Il terremoto della Sassonia-Anhalt scuote la Germania. L’AfD apre al dialogo con gli altri partiti, il Bsw è pronto a parlarle e nella Cdu cresce la pressione su Merz. La Brandmauer resta in piedi, ma è sempre più difficile
Sven Schulze vince per un voto la guerra interna alla Cdu della Sassonia-Anhalt: 8 a 7. Il premier uscente, travolto alle urne dall’avanzata dell’AfD, conquista la guida del gruppo.
È l’ultima immagine del terremoto nazionale aperto dal voto di Magdeburgo. Friedrich Merz è sotto assedio. Il cancelliere si dice sconvolto, ammette che la Cdu di Adenauer è stata «scossa nelle fondamenta», ma non arretra: «Arrendermi non è un’opzione». Promette però di cambiare, riconoscendo di non essere riuscito a parlare a una parte del Paese: servono «compassione, empatia ed emozioni».
Merkel: «Mi si spezza il cuore»
Nella Cdu, intanto, crescono le voci che ne chiedono la sostituzione. Angela Merkel usa parole ancora più drammatiche. «Da membro della Cdu, mi si spezza il cuore». Il successo dell’AfD è «semplicemente scioccante». Per l’ex cancelliera non è una normale sconfitta: è «una frattura, una vera e propria frattura nella storia della Repubblica Federale».
Mentre i cristiano-democratici fanno i conti con il crollo, l’AfD passa all’incasso politico. Tobias Rausch annuncia lettere a tutti i partiti del Landtag per avviare colloqui esplorativi. Non ha la maggioranza assoluta, ma si dice pronto al dialogo e ai compromessi.
La Brandmauer alla prova dei numeri
È qui che si apre la partita decisiva: la Brandmauer, il muro eretto contro ogni collaborazione con l’AfD. Ufficialmente resta in piedi. Nei fatti è sottoposto alla prova dei numeri. Il Bsw di Sahra Wagenknecht è pronto a parlare «con chiunque», AfD compresa, e propone un premier apartitico. Tino Chrupalla respinge: per l’AfD c’è un solo candidato, Ulrich Siegmund. Wagenknecht sostiene che proprio Siegmund guarda alla Cdu per trovare i voti.
Intanto il Bsw annuncia che voterà un esponente AfD alla presidenza del Parlamento regionale: non una coalizione, ma un precedente pesante.
Il programma di Siegmund
Siegmund, 35 anni, promette nei primi cento giorni lo stop al sistema attuale di finanziamento della radiotelevisione pubblica, bandiere tedesche sugli edifici e una campagna per rilanciare l’orgoglio nazionale. Sull’immigrazione promette «deportazioni dal primo minuto».
L’AfD davanti alla Cdu nei sondaggi
Il terremoto regionale si misura ormai su scala federale. Il sondaggio Rtl assegna all’AfD il 28%, davanti a Cdu-Csu al 21. E la vittoria riapre le divisioni nella grande coalizione: l’Spd chiede modifiche alle riforme su pensioni e welfare, mentre gli analisti temono ritardi o persino il fallimento dell’agenda di Merz.
Il cancelliere aveva promesso di rilanciare l’economia con riforme e investimenti, sostenuti anche da un fondo infrastrutturale da 500 miliardi. L’economia migliora, ma troppo lentamente per trasformarsi in consenso. Lars Klingbeil difende intanto il nuovo debito per difesa e infrastrutture: gli investimenti saliranno a 117,5 miliardi nel 2027 contro i 78,9 del 2025. Il ministro Johann Wadephul avverte contro il ritorno alle soluzioni nazionali.
Da Mosca a Musk, le reazioni al voto
Merz evoca la soddisfazione di Mosca per il voto; il Cremlino replica accusandolo di «russofobia» e di un’«ossessione per la persecuzione». Intanto il successo di Siegmund viene salutato dal fronte sovranista internazionale, da Mosca a Elon Musk, mentre in Italia Roberto Vannacci parla di un’Europa che cambia e di popoli che «rialzano la testa».
In Francia, a sette mesi dalle presidenziali, Gabriel Attal parla di «vero campanello d’allarme» e avverte: il solo baluardo contro l’estrema destra non è un progetto politico sufficiente.
Merkel dice che il cuore si spezza. Merz giura che non si arrenderà. La Cdu si divide. L’AfD chiama tutti al tavolo. Il muro è ancora in piedi. Ma la Germania, per la prima volta, discute apertamente di quanto potrà resistere.
































