15 Maggio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

28 Apr, 2026

Minetti, Meloni blinda Nordio: «Nessun errore, niente dimissioni»

Nicole Minetti

La Procura generale avvia accertamenti internazionali sul caso Minetti. Verifiche su atti e persone coinvolte, anche all’estero. L’ospedale di Padova: “Mai avuto in cura il bambino”


Giorgia Meloni difende il ministro della Giustizia Carlo Nordio sul caso della grazia a Nicole Minetti e respinge ogni ipotesi di dimissioni. «Mi fido del ministro Carlo Nordio», ha risposto la premier a chi le chiedeva se avesse ancora fiducia nel guardasigilli dopo quanto emerso sul caso Minetti.

Meloni ha escluso con decisione qualsiasi passo indietro: «Escludo le dimissioni». E ha aggiunto di aver parlato con il ministro per ricostruire l’intero iter del provvedimento.

«Iter regolare come gli altri»

La presidente del Consiglio ha difeso la procedura seguita per la concessione della grazia: «Non posso dire che ci sia stato qualcosa di errato o di diverso rispetto alle altre 1.245 richieste elaborate in questi anni».

«Questo provvedimento non ha seguito in niente un iter diverso dagli altri, nel rispetto della legge e della prassi», ha spiegato, sottolineando però che successivamente «sono emersi altri elementi».

I nuovi elementi e le verifiche

Dopo la concessione della grazia, ha detto Meloni, «sono emersi altri elementi» che hanno portato il Presidente della Repubblica a chiedere ulteriori accertamenti. «Il presidente ha chiesto, per il nostro tramite, alle procure generali di svolgere verifiche. E io sono d’accordo sul fatto che questi accertamenti vadano fatti», ha aggiunto.

Meloni ha poi chiarito il ruolo del ministero della Giustizia: «Il ministero non ha strumenti per operare indagini, non abbiamo la polizia giudiziaria».

Ha ricordato che l’istruttoria sulle domande di grazia spetta alla magistratura: «La richiesta va alla Procura generale, che deve valutare se ci sono tutti i parametri di legge. È un lavoro che il ministero non può fare».

«Se ci sono errori, non sono del ministero»

La premier ha ammesso che, se le ricostruzioni giornalistiche fossero confermate, «qualcosa manca nel lavoro che è stato fatto», ma ha ribadito che non si tratta di competenze del dicastero.

«È difficile che il ministero potesse sapere qualcosa che non sapeva la Procura generale», ha sottolineato. Alla domanda se le responsabilità siano quindi della magistratura, Meloni ha rispost: «No, è colpa di Nordio come sempre, è sempre colpa nostra…».

Nordio a Palazzo Chigi

Nel frattempo il ministro della Giustizia è stato a Palazzo Chigi per oltre un’ora, dove ha incontrato il sottosegretario Alfredo Mantovano. Secondo quanto riferito, si è trattato di un incontro già previsto e incentrato su provvedimenti in materia di giustizia.

Milano attiva Interpol

La Procura generale di Milano attiva l’Interpol e apre verifiche a tutto campo sul caso Minetti, dopo le rivelazioni dell’inchiesta giornalistica.

La Procura generale ha disposto “accertamenti” attraverso Interpol «a tutto campo e con urgenza» su quelli che vengono definiti «fatti gravissimi», emersi dall’inchiesta de Il Fatto Quotidiano.

L’obiettivo è acquisire informazioni e documenti anche fuori dall’Italia, in particolare dall’Uruguay, dove si è svolta la vicenda dell’adozione del minore.

Verifiche su persone e atti del tribunale

I magistrati intendono ricostruire l’intero quadro, acquisendo elementi su tutte le persone coinvolte, compresa Nicole Minetti e il compagno Giuseppe Cipriani.

Nel mirino anche la documentazione del tribunale uruguaiano relativa alla causa per il minore, per chiarire i presupposti che hanno portato alla concessione della grazia.

A coordinare gli accertamenti sono la procuratrice generale Francesca Nanni e il sostituto procuratore generale Gaetano Brusa, che al termine delle verifiche invieranno un parere al Ministero della Giustizia.

La smentita dell’ospedale di Padova

Intanto arriva una presa di posizione netta dall’Azienda ospedale università di Padova. Il professor Luca Denaro, direttore dell’Unità operativa complessa di Neurochirurgia pediatrica e funzionale, «ribadisce di non aver mai avuto contatti con la signora Nicole Minetti e conferma di non aver mai avuto in cura il bambino».

Il suo nome era stato citato nella ricostruzione giornalistica sul percorso che ha portato alla concessione della grazia presidenziale.

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