13 Ott, 2026

«Vannacci in calo nei sondaggi? Alla premier conviene lasciarlo fuori»

L’esperto di comunicazione Massimiliano Panarari e il politologo Salvatore Vassallo riflettono sui recenti sondaggi che danno il partito del generale Vannacci in calo


Da qualche giorno i sondaggisti registrano una novità: Futuro nazionale registra una battuta d’arresto e, per la prima volta, sembra perfino fare il passo del gambero, perdendo qualche decimale. L’onda travolgente che faceva pronosticare la doppia cifra per Roberto Vannacci è finita? E le forze della maggioranza di governo possono davvero dormire sonni tranquilli?

Stop del generale

«Dagli unici dati che considero affidabili, cioè le medie mensili di tutti i sondaggi, l’area di consenso del partito sembra essersi stabilizzata. Potrebbe essere l’inizio di un declino, vista la ripresa degli altri partiti esclusa la Lega», riflette Salvatore Vassallo, professore di scienza politica all’Università di Bologna e direttore dell’Istituto Cattaneo.

«Fin qui Vannacci ha cavalcato l’onda – avverte Massimiliano Panarari, professore di sociologia della comunicazione all’Università di Modena e Reggio Emilia – alimentando la novità a colpi di provocazioni con un lavoro strategico propagandistico, in particolare sui social media. Ha sfondato così il tetto della visibilità che è il problema di qualunque newcomer, ma qualsiasi novità a un certo punto si arresta». Quindi aggiunge: «Se si sommano gli elettori delusi di Fdi e Lega, gli astensionisti di destra che cercano una novità estremista, elettori populisti in attesa dell’uomo forte, si può dire che abbiamo una fotografia realistica del peso attuale di Vannacci». Che tanto ha goduto del soccorso dei media.

Il ruolo dei media

Dice Vassallo: «Gridare al pericolo è un riflesso condizionato di media e accademici schierati che può avere un effetto, ma non saprei misurarlo». Panarari è più netto: «I media di sinistra hanno attaccato Vannacci con forza. Lui stesso ammette di essere diventato “più visibile grazie a Repubblica”. Sfrontato ma vero: i contrari hanno creato un effetto spillover».

C’è da chiedersi, a questo punto, quanto abbia funzionato e quanto funzionerà la strategia di Giorgia Meloni verso il suo competitor all’estrema destra. «Finora la premier ha cercato di non dargli spazio, poi, nella logica del presidio del proprio elettorato lo ha dovuto attaccare e gli ha dato dignità politica di competitor», ammette Panarari. Tuttavia, assicura Vassallo, «al momento prevale la strategia di non prendere Vannacci nella coalizione». Il che si spiega così: «Fin qui la premier ha enfatizzato la stabilità del governo e la coerenza della linea politica: in campagna elettorale non vuole mettere in crisi questo modello su questioni vitali come la politica estera italiana ed europea».
Sul piano delle relazioni tra alleati, poi, «accogliere Vannacci sarebbe uno schiaffone plateale a Matteo Salvini».

Il nodo del premio di maggioranza

Non solo. Secondo Vassallo, «dentro Futuro nazionale si sono insediati componenti della storia della “fiamma” che Fratelli d’Italia ha cercato di tenere ai margini nello sforzo di emendarsi da riferimenti espliciti a concetti e simboli che richiamano il fascismo». Un sostegno a questa strategia lo danno anche Elly Schlein e Giuseppe Conte.

«Se il campo largo si presenterà nelle condizioni che fa intuire oggi – conflittualità profonda tra le principali componenti, incertezze e ambiguità su Ucraina e politica estera – per Meloni giocare la partita senza avere Vannacci in squadra potrebbe significare intercettare una parte di voto moderato che non si riconosce nel Pd attuale. L’accordo con “Sud chiama Nord”, la formazione di Cateno De Luca, la avvicina al traguardo del 42%». La sfida tra i due poli si gioca proprio nella capacità di raggiungere la soglia. Ma quanto inciderà l’incastro delle norme della nuova legge elettorale? «Tutte le leggi elettorali sono concepite per favorire le forze che le fanno: questa è un tentativo sfacciato per favorire il destracentro di governo anche prima dell’apparizione di Vannacci.

Fuori o dentro la coalizione

Per raggiungere la soglia – spiega Panarari – Meloni vuole costruire un patchwork più largo per evitare l’ipoteca putiniana di Vannacci sulla coalizione. L’intervista dei giorni scorsi dell’ambasciatore russo in Italia, Alexei Paramonov che esalta quella parte di società italiana che si oppone al “coinvolgimento in una guerra contro la Russia” è stata chiarissima in tal senso. Per Meloni, Vannacci in maggioranza è perfino peggio della Lega salviniana, quindi tutti i meccanismi della legge elettorale saranno utilizzati per penalizzare il generale e valorizzare un assetto allargato ad altri soggetti come Cateno De Luca».

Al netto della raccolta delle firme, considerata realistica per Futuro nazionale, Vassallo ricorda che «questa legge più di altre rende evidente la competizione per il governo. Meloni cercherà di giocare su questo. Ovviamente, senza alleanza con FN, la competizione diventa più aperta, ma intuisco che Meloni consideri sensato assumere questo rischio». Del resto, conclude Panarari, l’idea di Fdi come partito “pigliatutto” e “della nazione” esclude l’opzione di non avere nemici a destra.

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