Dopo i nuovi accertamenti della Procura generale di Milano, il Colle conferma la validità del provvedimento di clemenza concesso a Nicole Minetti. Mattarella ribadisce la fiducia nella magistratura
Il Quirinale chiude il caso della grazia concessa a Nicole Minetti e respinge le polemiche nate nelle ultime settimane. Dopo i nuovi accertamenti richiesti dalla Presidenza della Repubblica e svolti dalla Procura generale di Milano, Sergio Mattarella ha preso atto delle conclusioni degli inquirenti. Non esistono elementi che giustifichino una rivalutazione del provvedimento di clemenza. Il Colle ha inoltre smentito qualsiasi ipotesi di trattamento riservato o di gestione anomala della vicenda.
Le verifiche richieste dal Quirinale
Nella nota diffusa dalla Presidenza della Repubblica si ricorda che è stato lo stesso Mattarella a chiedere pubblicamente al Ministero della Giustizia di promuovere ulteriori accertamenti dopo le notizie di stampa che mettevano in dubbio i presupposti della grazia.
La Procura generale presso la Corte d’Appello di Milano ha svolto verifiche attraverso gli organismi di polizia italiani e l’Interpol. Secondo quanto riferito dal Quirinale, gli accertamenti hanno concluso che i fatti riportati da alcune ricostruzioni giornalistiche non corrispondono al vero.
La decisione della Procura generale
Sulla base delle verifiche svolte, la Procura generale di Milano ha escluso l’esistenza di motivi che possano portare a riconsiderare il provvedimento di grazia. Mattarella ha quindi dichiarato di prendere atto «con rispetto» delle conclusioni raggiunte dagli organi giudiziari, ribadendo la propria fiducia nella magistratura.
Il Quirinale sottolinea inoltre che da oltre undici anni la prassi seguita dai presidenti della Repubblica è quella di concedere la grazia quando la domanda è accompagnata dal parere favorevole delle autorità giudiziarie competenti. E quando ricorrono le finalità umanitarie previste dall’istituto.
Il nodo della presunta segretezza
Una parte importante della nota è dedicata alle accuse di aver gestito la grazia con modalità insolite o particolarmente riservate.
Il Colle respinge questa ricostruzione e sostiene che non vi sia stata alcuna «inconsueta segretezza». Secondo la Presidenza della Repubblica, nella maggior parte dei casi di concessione della grazia non viene diffuso alcun comunicato ufficiale, proprio per evitare la divulgazione di dati sensibili che riguardano condizioni di salute, vicende familiari, minori o altri aspetti particolarmente delicati della vita privata delle persone coinvolte.
I numeri delle grazie concesse
Per rafforzare la propria posizione, il Quirinale ha fornito anche alcuni dati relativi all’attuale mandato presidenziale.
Negli oltre quattro anni dell’incarico di Mattarella sono state concesse complessivamente 42 grazie. Di queste, soltanto 12 sono state accompagnate da un comunicato ufficiale, mentre per le altre 30 non è stata diffusa alcuna nota pubblica proprio per la presenza di informazioni sensibili tutelate dalla legge. Secondo il Colle, il caso Minetti è stato quindi trattato seguendo le stesse procedure applicate nella maggior parte degli altri provvedimenti di clemenza.
Perché il Quirinale è intervenuto
La nota rappresenta un intervento particolarmente netto della Presidenza della Repubblica su una vicenda che aveva alimentato polemiche politiche e mediatiche. Pur confermando il rispetto per il lavoro della magistratura, il Quirinale ha ritenuto necessario chiarire pubblicamente sia l’esito degli accertamenti sia le modalità con cui viene normalmente gestito l’istituto della grazia. Rivendicando la correttezza dell’operato seguito nel caso di Minetti.































