Madre e figlia avvelenate: inquirenti al lavoro su contraddizioni e possibili moventi. Sentita per la seconda volta la cugina di Di Vita
Ancora nessun indagato, ma ci sarebbero dei primi elementi su cui gli inquirenti di Campobasso si starebbero concentrando, nell’ambito dell’inchiesta sul giallo di Pietracatella. Qui a fine dicembre sono morte Sara Di Vita, 15 anni, e la madre Antonella Di Ielsi, 50 anni, avvelenate con la ricina.
Al vaglio degli investigatori ci sarebbero anche diverse contraddizioni emerse nei racconti delle persone ascoltate, possibili moventi e riscontri su alcuni elementi tecnici.
Un quadro che, pur in assenza di indagati, avrebbe portato a focalizzare l’attenzione su alcune persone ritenute di interesse investigativo.
Gli inquirenti risentono la cugina per la seconda volta
Giovedì 16 aprile, era stata convocata per la seconda volta in Questura a Campobasso, la cugina di Gianni Di Vita, insegnante che vive a pochi metri di distanza dalla casa dove si è consumata la tragedia e che da quando l’abitazione è sotto sequestro ospita in casa sua l’ex sindaco e sua figlia Alice.
La donna, già sentita come persona informtata sui fatti la scorsa settimana per tre ore (nello stesso giorno di Di Vita e della figlia) è tornata negli uffici della Squadra Mobile. La nuova deposizione è durata oltre quattro ore, dalle 16 fino a circa le 20.
Il padre nomina un esperto tossicologico
Nuovi interrogatori sono in programma anche nelle prossime ore.
Intanto sempre il 16 aprile è stato formalizzato l’incarico da parte di Gianni Di Vita a un consulente esperto di tossicologia forense. Si tratta di Mauro Iacoppini, di Roma, che affiancherà l’avvocato Vittorino Facciolla, legale del padre e marito delle due donne morte per un sospetto avvelenamento nei giorni a ridosso del Natale.
Iacoppini affianca il medico legale Marco Di Paolo, dell’Università di Pisa, già nominato e che è stato confermato dalla nuova difesa.


















