrativi e garantire le risorse necessarie». Il rischio, aggiunge, è che senza una disciplina ordinaria adeguata la situazione possa addirittura peggiorare. «I poteri legislativi sono importanti, ma non decisivi. Ciò che conta davvero è una maggiore autonomia amministrativa e finanziaria».

La riforma degli enti locali

Lo stesso ragionamento viene sviluppato da Manfredi quando richiama la necessità di una riforma degli enti locali. «Bisogna ridurre la ridondanza di alcuni passaggi e dare agli amministratori il potere necessario per rispondere ai cittadini. Le persone non sono interessate a chi debba intervenire, vogliono semplicemente che qualcuno sia in grado di dare risposte».

Il metodo Roma e la lezione del Pnrr

Entrambi leggono nell’esperienza del Pnrr e del Giubileo la dimostrazione che, quando istituzioni diverse collaborano, i risultati arrivano. Gualtieri parla di un anno «molto positivo», costruito attraverso quello che definisce ormai «metodo Roma»: una collaborazione tra istituzioni e soggetti economici e sociali che il Campidoglio intende proseguire anche dopo la conclusione dell’Anno Santo.

«Piazza Pia sembrava una missione quasi impossibile, ma forse il risultato più importante è aver restituito fiducia ai romani nella capacità della città di trasformarsi». Un concetto che trova un parallelo nelle considerazioni di Manfredi sul Piano nazionale di ripresa e resilienza. «Il Pnrr è stato una grande opportunità, ma anche una grande prova. Ha introdotto principi organizzativi e sistemi di monitoraggio che hanno migliorato la qualità amministrativa». Il dato che più lo colpisce è la capacità dei Comuni di rispondere in maniera omogenea. «I risultati sono stati molto incoraggianti e si è registrata una sostanziale uniformità tra Nord e Sud e tra grandi e piccoli centri».

Non disperdere le innovazioni

Per entrambi la sfida adesso consiste nel non disperdere il patrimonio costruito. «In Italia siamo molto bravi ad andare avanti ma anche a tornare indietro», avverte Manfredi. «Come Anci stiamo lavorando per rendere permanenti molte delle innovazioni introdotte dal Pnrr». Il problema, aggiunge, è che alle nuove infrastrutture devono corrispondere anche risorse correnti per garantirne il funzionamento. «Aprire una metropolitana o un asilo nido significa poi poterli gestire. Bisogna evitare che opere importanti vengano utilizzate poco o addirittura restino inutilizzate».

Innovazione, intelligenza artificiale e casa

Anche Gualtieri guarda oltre le opere materiali. «Abbiamo investito molto sull’innovazione digitale», spiega. «Con la piattaforma di intelligenza artificiale Giulia stiamo portando l’IA dentro i servizi amministrativi. La trasformazione della città non riguarda soltanto le infrastrutture fisiche, ma anche quelle digitali, ambientali e sociali». Se c’è un tema sul quale il sindaco di Roma richiama l’attenzione è quello della casa. «Le grandi città rischiano di diventare vittime del loro successo, ma attribuire il problema al turismo sarebbe sbagliato», osserva. «La vera causa è la mancanza di politiche pubbliche per l’abitazione». Secondo Gualtieri, negli ultimi decenni l’Italia ha investito troppo poco nell’edilizia residenziale pubblica e sociale. «Garantire l’accesso alla casa non è soltanto una misura di equità, ma una scelta di competitività. Se non affrontiamo questo tema rischiamo di perdere giovani, studenti e capitale umano».

Politica, consenso e interesse generale

La riflessione dei due sindaci converge anche sul rapporto tra politica e consenso. Manfredi vede una crescente difficoltà a costruire convergenze. «Avvicinandosi le elezioni tutto diventa più complicato e più propagandistico», osserva. «Si tende a valutare ogni decisione in funzione del possibile impatto elettorale. Basta uno spostamento di qualche decimale nei sondaggi per cambiare atteggiamento. È un grande rischio per le democrazie perché produce immobilismo».

Una preoccupazione condivisa da Gualtieri, che tuttavia continua a considerare praticabile la strada del dialogo. «Richiede uno sforzo da entrambe le parti e forse con l’avvicinarsi delle elezioni tutto diventa più difficile, ma i tempi ci sono ancora», afferma. «Io sono ottimista per natura e spero che il dialogo prevalga». Per Manfredi, del resto, esistono questioni che dovrebbero essere affrontate in maniera bipartisan. «Il conflitto politico è il sale della democrazia, ma va separato dai temi che riguardano l’interesse generale del Paese».

E proprio i sindaci, conclude, rappresentano forse il luogo in cui questa cultura è più radicata. «Indipendentemente dall’appartenenza politica, noi ci confrontiamo ogni giorno con i problemi concreti dei cittadini. È da lì che nasce la consapevolezza che alcune sfide richiedono collaborazione e non contrapposizione».

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