In Ucraina dopo gli incontri dell’inviato americano Steve Witkoff con Zelensky e Putin, resta aperta l’ipotesi di un vertice trilaterale. Mosca insiste su un accordo di sicurezza permanente e respinge la prospettiva di una tregua temporanea, mentre il presidente ucraino torna a sollecitare Trump a usare con il Cremlino la stessa fermezza riservata a Kiev.
«Tre ondate di missili balistici sono state lanciate contro Kiev dai “compassionevoli” russi da ieri sera. Sono stati impiegati 21 missili. Purtroppo, numerosi luoghi in tutta la città sono stati colpiti e danneggiati, persino un monastero». Il messaggio, con allegata critica alle parole rivolte dal negoziatore americano Steve Witkoff a Vladimir Putin, è stato ovviamente pubblicato dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che ha così commentato l’attacco lanciato dalla Russia contro la capitale nella notte di giovedì, attacco che ha colpito diverse centrali elettriche e aziende legate al settore della difesa. «Quasi immediatamente dopo un altro ciclo di colloqui – ha continuato il leader ucraino – la Russia ha lanciato un attacco mirato, ciò significa che il suo atteggiamento nei confronti di tutto ciò che sta accadendo non è realmente cambiato».
Witkoff incontra Putin e Zelensky, ma la pace resta lontana
La doppia visita del negoziatore americano Steve Witkoff, che ha incontrato martedì Zelensky a Oslo e mercoledì Putin a San Pietroburgo, non sembra per il momento aver portato a novità di sorta per il processo di pace, se non l’ipotesi di un summit a tre (peraltro già più volte paventato e mai concretizzatasi) tra Donald Trump, Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky. «La discussione è in corso», ha dichiarato ieri il vice ministro degli Esteri russo Serghei Ryabkov, rispondendo alla domanda se questo summit sia stato tra gli argomenti dell’incontro di ieri a San Pietroburgo tra l’inviato americano Steve Witkoff e il Presidente russo. «L’argomento è stato sollevato, ma al momento non c’è ancora una chiara comprensione in merito. Non c’è un accordo completo, ma la discussione è in corso».
Altre puntualizzazioni sono quindi arrivate dal portavoce del Cremlino Dmitri Peskov, il quale ha reso noto che in questo momento Abu Dhabi è il luogo «di cui si parla» per lo svolgimento di questi possibili negoziati fra Russia, Ucraina e Stati Uniti. Una località che fino alla fine di febbraio era in effetti già stata utilizzata per incontri a tre, prima però dello scoppio della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran, di fatto ancora attiva, anche se in fase latente. In merito all’invito della parte americana al G20 di Miami, che si terrà a fine novembre, Peskov ha dichiarato che «non è stata presa alcuna decisione sulla partecipazione di Putin a questo vertice» e che «verrà valutato tenendo conto di tutte le circostanze».
Mosca chiede una pace permanente e non una tregua temporanea
Di fatto la posizione russa è rimasta invariata, come confermato ieri anche dal Ceo del Fondo russo per gli investimenti diretti nonché capo negoziatore per la Russia con la parte americana, Kirill Dmitriev. «La Russia vuole una fine permanente delle ostilità e un’infrastruttura di sicurezza in Europa, vuole un’Europa stabile che assicuri una pace a lungo termine. Quindi non si tratta di soluzioni temporanee, ma di una soluzione permanente». Un semplice cessate il fuoco lungo la linea di contatto, dunque, non verrà accettato da Mosca. Secondo Dmitriev, tuttavia, «nelle discussioni» di mercoledì con Witkoff «abbiamo visto grandi progressi in questo senso, perché qualunque soluzione temporanea porterebbe a maggiore ostilità. Quindi la domanda adesso è come arriviamo a questa soluzione più a lungo termine, definitiva».
Da quando è scoppiato il caso Starlink, contemporaneamente all’indurimento della posizione americana nei confronti dell’Ucraina, il presidente Zelensky ha notevolmente aumento le sue comparse sui media occidentali. «Non c’è nulla di personale tra me e Trump», ha assicurato ieri alla Cnn da Kiev, le tensioni «non riguardano le singole persone», pur ribadendo che «naturalmente, sono contrario a qualsiasi revoca delle sanzioni» verso la Russia. Secondo Zelensky, infatti, come dichiarato durante un’intervista rilasciata al podcast di Steve Bartlett, «Trump potrebbe portare molto facilmente Putin al tavolo dei negoziati, perché ne ha la possibilità. Il modo in cui il presidente Trump parla di me dovrebbe usarlo per parlare di Putin». Una retorica che però il presidente americano ha fin qui esclusivamente riservato al leader ucraino, e nulla all’orizzonte sembra indicare che questo fatto cambierà.
































