Mentre i leader europei discutono di guerra, difesa e sostegno all’Ucraina, Giorgia Meloni rilancia sul fronte della competitività e dei costi dell’energia. Ma tra G7, Consiglio Ue e vertice Nato, la premier dovrà presto chiarire la posizione italiana su Kiev e spese militari.
Alla sinistra «disperata» perché la giudica «irrilevante» in quanto «assente e spettatrice» ai tavoli che contano su guerre, conflitti e difesa, la premier risponde a modo suo: con una videocall con i leader dei 27 sul tema della competitività. Un tema delicato e strategico, ma che resta complementare rispetto ai grandi dossier che stanno ridefinendo gli equilibri internazionali: la guerra in Ucraina, la sicurezza europea, il riarmo e il futuro delle relazioni transatlantiche. Per questo motivo, nelle prossime settimane, Giorgia Meloni sarà chiamata a sciogliere nodi che finora ha cercato di rinviare.
Per Meloni è stato uno smacco personale vedere domenica sera il numero 10 di Downing Street fare da cornice a un incontro tra Francia, Germania, Regno Unito e Ucraina senza la presenza italiana. Ha declinato l’invito o non è stata invitata perché il formato non lo prevedeva? Il punto politico resta lo stesso. Quel vertice era destinato a discutere i temi più urgenti del momento: guerra, pace, sostegno a Kiev e difesa europea. Questioni sulle quali il governo italiano appare oggi più prudente rispetto al passato.
Il cambio di passo su Kiev
Non è da oggi che il rapporto privilegiato tra Meloni e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky sembra essersi raffreddato. Quello che fino a pochi mesi fa era il «caro amico Volodymyr» è oggi il leader di un Paese il cui ingresso nell’Unione europea non rappresenta più una priorità politica rivendicata con la stessa enfasi dal governo italiano. Un cambiamento che riflette anche le difficoltà interne alla maggioranza sui temi della politica estera.
Lunedì la premier ha riunito in videocall il gruppo informale dei Paesi che lavorano sul tema della competitività europea. L’incontro è servito anche per ringraziare la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen per le aperture sulla flessibilità legata agli investimenti energetici. Ma la soddisfazione iniziale ha lasciato rapidamente spazio alla consapevolezza che le concessioni ottenute da Bruxelles non bastano a risolvere il problema del costo dell’energia.
Per questo Meloni è tornata a chiedere un intervento più incisivo da parte dell’Unione europea. La premier insiste sulla necessità di misure straordinarie per affrontare la crisi energetica e guarda alla revisione della direttiva Ets come possibile strumento per ridurre l’impatto dei prezzi dell’energia su famiglie e imprese. Una partita che sarà centrale nel Consiglio europeo del 18 e 19 giugno.
Difesa e Ucraina tornano al centro
Mentre Roma rilanciava sull’energia, a Cipro i ministri della Difesa europei discutevano di un ulteriore rafforzamento del sostegno a Kiev. Sul tavolo c’è l’ipotesi di nuovi aiuti per l’Ucraina che potrebbero portare l’impegno europeo complessivo a circa 70 miliardi di euro aggiuntivi, oltre ai programmi già approvati. Un tema che inevitabilmente finirà anche nell’agenda del prossimo Consiglio europeo. L’incontro tra Londra, Parigi, Berlino e Kiev ha prodotto un messaggio politico molto chiaro verso Mosca: l’Europa non intende abbandonare l’Ucraina.
L’obiettivo è convincere il presidente russo Vladimir Putin che la strategia di attendere l’esaurimento del sostegno occidentale potrebbe non funzionare. Secondo questa impostazione, l’Europa sarebbe ormai pronta a sostenere Kiev anche in assenza di un coinvolgimento diretto degli Stati Uniti ai livelli del passato. Per questo motivo le prossime settimane saranno decisive per Palazzo Chigi.
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Tra il G7, il Consiglio europeo e il vertice Nato, Meloni dovrà chiarire quale ruolo intende assumere l’Italia sui dossier della difesa comune, del sostegno all’Ucraina e dell’aumento delle spese militari. La competitività e l’energia restano temi centrali, ma difficilmente potranno continuare a occupare il centro della scena mentre l’Europa ridefinisce la propria strategia di sicurezza.































