“Figurae, 2004-2024” rilegge vent’anni di versi fuori dall’ordine cronologico, costruendo una nuova geografia poetica tra memoria, figure e linguaggio essenziale
Lunedì 20, alla galleria “La nuova pesa”, in Roma, è stata presentata l’ultima pubblicazione di Nicola Bultrini, S’intitola “Figurae, 2004 – 2024” (Amos Edizioni, 2025) e raccoglie una selezione di poesie tratte dai libri che il poeta ha pubblicato nell’arco di 20 anni. Con lui c’erano Arnaldo Colasanti, Andrea Di Consoli, il pittore Elvio Chiricozzi e Michele Toniolo, patron della casa editrice.
In realtà è riduttivo rubricare il volume come semplice autoantologia e non solo perché non raccoglie l’intera opera ma una scelta di testi. Il fatto è che i testi non sono in ordine cronologico di pubblicazione. Non solo, i materiali elaborati nel corso del tempo sono raggruppati per assonanze ideali, così finendo per disegnare una geografia inedita anche all’autore.
Le “figure” come mappa della scrittura
Ma cosa c’è in questa nuova mappatura? Ecco, c’è, in forma del tutto rielaborata, il percorso del poeta nell’affrontare e gestire le “figure” di tutta la sua esperienza di scrittura in versi. Se è vero che in fondo si scrive sempre lo stesso libro, ciò non vuol dire che l’esperienza sia sempre la stessa. E ciò perché la lettura rimodulata può rivelare qualcosa di imprevedibile e imprevisto anche all’autore.
Ed è quello che accade anche al lettore sfogliando le pagine del volume, in cui, da un lato si trovano i campi di indagine consueti di Bultrini, confermandone la cifra, dall’altro si manifestano figure nuove o che assumono un rinnovato profilo.
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Uno stile tra densità e sottrazione
Bultrini della densità e della parsimonia necessitata ha fatto un tratto distintivo del suo stile e sono state sempre evidenti le polarità attorno cui ruotano i suoi versi. La forma e l’uomo vivente. Quindi, appunto, le figure intese come presenze (non solo umane), come posture dell’esistente. La sua poetica si distingue per un dettato asciutto, meditativo e profondamente legato alla realtà. La parola mira a fermare l’istante e la memoria attraverso una forma compatta e lirica.
Una scrittura essenziale e antiretorica
È una scrittura lontana da virtuosismi, antiretorica e mai ideologica, che si concentra sulla quotidianità e l’essenzialità del ricordo. Lo sguardo del poeta è sempre attento al dettaglio, pronto a cogliere le pose delle cose. Questo grazie al “labor limae” (versi e testi sono solitamente brevi e densi), un lavoro di sottrazione che punta a una capacità evocativa diretta del linguaggio.
Un percorso nel tempo senza fratture
Possiamo leggere questo libro, come ascoltando lo scorrere del tempo, come seguendo una strada che non conosciamo ma di cui vediamo nitidamente i margini e la prospettiva. Perciò accade che testi scritti anni fa possano stare accanto ad altri più recenti, senza alcuna frizione. Anzi, il tono laicamente meditativo, mai muscolare, traduce coerenza e omogeneità orizzontali.
Il dialogo con le “nuvole” di Chiricozzi
In ciò siamo aiutati anche dalle “nuvole” di Elvio Chiricozzi. La collana editoriale infatti (diretta da Arnaldo Colasanti), suggerisce sempre l’incontro tra il poeta e un artista, che nel caso è Chiricozzi; e infatti il volume si chiude con una prosa dei due che racconta l’incontro (una giornata presso lo studio dell’artista). Chiricozzi è pittore/disegnatore di nuvole monumentali, i cui dettagli intervallano la scansione dei testi poetici, non per mero complemento, ma proprio per dialogare idealmente con i versi seguendo lo stesso mood, appunto, la stessa figura.


















