22 Aprile 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

22 Apr, 2026

Tanti viziati, pochi campioni. Così il calcio resta perdente

Un locale, foto generica

Tra scandali e perdita di valori, il calcio italiano mostra una crisi profonda: meno sport, più eccessi, e una credibilità sempre più fragile


Non è più uno sport. E non vale la pena sforzarsi di cercare aggettivi, di addentrarsi in analisi sociologiche o antropologiche, di lanciarsi in arringhe che suonerebbero stupidamente nostalgiche, o inutilmente moralistiche. Semplicemente, ancora una volta e stavolta molto oltre l’immaginabile non ci resta che ribadire la delusione. Ecco che cos’è il calcio italiano, oggi: una grande delusione.

Ecco come ci appare mentre un’inchiesta racconta di calciatori della Serie A – calciatori professionisti e strapagati, idoli di ragazzini e di famiglie che quasi sempre fanno i salti mortali per regalarsi una domenica allo stadio, atleti dalle cui gesta spesso dipendono (assurdamente, certo, ma è così) gli umori del resto della settimana – di questi eroi, dunque, arruolati da squadre blasonatissime i quali dopo la partita, dopo la doccia e l’intervista alla tv se ne vanno a ritirare il premio di una serata con l’escort. Giovanissima. Dunque fragile, manipolabile. E con la quale andare su di giri aspirando pure un gas esilarante, non sia mai il divertimento non raggiunga vette inenarrabili.

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Il re è nudo da tempo

Una grande delusione. Un pallone che si sgonfia, un bluff che si disvela. In fondo il re è nudo da tempo, non ci siamo forse scandalizzati appena tre anni fa per un’altra inchiesta, quella che mise in luce un altro vizietto dei nostri eroi, la ludopatia? E com’è finita allora? Un po’ di ammuina, un giretto nei campionati all’estero per i più coinvolti, tutto perdonato e dimenticato. D’altronde il calcio è così, per dimenticare basta un gol, una vittoria. Bastano i tre punti e i tifosi cancellano ogni amarezza. Figuriamoci i presidenti o le tv. O gli sponsor, per i quali l’investimento sui nostri eroi è tutto.

Responsabilità e credibilità

Finirà probabilmente così anche questa, al netto delle responsabilità dei “procacciatori”, perché andare a divertirsi con ragazze consenzienti non è reato. Non lo è dopo una partita vinta o persa, non lo è persino dopo essersi presentati in tv con lo sbaffo rosso sulla guancia per dire no alla violenza sulle donne, come sarà probabilmente capitato. Il punto dunque non è se i nostri eroi siano punibili, e neanche se abbiano oppure no una morale, ma se riescano, dopo tutto questo, a conservare ancora credibilità. Più precisamente: se siano degni del ruolo che nel tempo, più o meno consapevolmente, la società ha loro assegnato. E la risposta, purtroppo, ci sembra negativa.

Se il calcio è questo, non è più uno sport. Se i calciatori sono questi, non sono uomini di sport. Lo sport che si alimenta di valori e sa insegnarli, lo sport che nella disciplina, nella dedizione, nella ricerca costante del meglio di sè incarna la sua funzione insostituibile.

Dove finiscono i valori dello sport

Non c’è sport dove ci si attacca a una canna per farsi inebriare dal protossido di azoto, neanche se questa pratica non fosse nociva. Di fronte a una prestazione negativa, ai tifosi resterà sempre il dubbio di una prestazione sprecata, se non truccata. E Non c’è dove qualcuno ti lusinga accompagnandoti in un privé di lusso, lasciando la porta – bando alle ipocrisie – sempre aperta a una possibile richiesta di qualcosa in cambio.

Non c’è sport dove i risultati non arrivano, dove il confronto con le squadre di altri campionati è sempre impietoso, dove la qualificazione al Mondiale sfugge per tre volte di seguito a vantaggio di nazioni più piccole e meno organizzate. Non c’è sport, dove i soldi scorrono a fiumi e coprono tutto: basta guardare i risultati straordinari dei nostri campioni del tennis, del basket o del volley, delle discipline invernali o del nuoto per capire la differenza.

Il bivio della Figc

A Giovanni Malagò, o chiunque diventerà il nuovo presidente della Figc toccherà presto scegliere – come in fondo i precedessori – se sporcarsi le mani nel fango o mettere la testa sotto la sabbia. Non si faccia illusioni: il pallone, perché finisca in rete, non potrà non essere tirato fuori dal privé.

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