26 Ott, 2026

Brasile, Lula ribalta il voto e vince le elezioni. Bolsonaro contesta

Luiz Inácio Lula da Silva

Il presidente brasiliano conquista il quarto mandato con il 51,74% dei voti, ribaltando la sconfitta del primo turno. Flávio Bolsonaro denuncia irregolarità e chiede l’annullamento delle elezioni per la proroga dell’apertura dei seggi. Una battuta d’arresto per la destra vicina a Trump


Luiz Inácio Lula da Silva ce l’ha fatta ancora. A pochi giorni dal suo ottantunesimo compleanno, il presidente brasiliano conquista un quarto mandato con una rimonta che non ha precedenti nella storia democratica del Paese.

Al ballottaggio ha ottenuto il 51,74% dei voti contro il 48,2% di Flávio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro. Una vittoria costruita nelle ultime tre settimane, dopo la sconfitta al primo turno, che interrompe la serie di successi della destra in America Latina e manda un segnale politico anche a Donald Trump, a pochi giorni dalle elezioni americane di metà mandato.

Ma il Brasile non ha ancora chiuso la sua battaglia elettorale. Bolsonaro rifiuta di riconoscere il risultato e annuncia che ne chiederà l’annullamento. Contesta la decisione della magistratura elettorale di prolungare di due ore l’apertura dei seggi, nonostante anche lui avesse chiesto una proroga per consentire agli elettori di votare.

«È impossibile riconoscere il risultato di questo voto in queste condizioni. Chiederò l’annullamento delle elezioni».

I presidenti delle due Camere hanno già riconosciuto l’esito delle urne. Ma la contestazione del candidato sconfitto apre una nuova fase di tensione in un Paese che porta ancora le ferite dell’assalto alle istituzioni seguito alla sconfitta di Jair Bolsonaro nel 2022.

La rimonta che nessuno aveva mai compiuto

Tre settimane fa Lula sembrava destinato alla sconfitta. Al primo turno Flávio Bolsonaro lo aveva superato di circa due milioni di voti, con un vantaggio di due punti percentuali. E il candidato della destra contava di raccogliere gran parte dei circa nove milioni di voti andati agli altri candidati, prevalentemente conservatori.

È successo il contrario.

Lula ha mobilitato gli elettori che non avevano partecipato al primo turno e ha recuperato terreno fino a conquistare oltre 64 milioni di voti, un record per un candidato alla presidenza brasiliana.

Secondo i dati riportati dal New York Times, al ballottaggio hanno votato più di 128 milioni di brasiliani, contro i 125 milioni del primo turno. Un aumento della partecipazione insolito, perché normalmente al secondo turno gli elettori diminuiscono.

È la prima volta nella storia democratica del Brasile che un candidato sconfitto al primo turno riesce a vincere il ballottaggio.

La mobilitazione dalle piazze ai social network

Passaparola, social ma decisiva anche una campagna su WhatsApp, piattaforma tradizionalmente dominata dalla destra bolsonarista, sulla quale i sostenitori di Lula hanno costruito una rete di comunicazione e partecipazione.

«Voglio ringraziare la generosità dei giovani brasiliani che sono scesi in piazza per difendere la democrazia», ha detto il presidente rieletto nel suo discorso a San Paolo.

Bolsonaro denuncia brogli

La contestazione di Flávio Bolsonaro riguarda la decisione di prolungare le operazioni di voto. Le forti piogge e ritardi nei trasporti pubblici avevano ostacolato l’arrivo degli elettori ai seggi. Le autorità elettorali avevano quindi disposto una proroga di due ore, richiesta da entrambi i candidati.

Dopo la sconfitta, Bolsonaro ha però denunciato un cambiamento delle regole a votazione in corso.

«Per la prima volta nella storia del Brasile un giudice ha allungato le operazioni di voto», ha protestato, parlando di una manovra scorretta.

Il suo partito potrebbe presentare un ricorso alle autorità elettorali per chiedere una revisione del risultato.

I tentativi dei Bolsonaro contro le sconfitta

Nel 2022 il Partito Liberale aveva messo in discussione il risultato che aveva consegnato la presidenza a Lula, ma il tribunale elettorale aveva respinto le accuse per mancanza di prove, infliggendo al partito una multa superiore ai quattro milioni di dollari.

Dalla fine della dittatura militare, nessuna elezione presidenziale brasiliana è mai stata annullata.

Per ora, dunque, le accuse di irregolarità non sono accompagnate da elementi che dimostrino un’alterazione del risultato.

Trump a Lula: «Non siamo il cortile di nessuno»

Il voto brasiliano ha una portata che supera i confini nazionali. Negli ultimi diciotto mesi la destra aveva conquistato sette vittorie consecutive nelle principali competizioni elettorali dell’America Latina. Il successo di Lula interrompe questa sequenza e dimostra che le forze progressiste conservano una capacità di mobilitazione.

È anche una battuta d’arresto per la strategia regionale di Trump. Il presidente americano ha mantenuto rapporti stretti con la famiglia Bolsonaro e ha più volte criticato Lula, con il quale si è scontrato su commercio, dazi, piattaforme digitali e rapporti tra Washington e Brasilia.

Pur senza un endorsement formale a Flávio Bolsonaro, l’amministrazione americana aveva assunto posizioni favorevoli alla destra brasiliana. In passato Trump aveva anche cercato di esercitare pressioni sul Brasile attraverso sanzioni e dazi, nel tentativo di aiutare Jair Bolsonaro a evitare il carcere.

L’ex presidente sta scontando una condanna a 27 anni per il tentativo di colpo di Stato successivo alle elezioni del 2022.

Flávio Bolsonaro aveva promesso, in caso di vittoria, di cercare un’amnistia per il padre e per i partecipanti all’assalto alle istituzioni, oltre a intervenire sulla composizione e sui poteri della magistratura.

Lula ha invece trasformato la difesa della sovranità brasiliana in uno dei temi centrali della campagna elettorale.

Nel discorso della vittoria ha ricordato le manifestazioni delle ultime settimane come «la dimostrazione che questo Paese rifiuta di essere il cortile di casa di chiunque». Un riferimento indiretto ma inequivocabile agli Stati Uniti.

Trump, almeno nelle prime ore dopo il risultato, non ha commentato la vittoria del presidente brasiliano.

La parabola del presidente operaio

Lula compirà 81 anni tra pochi giorni. Ex operaio metalmeccanico, perse un dito della mano a 17 anni in un incidente con una pressa.

La sua carriera politica ha attraversato quasi mezzo secolo di storia brasiliana: le lotte sindacali, la fondazione del Partito dei Lavoratori, i primi due mandati presidenziali, gli scandali di corruzione, il carcere e il ritorno al potere.

Nei suoi primi governi milioni di brasiliani uscirono dalla povertà grazie ai programmi sociali. Ma il terzo mandato è stato segnato da difficoltà economiche, aumento dei prezzi alimentari, indebitamento delle famiglie e crescente preoccupazione per la criminalità organizzata.

Anche nuovi scandali di corruzione hanno coinvolto esponenti delle élite politiche e giudiziarie, alimentando la sfiducia nelle istituzioni. Flávio Bolsonaro ha intercettato parte di questo malcontento, raccogliendo consensi anche tra elettori delle classi popolari tradizionalmente vicini alla sinistra.

La vittoria di Lula non cancella dunque le divisioni del Paese. Ma per il presidente rieletto è anche una rivincita personale contro chi lo considerava ormai troppo anziano e politicamente esaurito.

La festa nelle piazze come ai Mondiali

La notizia della vittoria ha fatto esplodere i festeggiamenti nelle principali città brasiliane.

A San Paolo, lungo Avenida Paulista, i sostenitori di Lula si sono abbracciati, hanno pianto e acceso fuochi d’artificio. A Rio de Janeiro la festa ha raggiunto Copacabana. Magliette rosse, bandiere, clacson e mani alzate a formare la lettera L, simbolo del presidente.

Per milioni di brasiliani è stata una notte di festa paragonabile a una vittoria della nazionale ai Mondiali.

Un Congresso di destra e i conti da rimettere in ordine

Il quarto mandato si annuncia difficile. Lula dovrà governare con un Parlamento nel quale la destra e gli alleati di Bolsonaro mantengono una presenza dominante.

Dovrà affrontare il debito pubblico, il costo della vita, la criminalità organizzata e una crescente crisi di fiducia nei confronti della magistratura.

Il presidente avrà inoltre la possibilità di nominare fino a quattro giudici della Corte Suprema, composta da undici membri, in seguito ai pensionamenti previsti nei prossimi anni. Una responsabilità destinata a incidere sugli equilibri istituzionali del Paese.

Nel suo primo discorso dopo la vittoria, Lula ha scelto il pragmatismo.

«Molti dicono che Lula avrà difficoltà a governare, ma questo Congresso di destra è stato eletto dal popolo, ed è con loro che lavorerò per approvare le cose».

È la consapevolezza che vincere le elezioni non significa avere automaticamente i numeri per governare.

Von der Leyen: «Hanno vinto democrazia e multilateralismo»

Dall’Europa è arrivato il messaggio della presidente della Commissione, Ursula von der Leyen.

«In Brasile hanno vinto la democrazia e il multilateralismo», ha scritto su X.

«Il partenariato tra l’Europa e il Brasile è fiorente. Resteremo al vostro fianco negli anni a venire. Insieme continueremo a lavorare a stretto contatto per un commercio libero e aperto. Per un ordine globale basato su regole. E per ambiziosi obiettivi in ambito climatico».

La conferma di Lula rappresenta un elemento di continuità anche per le politiche di tutela dell’Amazzonia, per i programmi sociali e per la difesa dei diritti delle minoranze e delle popolazioni indigene.

Ma la sfida più immediata resta interna.

Il presidente operaio ha battuto un altro Bolsonaro, dopo aver sconfitto Jair quattro anni fa. Questa volta lo ha fatto ribaltando un risultato che sembrava già scritto. Ora dovrà dimostrare di poter governare un Paese che gli ha affidato la presidenza per la quarta volta, senza però consegnargli una maggioranza parlamentare.

Le reazioni alla vittoria di Lula

Dal Messico, la presidente Claudia Sheinbaum ha esultato: «Viva la democrazia, ha vinto il popolo brasiliano».

Il premier canadese Mark Carney ha auspicato un rafforzamento dei rapporti economici e della cooperazione ambientale. Congratulazioni sono arrivate anche dal presidente cubano Miguel Díaz-Canel, che ha parlato di una vittoria della pace, della sovranità e della giustizia sociale.

Più pragmatiche le reazioni dei leader conservatori latinoamericani: il cileno José Antonio Kast ha telefonato a Lula, annunciando la volontà di collaborare sull’integrazione economica e sulla lotta alla criminalità organizzata, mentre la presidente peruviana Keiko Fujimori ha rilanciato la cooperazione per la tutela dell’Amazzonia.

Negli Stati Uniti la vittoria di Lula ha diviso il mondo politico. Donald Trump Jr. ha criticato la proroga di due ore delle operazioni di voto, accusando i media americani di usare due pesi e due misure.

Di segno opposto la reazione del senatore democratico Bernie Sanders, che ha celebrato una «straordinaria vittoria elettorale» di Lula, difensore dei lavoratori e della democrazia. Il deputato Ro Khanna ha chiesto a Trump di rispettare il risultato senza interferire nelle elezioni brasiliane, mentre il sindaco di New York Zohran Mamdani ha affidato a X uno slogan:

«Il popolo unito non sarà mai sconfitto».

Anche il governatore della California Gavin Newsom ha salutato il risultato, ribadendo l’impegno comune per la democrazia, l’ambiente e i diritti dei lavoratori.

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