Il segretario dell’associazione dei funzionari di polizia Enzo Letizia getta acqua sul fuoco in vista dei cortei in tutta Italia
«Evitare allarmismi» visto che in Italia esiste un sistema di ordine pubblico che ci copiano nel mondo. Intelligence, prevenzione e uomini in servizio «sapranno garantire chi vuole legittimamente manifestare e isolare i vandali e guastatori». Per il resto, guardando indietro, «si impara sempre dagli errori». Enzo Letizia, segretario dell’Associazione nazionale dei funzionari di polizia (Anfp) spiega perchè sarebbe stato un errore dare poteri di Pg ai militari. E se molti decreti sicurezza si sono rivelati “inutili”, certezza della pena e recupero di chi sbaglia devono essere i pilastri di ogni democrazia.
Dottor Letizia, che giornate saranno tra Roma e Milano? C’è molta apprensione tra i tir e i riots giovanili?
«Comprendo l’apprensione dei cittadini, soprattutto in città come Milano e Roma, ma credo sia importante evitare allarmismi. Il nostro Paese dispone di un sistema di sicurezza pubblica di grande esperienza e professionalità. Prevenzione, attività informativa, coordinamento dei servizi sul territorio, i dirigenti e i funzionari di polizia cui aspetta l’esclusiva gestione dell’ordine pubblico: tutto questo metterà prefetti e questori nella condizione di affrontare situazioni anche particolarmente complesse».
Tutto questo, però, è mancato la scorsa settimana a Milano. Ed era possibile farlo, come dimostrano le perquisizioni preventive di queste ore.
«Non tutto è prevedibile, soprattutto quando ci si trova di fronte a comportamenti violenti e improvvisi. Dopodiché, senza dubbio ogni episodio va analizzato per capire cosa non ha funzionato. In queste circostanze diventano fondamentali l’esperienza e la professionalità dei dirigenti e funzionari di Polizia che devono prendere decisioni anche molto difficili per ridurre i danni».
Salvini, che in questi giorni dichiara e si comporta da ministro dell’Interno, annuncia “droni, lince e altri effetti speciali”.
«Ogni tecnologia che possa contribuire alla sicurezza è certamente utile. Ribadisco, però, che la gestione dell’ordine pubblico è affidata alle Autorità di pubblica sicurezza e, sul campo, ai dirigenti e funzionari di Polizia, che hanno l’esperienza e la professionalità necessarie per valutare le situazioni e adottare le misure più appropriate. Gli strumenti possono aiutare, ma sono la prevenzione, l’esperienza e la capacità di gestire le situazioni a fare davvero la differenza. È un lavoro che le nostre forze di polizia svolgono quotidianamente, spesso lontano dai riflettori».
A volte vengono brutti pensieri: cercare il disordine per ristabilire un ordine e vantarsene.
«Escludo ipotesi del genere. La tutela dell’ordine pubblico è una responsabilità troppo seria per prestarsi a simili letture. La sicurezza dei cittadini è un valore che deve unire le istituzioni, al di là di ogni appartenenza politica. Il nostro compito è lavorare per prevenire le violenze e garantire la sicurezza, senza alimentare sospetti o contrapposizioni. Siamo il Paese le cui forze dell’ordine hanno combattuto e sconfitto il terrorismo e le mafie. Anche nell’ordine pubblico, dopo il macello del G8 a Genova, siamo tornati ad avere modelli di OP che fanno scuola nel mondo».
Soprattutto a Milano, ma anche al sud con il blocco dei tir, è sembrata non esserci stata la consueta prevenzione. Sottovalutazione? Strategia?
«Prima di tutto teniamo separati il vandalismo fine a stesso a Milano e la rivendicazione di legittimi diritti del settore autotrasporto. Ciò detto, nella gestione dell’ordine pubblico l’attenzione è sempre massima. I servizi vengono programmati sulla base delle informazioni disponibili, dei fenomeni già conosciuti e delle possibili evoluzioni delle situazioni. È un lavoro complesso e non tutto può essere previsto, soprattutto quando si verificano comportamenti violenti e improvvisi. Approfitto però per ribadire un principio fondamentale: la responsabilità delle violenze è di chi le commette, non di chi è chiamato a prevenirle e a garantire la sicurezza dei cittadini».
Nessuno mette in dubbio questo principio. Il governo ha compiuto 4 anni il 22 ottobre. Ha fatto 8 pacchetti sicurezza, oltre cento interventi e modifiche del codice penale: in circa 30 casi è stato introdotto un nuovo reato, in 76 è stata ampliata una fattispecie già esistente. Tutto questo ha senso?
«Le leggi sono uno strumento necessario per contrastare la criminalità e garantire la sicurezza. Ma la sicurezza non si costruisce introducendo nuovi reati o aumentando le pene. Occorrono prevenzione, presenza sul territorio, attività investigativa e soprattutto uomini, mezzi e risorse adeguate. Le norme sono importanti, ma lo è altrettanto metterle in pratica e verificarne l’efficacia».
Il ministro Nordio ha una ricetta: aumentare i penitenziari per i giovani. Concorda?
«Mi ritengo un poliziotto democratico convinto che certezza della pena e il recupero di chi ha sbagliato debbano procedere insieme. Sono da tempo favorevole ad un aumento dei penitenziari per gli adulti e anche per i minori. Detto questo, servono strutture adeguate, capaci di garantire la certezza della pena e, nello stesso tempo, percorsi di recupero e reinserimento sociale soprattutto per i giovani. Dobbiamo anche evitare il fenomeno delle porte girevoli, per cui chi viene arrestato torna rapidamente a delinquere, alimentando nei cittadini un senso di insicurezza e vanificando il lavoro delle forze di polizia».
Si è provato a dare poteri di PG all’esercito impiegato in ordine pubblico. ANFP ha detto subito no spiegandolo perché. Le opposizioni hanno gridato “all’effetto Cile”. Il Quirinale ha svolto la consueta moral suasion. Il ministro Crosetto si è offeso dicendo che nessuno voleva militarizzare nulla. Ci può dire come stanno le cose?
«Non credo sia utile alimentare polemiche e contrapposizioni tra istituzioni. La nostra posizione è stata chiara fin dall’inizio. Non si tratta di mettere in discussione il valore e la professionalità dei militari, che svolgono compiti importanti per la sicurezza del Paese. Bisogna però distinguere i ruoli. L’ordine pubblico è un’attività delicata, che richiede una preparazione specifica, esperienza e capacità di gestire situazioni anche molto difficili tutelando sempre i diritti dei cittadini. I militari possono concorrere alla sicurezza ma le forze di polizia devono avere responsabilità e competenze ben precise».
E quindi oggi, domani, tutti fuori e in centro come sempre?
«Certamente. I cittadini devono poter continuare a vivere le proprie città con fiducia e serenità. Guai se la paura condiziona la nostra vita. Si chiede, semmai, di collaborare se dovessero sopraggiungere limitazioni alla circolazione in alcune zone dei centri urbani. Abbiamo forze di polizia preparate, dirigenti e funzionari di grande esperienza e un sistema di sicurezza capace di affrontare anche situazioni complesse. La sicurezza dei cittadini è la nostra priorità».































