Dopo tredici test, SpaceX tenta il passaggio decisivo: sei giri intorno alla Terra in circa dieci ore e il rilascio di 26 satelliti Starlink. La finestra di lancio si apre alle 14,15 italiane. Se funziona, per Starship comincia una nuova era
Il conto alla rovescia è cominciato a Starbase, in Texas. Nel pomeriggio italiano Elon Musk proverà a mandare per la prima volta la gigantesca astronave di SpaceX in orbita attorno alla Terra.
La finestra di lancio si apre alle 7,15 del mattino in Texas, le 14,15 in Italia, e dura 75 minuti. Salvo rinvii, Starship potrà quindi partire tra le 14,15 e le 15,30 italiane. SpaceX ha già ottenuto l’autorizzazione della FAA per il lancio e il rientro. A bordo non ci sono astronauti: Flight 14 è ancora un volo sperimentale senza equipaggio, pensato per mettere alla prova Starship nella sua prima missione orbitale.
Non sarà il quattordicesimo test come gli altri: se tutto funzionerà, Starship entrerà in una fase completamente nuova e farà il passo che può trasformarla da gigantesco prototipo sperimentale nella macchina spaziale sulla quale SpaceX e la Nasa hanno costruito una parte del futuro dei viaggi verso la Luna e, un giorno, Marte.
Tredici voli di prova per arrivare fin qui. Esplosioni, prototipi perduti, successi parziali, rientri nell’atmosfera, motori riaccesi nello spazio e satelliti rilasciati lungo la traiettoria. Adesso Elon Musk tenta il salto che può cambiare la storia di Starship: trasformare il gigantesco razzo di SpaceX da veicolo sperimentale in una vera macchina orbitale.
Per la prima volta Starship non seguirà la traiettoria suborbitale utilizzata nei voli precedenti: il piano è inserirla stabilmente attorno alla Terra e mantenerla nello spazio per una missione di circa dieci ore.
Non è un dettaglio tecnico. Se il test riuscirà, SpaceX avrà dimostrato che il razzo più grande e potente mai costruito può raggiungere l’orbita e restarci abbastanza a lungo da cominciare a svolgere le missioni per cui è stato progettato.
È il passaggio che può portare Starship da prototipo sperimentale verso un sistema spaziale operativo.
Se funziona, che cosa cambia
Il successo non significherebbe che Starship è pronta domani per portare astronauti sulla Luna o uomini su Marte. Ma che SpaceX ha superato uno dei passaggi fondamentali per arrivarci.
Una Starship capace di raggiungere e mantenere l’orbita può cominciare a fare quello che i precedenti voli di prova non potevano fare: restare nello spazio per ore, effettuare manovre orbitali, trasportare carichi molto più grandi e preparare i test delle tecnologie necessarie alle future missioni lunari e, un giorno, marziane.
Ed è soprattutto l’inizio della fase in cui SpaceX dovrà dimostrare che Starship non sa soltanto arrivare nello spazio, ma può diventare un mezzo utilizzabile ripetutamente.
Il progetto di Musk si fonda infatti su un’idea radicale: rendere riutilizzabili sia il gigantesco booster Super Heavy sia la navicella Starship, riducendo drasticamente il costo necessario per portare enormi quantità di materiale nello spazio.
Se questo modello funzionasse su larga scala, cambierebbe non soltanto SpaceX. Cambierebbe l’economia stessa dell’accesso allo spazio.
Sei giri intorno alla Terra
Il piano di Flight 14 è molto più ambizioso di quello dei test precedenti.
Starship dovrebbe raggiungere un’orbita a circa 275 chilometri dalla Terra e compiere sei giri del pianeta. La missione dovrebbe durare circa dieci ore.
A bordo ci saranno inoltre 26 satelliti Starlink di nuova generazione destinati a essere rilasciati nello spazio.
Anche questo è un passaggio importante. Nel tredicesimo volo, lo scorso luglio, Starship aveva già rilasciato 20 satelliti Starlink V3, ma su una traiettoria che li avrebbe portati a rientrare nell’atmosfera poco dopo. SpaceX era riuscita a comunicare con tutti i satelliti e aveva raccolto i dati della missione.
Questa volta il salto è diverso: Starship entra nella fase dei veri voli orbitali.
Dal test al lavoro nello spazio
Il valore commerciale del progetto è enorme.
Oggi SpaceX utilizza soprattutto i Falcon 9 per mettere in orbita i satelliti della costellazione Starlink. Starship è stata concepita per trasportare carichi molto superiori e, una volta pienamente operativa, dovrebbe consentire all’azienda di accelerare il dispiegamento delle nuove generazioni di satelliti.
Ma la posta in gioco va molto oltre Starlink.
La capacità di trasportare nello spazio grandi quantità di materiale potrebbe cambiare il modo in cui vengono progettate stazioni spaziali, satelliti, telescopi e infrastrutture orbitali. Molti sistemi oggi devono essere costruiti rispettando limiti rigidissimi di peso e dimensioni perché ogni chilogrammo portato nello spazio costa enormemente.
Starship nasce per provare a rompere quel limite.
Che cosa può andare storto
Per Starship raggiungere l’orbita sarà soltanto il primo ostacolo. Il quattordicesimo volo mette insieme una sequenza di operazioni che devono funzionare una dopo l’altra e un problema in uno qualsiasi di questi passaggi può compromettere la missione.
Il primo momento critico arriverà già pochi minuti dopo il decollo, con la separazione tra il gigantesco booster Super Heavy e Starship. È una delle fasi più violente e delicate del volo: i due veicoli devono separarsi mentre viaggiano a velocità elevatissima e i motori della navicella devono prendere il controllo della traiettoria.
Poi comincerà la parte davvero nuova. Starship dovrà raggiungere l’orbita prevista, spegnere correttamente i motori e dimostrare di poter restare nello spazio per ore mantenendo assetto, energia, comunicazioni e controllo termico. Dovrà inoltre rilasciare i 26 satelliti Starlink previsti dalla missione.
Ma uno dei passaggi più delicati arriverà alla fine. Per lasciare l’orbita Starship dovrà riaccendere un motore Raptor e rallentare abbastanza da cominciare il rientro verso la Terra. Se la riaccensione non avvenisse come previsto, la missione non potrebbe concludersi secondo il piano.
E poi c’è il nemico che Starship conosce già: il rientro nell’atmosfera. A velocità orbitale il veicolo viene investito da temperature estreme e la protezione termica deve impedire che la struttura venga danneggiata. SpaceX ha modificato più volte scudo e piastrelle proprio sulla base dei problemi emersi durante i test precedenti.
È questa successione a rendere Flight 14 molto più di un semplice «arrivare nello spazio». Per poter parlare di un salto riuscito, Starship dovrà dimostrare di saper partire, entrare in orbita, lavorare nello spazio e uscirne in modo controllato.
Ed è anche il motivo per cui, fino all’ultimo passaggio, nulla può essere dato per acquisito.
La Luna aspetta Starship
A guardare il test non c’è soltanto SpaceX. C’è anche la NASA. Una versione profondamente modificata di Starship è stata scelta come sistema di allunaggio umano per il programma Artemis. L’agenzia spaziale americana ha quindi bisogno che il progetto maturi e dimostri capacità molto più avanzate rispetto a quelle viste finora.
Il cammino è lungo. Tra i passaggi cruciali ancora da dimostrare c’è il trasferimento su larga scala di propellente criogenico da una Starship all’altra nello spazio, tecnologia essenziale perché il veicolo possa affrontare missioni oltre l’orbita terrestre.
L’ispettorato generale della NASA ha segnalato ritardi di almeno due anni nello sviluppo della Starship destinata al programma lunare e ha avvertito che restano sfide tecniche e progettuali importanti.
La NASA ha intanto riorganizzato il programma Artemis: per il 2027 è prevista una dimostrazione in orbita terrestre dei sistemi commerciali di allunaggio, compreso quello sviluppato da SpaceX, prima delle future missioni sulla superficie lunare.
Per questo un successo oggi non risolverebbe i problemi del programma. Ma farebbe avanzare Starship di un gradino decisivo.
La strada è passata attraverso tredici test
Starship arriva a questo appuntamento dopo una lunga campagna sperimentale cominciata nel 2023.
SpaceX ha scelto fin dall’inizio un metodo di sviluppo aggressivo: costruire, lanciare, accettare anche la distruzione dei prototipi, analizzare i dati e riprovare rapidamente.
Non tutti i voli sono andati come previsto. Alcuni veicoli sono esplosi o sono andati perduti prima di completare gli obiettivi programmati.
Ma test dopo test SpaceX ha raggiunto traguardi che all’inizio sembravano lontanissimi: la separazione tra Super Heavy e Starship, il rientro controllato, il recupero del gigantesco booster, l’accensione di un motore Raptor nello spazio e infine il rilascio di satelliti.
Il tredicesimo volo, il 24 luglio, aveva segnato un altro passo avanti. Starship aveva completato l’accensione dei suoi sei motori durante l’ascesa, raggiunto velocità e traiettoria previste, rilasciato 20 Starlink V3 e riacceso un Raptor nello spazio, una capacità essenziale per le future missioni orbitali.
Il sogno di Musk resta Marte
Dietro ogni test rimane l’obiettivo che Musk indica da anni: Marte. Starship è stata progettata fin dall’origine come un sistema capace, almeno nelle intenzioni di SpaceX, di trasportare grandi carichi e un giorno equipaggi umani verso la Luna e il pianeta rosso.
Quel futuro resta lontano e dipende da tecnologie che devono ancora essere dimostrate: rifornimento nello spazio, affidabilità dei sistemi, protezione termica, rientro, atterraggio e soprattutto riutilizzo rapido e ripetuto di veicoli enormi.
Ma prima di poter partire per la Luna o per Marte bisogna riuscire a fare una cosa apparentemente molto più semplice: entrare nell’orbita terrestre, restarci e tornare a controllare il veicolo per tutta la missione.
È questo il confine che Starship prova a superare. Se ci riuscirà, non avrà conquistato Marte. Ma per la prima volta la gigantesca astronave di Musk sarà futuro, non fantascienza.
































