24 Ott, 2026

Eni, utili in crescita e buyback da 3,8 miliardi: il gas in Europa vola a 94 euro

Eni chiude il terzo trimestre 2026 con utili di 2,8 miliardi e annuncia un dividendo straordinario da 0,46 euro per azione. Intanto, nonostante gli stoccaggi italiani al 90,15%, il prezzo del gas al Ttf di Amsterdam torna ai livelli più alti dal dicembre 2022, alimentando i timori per i costi dell’inverno.


Il Cda di Eni ha approvato ieri i risultati consolidati del terzo trimestre e dei nove mesi 2026 che migliorano ulteriormente le prospettive per l’esercizio 2026. L’azienda può vantare così un debito ai minimi storici e una maggiore remunerazione degli azionisti attraverso un dividendo straordinario e un incremento del buyback. L’utile vola a 2,8 miliardi di euro, oltre il 50% in più nel confronto con lo stesso periodo del 2025, che diventa +70% (6,44 miliardi) su base annua, considerando i mesi da gennaio a settembre.

Eni, utili in crescita e nuove prospettive per il 2026

L’amministratore delegato del Cane a sei zampe, Claudio Descalzi, attribuisce i meriti alla «forza del modello operativo» e ai «selettivi investimenti nel nostro portafoglio ampiamente diversificato di asset competitivi». «Nel corso del trimestre abbiamo accelerato una serie di iniziative rilevanti in Sud America, Africa e Sud-est asiatico, che sosterranno la crescita e la generazione di cassa per gli anni a venire», assicura il manager. Dall’attività di esplorazione, solo nel 2026, «abbiamo scoperto 1,23 miliardi di barili di nuove risorse di idrocarburi, un risultato ampiamente superiore al nostro obiettivo di budget, riducendo al contempo i costi.

Oltre alla crescita nell’upstream e ai risultati stabili nelle nostre attività gas, power e nella raffinazione, stiamo conseguendo performance superiori alle nostre aspettative nei business della transizione». Il successo porta vantaggi soprattutto agli azionisti, perché Eni aumenta ulteriormente la distribuzione «con un dividendo straordinario di 0,46 euro per azione, pagato nel quarto trimestre e incrementiamo nuovamente il buyback a 3,8 miliardi, evidenziando il nostro impegno a condividere la crescita con gli azionisti», annuncia Descalzi.

Price cap sui carburanti, Eni conferma il tetto fino a fine anno

E a proposito del price cap sui carburanti, il management dell’Eni spiega: «Crediamo che le aziende abbiano una responsabilità sociale. Non possiamo vivere in una sorta di bolla al di fuori del mondo reale. Dobbiamo essere realistici e pensare che sostenere i clienti sia una priorità». Poi la conferma: «Manterremo il concetto di price cap fino a fine anno». Per quanto riguarda il suo livello, attualmente a 2,25 euro per il gasolio e a 1,99 euro per la benzina (come annunciato a inizio ottobre), monitoreremo le dinamiche di mercato e di prezzo, nonché le forniture effettivamente disponibili in rapporto alla nostra struttura logistica, per valutarlo nel corso del periodo».

Intanto, mentre l’Italia si avvicina all’inverno con i depositi di gas quasi pieni, il mercato europeo dell’energia torna a lanciare segnali di allarme. Gli stoccaggi italiani sono al 90,15% della capacità, contro una media dell’Unione europea del 74,62%. Eppure il Ttf di Amsterdam, il principale riferimento europeo per il prezzo del gas, è salito del 4,3% a 94 euro per megawattora, raggiungendo livelli che non si vedevano dalla metà di dicembre 2022.

Stoccaggi italiani al 90%, ma resta il rischio di rincari

È il paradosso apparente di questa fase: l’Italia dispone di una riserva consistente, ma non è al riparo da una nuova stagione di energia costosa. Gli stoccaggi indicano quanto gas è già disponibile nei depositi; il Ttf riflette invece anche le aspettative degli operatori sulla disponibilità futura della materia prima. Le tensioni geopolitiche, i timori sulle forniture di gas naturale liquefatto (Gnl) e la concorrenza internazionale per assicurarsi i carichi possono far salire le quotazioni anche quando le riserve sono relativamente elevate. Con l’avvicinarsi dei mesi più freddi, inoltre, il mercato incorpora il rischio di un aumento della domanda e di maggiori difficoltà nel ricostituire le scorte.

Il livello raggiunto dall’Italia rappresenta comunque un elemento di protezione concreto. Avere i depositi riempiti oltre il 90% offre un margine importante per affrontare i picchi di consumo, eventuali interruzioni delle forniture e giornate particolarmente fredde. Ma una percentuale di riempimento non equivale alla copertura garantita dell’intero fabbisogno invernale: contano anche i volumi effettivamente estraibili, la velocità con cui il gas viene consumato e la continuità delle importazioni attraverso gasdotti e terminali Gnl.

Gas a 94 euro, quanto può pesare il rincaro

Il problema, dunque, non è soltanto avere gas, ma a quale prezzo procurarselo. A 94 euro per megawattora, la materia prima costa sensibilmente più che in una fase di mercato ordinaria. Il confronto con una quotazione ipotetica di 30 euro evidenzia quanto possa essere pesante lo shock: il costo all’ingrosso sarebbe più che triplicato. Il rincaro rischia di pesare sulle famiglie con contratti indicizzati e, soprattutto, sulle imprese ad alto consumo energetico. Il gas può inoltre influenzare il prezzo dell’elettricità quando le centrali termoelettriche sono necessarie per soddisfare la domanda.

In questo quadro, il fatto che i risultati di Eni registrano una forte crescita della redditività non significa che l’intero comparto energetico sia nelle stesse condizioni, né che i maggiori profitti si traducono automaticamente in bollette più basse. Un’impresa energetica attiva a livello internazionale può beneficiare di prezzi elevati in alcune attività mentre famiglie e aziende italiane sostengono costi maggiori per i propri consumi. L’Italia resta ancora esposta agli shock dei mercati internazionali. La variabile decisiva sarà la durata della tensione sul Ttf. Prezzi vicini ai livelli attuali renderebbero più oneroso l’inverno per famiglie e imprese.

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