Cambia il quadro del presunto piano contro RAF Fairford: nessun esplosivo trovato nei tre furgoni e i cinque arrestati sono stati rilasciati su cauzione. Restano sotto indagine mentre gli investigatori continuano a seguire diverse piste
Nessun esplosivo trovato nei tre furgoni fermati vicino alla base britannica di RAF Fairford e i cinque i giovani arrestati rilasciati su cauzione. A poco più di 48 ore dall’allarme terrorismo scattato nel Gloucestershire, il quadro del presunto piano per colpire una delle basi militari più strategiche per gli Stati Uniti in Europa, è poco lineare.
I cinque, tutti cittadini britannici tra i 23 e i 25 anni, erano stati arrestati domenica con l’ipotesi iniziale di reati legati agli esplosivi e successivamente anche con quella di preparazione di un atto terroristico.
Restano sotto indagine e sono sottoposti a rigide condizioni sulla libertà di movimento e sui contatti con altre persone. Il loro rilascio ha però aperto nuovi interrogativi su quanto sia realmente accaduto nei pressi della base.
Il New York Times osserva che la legislazione antiterrorismo britannica concede alle autorità ampi margini per trattenere i sospetti e che la concessione della cauzione può indicare che, a quel punto, non fossero stati raccolti elementi sufficienti per collegare i cinque a uno specifico atto terroristico.
Nessun esplosivo nei tre furgoni
Secondo quanto riportato dai media britannici, gli accertamenti sui tre van fermati vicino alla base non hanno portato al ritrovamento di esplosivi. Gli stessi veicoli erano stati sottoposti per ore a verifiche approfondite con l’intervento di artificieri militari ed esperti forensi.
È un elemento che ridimensiona le prime ricostruzioni circolate nelle ore successive agli arresti, quando si era parlato di materiale esplosivo e di un possibile attentato sventato. Non chiude però l’indagine.
Il responsabile dell’antiterrorismo britannico Laurence Taylor ha precisato che i cinque rimangono sotto indagine e sono sottoposti a «rigide condizioni» sugli spostamenti e sui contatti. Gli investigatori continuano inoltre a valutare tutte le possibili piste, compresa quella di persone che possano aver agito, consapevolmente o meno, per conto di uno Stato straniero.
Trump: «Li tenevamo d’occhio da tempo»
A rendere ancora meno chiaro il quadro sono le dichiarazioni del presidente americano Donald Trump. Domenica aveva sostenuto che i cinque intendessero provocare «gravi danni» alla base e che fossero sotto osservazione «da molto tempo».
La polizia britannica, però, non ha confermato che le autorità britanniche e americane stessero già sorvegliando i sospetti. Taylor ha detto di essere a conoscenza delle speculazioni su quanto fosse noto prima degli arresti, precisando però che non sempre può rendere pubbliche informazioni di questo tipo.
Trump ha poi evocato un possibile collegamento con l’Iran, senza fornire dettagli, e si è detto sorpreso dalla decisione di rilasciare i cinque: «Io non l’avrei fatto».
La testimone e gli orari che non coincidono
C’è poi un altro elemento ancora da chiarire. Un’agricoltrice della zona ha raccontato alla BBC di aver visto un gruppo di uomini incappucciati e mascherati nei campi vicino alla base. Sostiene di aver chiamato la polizia.
La sua ricostruzione presenta però una discrepanza rispetto alla cronologia fornita dalle autorità. La donna dice di aver telefonato al numero di emergenza all’1,36 di domenica mattina. La polizia afferma invece di aver ricevuto la prima chiamata alle 00,45 e che gli uomini furono arrestati poco dopo.
Il ministro britannico della Difesa Wes Streeting ha ringraziato la signora, sottolineando però che poteva aver una visione parziale di quanto stava accadendo.
La pista iraniana resta da dimostrare
Il coinvolgimento di un Paese straniero rimane una delle piste esaminate, ma la polizia britannica non ha attribuito pubblicamente l’episodio né all’Iran né alla Russia.
Taylor ha confermato che gli investigatori stanno considerando anche la possibilità che individui o intermediari abbiano agitoper conto di uno Stato straniero. L’ambasciata iraniana a Londra ha respinto categoricamente quelle che ha definito «speculazioni infondate e malevole» su un possibile coinvolgimento di Teheran.
Perché Fairford è una base strategica
RAF Fairford è una base britannica utilizzata anche dall’aviazione statunitense e capace di ospitare bombardieri strategici americani. Dalla base sono partite missioni americane a lungo raggio contro l’Iran durante la guerra iniziata quest’anno.
Proprio l’utilizzo di Fairford nelle operazioni americane ha alimentato fin dalle prime ore l’ipotesi di una matrice iraniana. Il 23 luglio i Pasdaran avevano avvertito il Regno Unito che la decisione di consentire attacchi statunitensi da una base britannica avrebbe reso il Paese «un obiettivo legittimo» per le forze iraniane.
È un precedente che spiega l’attenzione sulla pista iraniana, ma non costituisce una prova di un coinvolgimento di Teheran nell’episodio di Fairford.






























