Gli esami sul padre delle due vittime escludono la presenza di ricina: un risultato che pesa sull’inchiesta e restringe il campo degli accertamenti. Gli interrogatori continuano: ci sono nuovi sospettati
Arriva la conferma: positività alla ricina per la quindicenne Sara Di Vita e per sua mamma Antonella Di Ielsi, e, allo stesso tempo, invece, arriva l’esito negativo allo stesso veleno per Gianni Di Vita, padre e marito delle due donne di Pietracatella morte dopo Natale, inizialmente per sospetta intossicazione alimentare, ora presumibilmente avvelenate.
Sono le ultime indiscrezioni da fonti qualificate sull’inchiesta sul giallo di Pietracatella. A giorni, comunque, arriverà dal Centro antiveleni di Pavia la relazione ufficiale con tutti i dettagli e i risultati finali degli esami svolti.
Una settimana fa, Di Vita e la figlia diciannovenne Alice – che non avrebbe preso parte alla cena letale, perché a cena fuori con gli amici – sono già stati sentiti per ore dagli inquirenti, insieme ad altri parenti ed amici.
Interrogatori in Questura: ci sono nuovi sospettati
Nel frattempo, sono proseguiti anche oggi 14 aprile in Questura a Campobasso gli interrogatori nei confronti di alcune persone informate dei fatti. Sono almeno cinque i nuovi soggetti convocati dalla polizia, oltre ai trenta già sentiti negli ultimi giorni. Gli investigatori della Squadra Mobile stanno seguendo diverse piste e ci sono alcune persone sospettate.
Gli interrogatori proseguiranno nei prossimi giorni e anche Gianni Di Vita – che nei giorni scorsi ha nominato un nuovo avvocato, dopo la rinucia del precedente – sarà nuovamente convocato per essere ascoltato come testimone.
L’uomo era stato ricoverato all’ospedale Spallanzani di Roma nella prima settimana di gennaio.
Subito dopo la morte della moglie e della figlia, si era recato al pronto soccorso del Cardarelli di Campobasso, dicendo di aver avuto il giorno prima vari episodi di vomito e diarrea.
«Ma quando era da noi non presentava più sintomi», ha raccontato il primario Vincenzo Cuzzone, che ha aggiunto: «Visto quello che era successo, per noi inspiegabile, a moglie e figlia abbiamo deciso di mandarlo per precauzione allo Spallanzani. I colleghi di Roma ci hanno riferito che le sue condizioni sono state sempre stabili e gli esami hanno dato tutti esito negativo». Riguardo il fatto che Di Vita potesse aver ingerito anche lui ricina, era stato categorico: «È un veleno letale, anche se ingerito in quantità minime».
Le due donne morte si erano si erano recate al pronto soccorso del Cardarelli di Campobasso e rimandate a casa, ma le loro condizioni si erano aggravate nel giro di poche ore. Tra la sera del 27 dicembre e la mattina del 28 sono morte prima Sara e poi mamma Antonella. Si è parlato per settimane di intossicazione, fino alla svolta con le tracce di ricina nel sangue.


















