22 Ott, 2026

Post sisma 2016, l’ombra delle mafie sulla ricostruzione delle Marche. Spunta il clan Zagaria

Un'immagine del sisma nelle Marche del 2016

Sulla ricostruzione delle Marche nel post sisma 2016 spuntano i clan di ‘ndrangheta e camorra: 8 arresti e 51 indagati



L’ombra della criminalità organizzata sugli appalti stipulati per rialzare le Marche dalle ferite dal terremoto del 2016 è ora al centro dell’inchiesta ‘Ricostruzione’. Inchiesta condotta dalla Guardia di finanza di Ancona e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia che ha portato a 8 arresti (per 5 è stato disposto l’interrogatorio preventivo) e 51 persone indagate. Oltre un sequestro di beni per oltre 57 milioni di euro.

In manette ex capo di gabinetto del presidente della Regione

E tra gli 8 in manette ci sono Enrico Crucianelli, presidente dell’Associazione Nazionale Costruttori Edili di Macerata, Fabio Pistarelli, ex capo di gabinetto del presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli. Quest’ultimo dimessosi alla fine del 2025, e l’imprenditore Antonio Cervigni, titolare di un’azienda di termoidraulica.

Sotto la lente dei magistrati, imprese in odore di ’ndrangheta. Che drenavano denaro da un sistema da 8 milioni di fatture false grazie a un imprenditore insediato da tanti anni a Sassoferrato (Ancona). Ditte vicine alla criminalità calabrese e altre riconducibili a persone contigue con il clan di camorra guidato da Michele Zagaria, riuscivano a inserirsi nella ricostruzione post sisma nelle Marche. Il tutto grazie a subappalti ricevuti da un imprenditore maceratese ‘cerniera’ per profitti rispettivi di 18 e 39 milioni.

Appalti e subappalti

Le indagini si estendono anche agli appalti pubblici banditi dalla Regione Marche, da ERDIS, l’ente regionale per il diritto allo studio, e dall’Università di Camerino. Che, in una nota, esprime fiducia nell’operato della magistratura. Ribadendo che «la legalità, la trasparenza e la correttezza amministrativa costituiscono principi fondanti e punti di riferimento fondamentali di tutte le attività dell’Ateneo».
L’operazione si articola in più filoni e riguarda diverse ipotesi di reato. Il primo concerne una presunta truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche destinate alla ricostruzione privata nei territori colpiti dal sisma. Secondo quanto riferito dagli investigatori, i lavori sarebbero stati subappaltati anche a persone collegate alla criminalità organizzata calabrese e campana.

Perquisizioni in 13 province

Un secondo filone si concentra invece sulle presunte condotte corruttive che, secondo l’ipotesi investigativa, sarebbero state messe in atto da pubblici ufficiali e imprenditori nell’ambito dell’affidamento degli appalti. Due le direttrici distinte dell’inchiesta: quella sui subappalti e le presunte infiltrazioni criminali e quella sulla corruzione, nella quale è coinvolto Pistarelli.
L’indagine ha portato a una lunga serie di perquisizioni in 13 province: Ancona, Macerata, Pesaro-Urbino, Fermo, Roma, Caserta, Napoli, Reggio Calabria, Modena, Terni, Chieti, Treviso e Piacenza.Sulla questione è intervenuto Roberto Castelli, commissario straordinario sisma 2016.

Sottolineando come la ricostruzione, «dopo tante incertezze», stia «finalmente cambiando passo. Bisogna in questo momento tenere alta la guardia. Sono convinto che la buona notizia – ha concluso – sarà mantenere sempre questo ritmo nel massimo rispetto di legalità, tutela dei diritti dei lavoratori e trasparenza». La notizia ha anche suscitato le reazioni dei gruppi assembleari delle Marche di Pd, M5S, Avs, Progetto Marche e Lista Ricci, che ora chiedono «chiarezza per i cittadini».

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