5 Nov, 2026

Manovra, la rivolta bipartisan delle Regioni: sanità e scuola senza risorse

Giorgetti e Meloni

La conferenza delle Regioni boccia la legge di bilancio: «Così si riduce la nostra autonomia». Valditara respinge le accuse: «Nessun taglio alla scuola»


La manovra mette d’accordo governatori di centrodestra e centrosinistra, ma non per una ritrovata concordia istituzionale. E quando amministratori di schieramenti opposti segnalano la stessa emergenza, liquidare tutto come una polemica dell’opposizione diventa più difficile. Ergo: i conti non tornano.

Le critiche

La Conferenza delle Regioni chiede al governo di correggere la rotta e di mettere più risorse nella sanità. Eugenio Giani, presidente toscano, denuncia una manovra che sottrae alle Regioni strumenti e autonomia. Il trasferimento allo Stato dell’incasso del bollo auto, con restituzione in estate, toglierebbe alla sua regione una leva finanziaria e produrrebbe una perdita stimata tra 50 e 60 milioni.

Incassare a gennaio, spiega, consente di attivare mutui e investimenti. Poi c’è l’articolo 78: tra il 50 e l’80 per cento dei canoni delle concessioni idroelettriche finirebbe allo Stato, penalizzando i bilanci territoriali. Una scelta che contraddice, osserva il governatore, le promesse di autonomia e gli stessi obiettivi di sviluppo delle energie rinnovabili. L’autonomia, detto in soldoni, piace di più quando non costa.

Colloquio Orsini-Meloni

Anche Confindustria è salita al tavolo di Giorgia Meloni. Dopo il colloquio, Emanuele Orsini ha parlato di dialogo costruttivo su industria ed energia e ha rilanciato la proposta di una Zes unica nazionale. Ha chiesto di prorogare al 2029 l’iperammortamento, rivendicando i risultati della misura: due miliardi di costo per lo Stato avrebbero attivato in sei mesi oltre otto miliardi di investimenti.

Sul tavolo anche semplificazioni per i contratti di sviluppo, una rivalutazione dei cespiti aziendali e il payback sanitario. Il governo ascolta gli industriali. Ascolterà anche chi chiede di non impoverire i servizi essenziali?
Sul banco degli imputati ci sono soprattutto sanità e scuola.

La replica di Schillaci

Ma i ministri competenti respingono l’accusa di tagliare. Orazio Schillaci, al question time, ha contestato la parola «tagli»: per il governo la salute è un investimento, non una voce di spesa da comprimere. Nel 2027, ha ricordato, il Fondo sanitario nazionale arriverà a 146 miliardi, il livello più alto, con oltre venti miliardi in più dal 2022. Nei primi nove mesi del 2026, ha aggiunto, sono state erogate due milioni di prestazioni in più rispetto all’anno precedente. Ma il dato nazionale non racconta da solo le difficoltà quotidiane dei servizi pubblici.

Il passaggio più significativo della risposta riguarda però il privato accreditato, che Schillaci ha definito «un alleato» del servizio sanitario. Non deve sostituire il pubblico, ha spiegato, ma sostenerlo dove le strutture sono sotto pressione e la domanda supera l’offerta. Prima il servizio pubblico e, dove è in affanno, chi lo affianca.

Il confine tra integrazione e supplenza, però, diventa sottile quando gli ospedali pubblici non hanno personale e risorse. Se per ottenere una prestazione nei tempi dovuti il cittadino deve rivolgersi altrove, la distinzione è meno rassicurante.

Valditara respinge le accuse

Lo stesso copione si ripete sulla scuola. Giuseppe Valditara ha assicurato che in manovra non ci sono tagli e, dopo le denunce sulla riduzione di oltre 6.900 posti tra docenti e personale Ata, ha detto che si lavorerà per evitare il ridimensionamento degli organici durante l’iter parlamentare. Anche Matteo Salvini ha promesso «tagli zero»: per il 2027 servirebbero 84 milioni, da reperire anche con un contributo delle banche o interventi sul gioco online. Ma se non ci sono tagli, perché occorre trovare risorse per cancellarli?

Il nodo della scuola

La Rete degli Studenti Medi del Lazio chiede che la riduzione di cattedre e personale Ata sia cancellata con una modifica del governo, non affidata alla speranza di un intervento parlamentare. Il coordinamento giudica sconcertante che il ministro si accorga solo ora del taglio. E denuncia uno squilibrio a danno della scuola statale, mentre vengono confermati finanziamenti a fondo perduto per le paritarie private. Alla scuola pubblica, ricorda, servono risorse strutturali, edifici sicuri, libri gratuiti e investimenti sul personale.

Qui la questione supera la contabilità. Meno fondi alla scuola pubblica significa disattendere le aspettative di chi è sceso in piazza, ma anche di chi è rimasto seduto al banco e si aspetta opportunità, non razionamenti. Non tutti manifestano; tutti hanno diritto a una scuola che non sia trattata come una spesa da limare.

Opposizioni e studenti contestano i finanziamenti alle paritarie. Il punto non è negare il ruolo di queste realtà, ma chiedere quale idea di istruzione guidi le scelte di bilancio. Se si riducono gli organici statali e si confermano risorse per il privato, il messaggio politico è difficile da equivocare. Più privato e meno pubblico. Tutto un programma.

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