21 Aprile 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

21 Apr, 2026

Avvelenate con la ricina, la pista della coltivazione nella scuola

Nelle indagini per le due donne avvelenate con la ricina, spunta la pista della coltivazione della pianta in una scuola della provincia


Spunta anche una scuola nelle indagini sul giallo di Pietracatella, che  si concentrano ora sui possibili luoghi di provenienza e coltivazione della ricina, un veleno tanto potente, quanto di difficile reperibilità e preparazione.

Si tratta di un nuovo dettaglio sul quale gli inquirenti mantengono il massimo riserbo, ma che potrebbe rappresentare uno dei tasselli dell’indagine aperta dalla Procura di Larino per duplice omicidio premeditato, al momento ancora contro ignoti.

La dirigenza della scuola: nessuna replica

A finire sotto i riflettori degli investigatori – che lavorano senza sosta e  che stanno cercando di fare luce sulla morte di  Antonella Di Ielsi, 50 anni, e della figlia Sara Di Vita, 15, avvelenate dalla ricina durante le scorse festività natalizie – questa volta è dunque un istituto scolastico della provincia, che nell’offerta formativa include anche lo studio e la coltivazione di piante. E dove la polizia ha effettuato  un sopralluogo.

La dirigenza del plesso scolastico, contattata dalla Tgr Molise, ha preferito non rilasciare dichiarazioni in proposito.

Quello che però va sottolineato è che le attività investigative riguarderebbero ambienti diversi e variegati, dai contesti rurali e domestici fino ad ambiti a fini didattici, come una scuola di agraria, dove la pianta è utilizzata per studio e laboratorio. Si tratta quindi di accertamenti tecnici legati alla disponibilità della materia prima, e non di ipotesi accusatorie.

Dopo la conferma, invece, ancora informale, sulla positività alla ricina nei campioni di sangue di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, resta centrale, sul piano scientifico, la relazione del Centro antiveleni Maugeri di Pavia, attesa entro la settimana per chiarire con tutte le formalità del caso  la natura della sostanza individuata nei campioni biologici delle due vittime. Soltanto dopo il deposito della relazione di Pavia, inoltre, il medico legale Benedetta De Luca potrà consegnare gli esiti definitivi delle autopsie eseguite alla fine di dicembre.

L’audio sui valori del sangue del padre

Intanto un audio trasmesso dal Tg1 – relativo a un colloquio tra una dottoressa del pronto soccorso dell’ospedale Cardarelli di Campobasso e gli inquirenti il 28 dicembre, giorno del decesso di Antonella Di Ielsi e del primo sopralluogo – ha riportato l’attenzione nei giorni scorsi su alcuni valori clinici riscontrati anche in Gianni Di Vita, marito e  padre delle vittime, tra cui bilirubina e piastrine elevate. «Ti dico quello che sto osservando: allora Di Vita ha più di 112 mila piastrine… Poi un’altra cosa: la bilirubina totale è alta. È alta per Sara, Antonella e ad anche Gianni Di Vita: aumenta sempre di più, è indiretta e non coniugata», si sente nell’audio.  Si tratterebbe di dati compatibili con un possibile stato di malessere riconducibile a un’intossicazione o a un avvelenamento, sicuramente però più leggero di quello delle due donne, certamente non letale.

La Squadra mobile continua a sentire parenti e conoscenti della famiglia

Sul punto, è intervenuto il legale di Di Vita, parte offesa allo stato attuale, Vittorino Facciolla, secondo cui tali elementi indicherebbero che «anche Gianni è entrato a contatto con la sostanza perché, evidentemente, se di avvelenamento si è trattato, lo stesso era un potenziale bersaglio». Il 21 aprile Facciolla avrà un confronto tecnico con i consulenti di parte, il tossicologo Mauro Iacoppini e il medico legale Marco Di Paolo.

Oggi, 20 aprile, intanto, nella Questura di Campobasso, gli agenti della Squadra Mobile, guidata da Marco Graziano, hanno continuato a sentire, sempre come persone informate dei fatti, alcuni conoscenti della famiglia Di Vita.

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