La riduzione dell’aliquota Irpef dal 43% al 33% per i redditi tra 50mila e 60mila euro sarebbe congelata per mancanza di coperture. Le risorse potrebbero andare al sostegno sanitario delle fasce fragili e alla detassazione degli aumenti contrattuali. Giorgetti difende la flessibilità sui conti pubblici e punta all’uscita dalla procedura europea in primavera.
Il taglio dell’Irpef per il ceto medio rischia di uscire dalla prossima manovra economica. L’ipotesi di ridurre dal 43% al 33% l’aliquota applicata allo scaglione di reddito tra 50mila e 60mila euro sarebbe infatti congelata per la mancanza di coperture. Il governo starebbe valutando di destinare le risorse disponibili ad altre priorità, dal sostegno sanitario agli anziani e alle persone fragili agli interventi per aumentare i salari dei giovani. È quanto emerge, secondo «Il Sole 24 Ore» e «la Repubblica», dal confronto tra le forze di maggioranza al ministero dell’Economia.
Irpef, il taglio per il ceto medio resta in bilico
Il dossier Irpef resta aperto, ma la platea stimata di circa tre milioni di beneficiari è considerata limitata rispetto alle esigenze elettorali e sociali. Per le fasce più deboli, i tecnici studiano un bonus forfettario per contribuire alle spese sanitarie, soprattutto quelle sostenute fuori dal Servizio sanitario nazionale, comprese le prestazioni odontoiatriche. L’obiettivo è compensare almeno in parte i tempi di attesa delle detrazioni fiscali, senza anticipare per tutti rimborsi incompatibili con le disponibilità di cassa.
Sul fronte dei salari potrebbe invece essere riproposta la detassazione degli aumenti contrattuali, mentre lo sconto fiscale sulle tredicesime sarebbe rinviato almeno alla fine del 2027. Tra le alternative figura anche l’ampliamento della flat tax per le partite Iva: dopo il passaggio della soglia da 65mila a 85mila euro, l’esecutivo punta a portarla intorno ai 100mila, riaprendo il confronto con Bruxelles per le modifiche necessarie alla normativa Iva.
Giorgetti difende la flessibilità sui conti pubblici
Intanto, alla Camera, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha difeso la richiesta di spostamento di bilancio per attivare la clausola di salvaguardia Nec su difesa ed energia, riconoscendo che si tratta di una deviazione dalla linea di prudenza finora seguita, ma ritenuta sostenibile dalla Commissione europea e dai mercati.
Giorgetti ha sottolineato le difficoltà di programmare la spesa in un contesto internazionale instabile, ribadendo però la volontà di mantenere la rotta del consolidamento dei conti pubblici e di rispettare gli obiettivi della nuova governance europea. Se le condizioni lo consentiranno, ha aggiunto, l’Italia potrebbe uscire dalla procedura europea già in primavera.
































