28 Set, 2026

Garlasco, chiuse le indagini su Sempio: «I test potevano scagionare Stasi»

Per il caso Garlasco nuova chiusura indagini. Immutati i capi di imputazione per Sempio nell’inchiesta bis. Ma emergono – secondo la Procura di Pavia – elementi che avrebbero potuto scagionare sin da subito Alberto Stasi


La procura di Pavia ha notificato il 28 settembre l’avviso di conclusione delle indagini preliminari ai sensi dell’articolo 415 bis del codice di procedura penale. Depositando tutti gli atti, comprese le indagini integrative, nell’ambito del nuovo procedimento relativo all’omicidio di Chiara Poggi, uccisa a Garlasco (Pavia) il 13 agosto 2007. Delitto per il quale l’unico condannato è stato il fidanzato dell’epoca, Alberto Stasi, che ha scontato 16 anni di carcere. Le indagini chiuse, relative a questa inchiesta bis, vedono come imputato per quel delitto l’amico del fratello di Chiara, il 38enne Andrea Sempio.

Nessuna variazione per i capi di imputazione, a carico di Sempio, che resta omicidio volontario pluriaggravato. “La Procura di Pavia, decorsi i termini di legge, assumerà le determinazioni inerenti l’azione penale”. E’ la conclusione della nota firmata dal procuratore capo di Pavia, Fabio Napoleone.

A maggio era arrivata la prima notifica di chiusura delle indagini, secondo la quale “Sempio ha ucciso Chiara con crudeltà”.

L’atto del 28 settembre coincide con la chiusura degli ulteriori approfondimenti tecnici svolti dagli esperti nominati dagli inquirenti. Ciò per analizzare le consulenze depositate nel fratempo dalle parti e verificare la dinamica dell’aggressione avvenuta a Garlasco. Ora la difesa ha 20 giorni di tempo per esaminare gli atti e presentare una memoria.

“Sui pedali di Stasi nessuna traccia del dna di Chiara Poggi”

Diversi i punti cruciali che emergono dal nuovo documento diffuso dalla Procura di Pavia, diretta da Fabio Napoleone. Su tutti, due contro-analisi totalmente negative – che escludono la presenza del dna della vittima – effettuate dal Ris di Parma sul campione di dna. Quello rinvenuto sui pedali della bicicletta di Stasi già il 20 settembre del 2007 e tenute nascoste per diciannove anni.

In due diverse circostanze, in altre parole, il dna trovato sui pedali della bicicletta era risultato negativo: non era di Chiara Poggi. Ma delle analisi dell’allora consulente del pm, il 19 e 20 settembre 2007, “non si è rinvenuta traccia in alcun atto del procedimento/processo a carico di Alberto Stasi”, scrive la Procura. La presenza di quel campione fu certificata dal Ris, guidato all’epoca dal generale Luciano Garofano. E il 25 settembre Garofano – dal 2016 consulente di Sempio – è stato convocato e risentito in Procura a Pavia. Insieme ad altri suoi collaboratori dei Ris.

Il giorno successivo all’analisi che aveva individuato il Dna di Chiara Poggi sui pedali della bicicletta di Stasi, sarebbero state fatte due ulteriori verifiche (c.d. “corse elettroforetiche”) sullo stesso campione che avrebbero dato esito completamente negativo. Secondo la procura, la scomparsa di questi risultati negativi dal fascicolo giudiziario ha nascosto un elemento che avrebbe potuto scagionare Stasi fin dall’inizio.

La richiesta di chiarimenti

La Procura di Pavia ha chiesto “chiarimenti” agli “appartenenti al Ris di Parma dell’epoca” in merito agli esiti delle contro-analisi del dna sul pedale della bici di Alberto Stasi e attribuito a Chiara Poggi, nonostante dagli esiti di quelle analisi il risultato era “negativo”. I nuovi consulenti della Procura hanno “confermato l’esistenza” dei risultati negativi e alla luce di questa “discordanza” e hanno concluso che vi sarebbe stata “l’opportunità all’epoca di un approfondimento che, tuttavia, dalle recenti indagini svolte dalla Procura di Pavia, non risulta essere stato effettuato”.

Consulenti del pm: “Chiara si difese da killer”

Chiara Poggi non morì subito e provò a difendersi. E’ un’altra delle novità nella dinamica dell’omicidio che emerge dalla consulenza firmata dagli anatomopatologi Cristina Cattaneo e Biagio Eugenio Leone. “Secondo i consulenti il quadro complessivo depone per una dinamica lesiva non immediatamente coincidente con il decesso – spiega la Procura -. La convergenza degli elementi, a loro giudizio, rafforza complessivamente l’ipotesi che almeno una parte delle lesioni extracraniche sia stata prodotta nell’ambito di una colluttazione. O, comunque, di un’azione aggressiva protrattasi nel tempo, durante la quale la vittima avrebbe posto in essere atti di difesa quantomeno passiva, mediante interposizione e protezione del corpo. Ciò senza potersi escludere anche una componente di difesa attiva.

La causa mortale interveniva infine con la lesione all’occipite (area posteriore del cranio). Non risulta, invece, coerente con il quadro complessivo, l’ipotesi che tutte le lesioni siano riconducibili esclusivamente a fenomeni aspecifici di caduta, urto, trascinamento o movimentazione, come sostenuto dagli elaborati difensivi”. A confermare l’ipotesi che Chiara si sia difesa “il rinvenimento di particolati a composizione ferrosa a livello di anca, braccio e coscia che ulteriormente confortano le conclusioni gia’ espresse sulla presenza di lesioni da difesa”. Rispetto al tempo di sopravvivenza di Chiara, i risultati ottenuti “depongono concretamente per una produzione delle lesioni non immediatamente antecedente alla morte, ma anteriore al decesso con un intervallo orientativamente compreso come minimo fra 15 e 30 minuti, senza che possa escludersi una sopravvivenza complessiva più prolungata fino ai 60 minuti”.

L’impronta 33 e la scarpa del killer

Contro Sempio, spiega poi la Procura di Pavia c’è la cosiddetta impronta 33, l’orma della mano destra lasciata sul muro quando l’assassino – a dire di chi indaga – si sporge per vedere se Chiara Poggi è morta. L’intonaco fu grattato, alla ricerca di sangue, ma il test diede esito negativo. La Procura si affida a un esame sperimentale per dimostrare che la prova non restituisce tracce ematiche. Ciò «a causa dell’effetto inibente del particolato minerale alcalino dell’intonaco». Insomma il materiale impedisce di certificare la presenza o l’assenza di tracce ematiche.

Contro l’indagato, c’è anche una nota redatta dai consulenti, sulle dimensioni della scarpa modello Frau taglia 42 – la calzatura che lasciava le famose impronte “a pallini” – «che risulta compatibile con le misure del piede di Andrea Sempio». La consulente della procura Cristina Cattaneo concorda con gli altri esperti Gianpaolo Iuliano e Nicola Caprioli, e spiega che «sotto un profilo medico, un incremento ponderale nel tempo può aumentare significativamente larghezza e volume del piede» rispondendo così alla difesa che aveva sostenuto l’incompatibilità con le misure della suola del trentottenne che sostiene di calzare una 44.

La capacità di intendere e di volere

Senza l’esame clinico a cui Andrea Sempio si è rifiutato di sottoporsi, il consulente psichiatrico della Procura di Pavia non ha “elementi sufficienti” per determinare se il 38enne amico del fratello della vittima fosse capace di intendere e di volere quando Chiara Poggi venne uccisa e se eventualmente sarebbe capace di stare in giudizio. E’ l’ulteriore passaggio della Procura. La consulenza psichiatrica era stata affidata dagli inquirenti al professor Roberto Catanesi, che “ha trasmesso una nota in cui ha dichiarato di aver esaminato tutti gli elementi messi a disposizione dagli inquirenti.E provenienti dalle indagini effettuate, di svariata natura”.

Elementi da cui – scrive Catanesi ai pm – “sono emersi dati di indubbio interesse che tuttavia – come già chiarito oralmente – richiedono necessariamente – per una risposta ai quesiti che possa dirsi metodologicamente adeguata al contesto di indagine – il confronto e il riscontro con dati provenienti da un esame clinico diretto sulla persona dell’indagato”. Gli accertamenti della Procura di Pavia sulla capacità di Andrea Sempio, pertanto, sono, allo stato, sospesi”, fa sapere Napoleone.

La revisione per Stasi

La Procura ha precisato infine che “nessuna richiesta finalizzata alla formulazione di una proposta di revisione della sentenza di condanna e’ mai stata rivolta al Procuratore Generale”. Che è stata e sarà tenuta informata su ogni aspetto ritenuto di possibile interesse.











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