28 Agosto 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

28 Ago, 2026

Ucraina, ex ministro Fedorov consulente di Crosetto per l’innovazione nella Difesa

L’ex ministro della Difesa ucraino Mykhailo Fedorov sarà consulente di Guido Crosetto per l’innovazione nel settore della difesa


L’ex ministro della Difesa ucraino Mykhailo Fedorov diventerà il consulente del ministro della Difesa italiano Guido Crosetto in materia di innovazione nel settore della difesa. A comunicarlo, ieri, è stato proprio l’influente innovatore del mondo del tech ucraino recentemente allontanato dal Presidente Volodymyr Zelensky con una mossa molto discussa dalle parti di Kiev. «Ho ringraziato Guido per il suo sostegno personale e per l’offerta di diventare suo consulente per l’innovazione nella difesa», ha scritto Fedorov sui social. Prima di aggiungere che «in questo ruolo, aiuterò l’Italia a sviluppare tecnologie belliche moderne, a migliorare il settore della difesa e ad adattarsi alle nuove sfide alla sicurezza globale».

Ed effettivamente chi, meglio di Fedorov, può aiutare un Paese come l’Italia a potenziare il proprio comparto della difesa viste le innovazioni da lui apportate mentre si trovava al Ministero della Difesa di Kiev. Oltre che la sua ben nota capacità di cogliere con successo i cambiamenti della guerra moderna, legandoli a quelli del mondo della tecnologia civile.

Crosetto aveva già offerto la posizione a Fedorov a luglio chiamando l’ex ministro proprio il giorno dopo il suo licenziamento. Crosetto, a quanto pare, voleva a Roma l’ucraino che si è dimostrato in grado di «cambiare completamente le regole del gioco sul campo di battaglia». E alla fine ci è riuscito, sebbene Fedorov abbia chiarito esplicitamente che questo passo non farà venire meno gli obblighi verso il suo Paese.

Kiev guarda ai negoziati

E proprio nel suo Paese, nel frattempo, si fa un timido passo in avanti, anche se la guerra non rallenta. Sembra infatti muoversi qualcosa sul fronte diplomatico del violento conflitto tra Kiev e Mosca. Non abbastanza, naturalmente, da poter parlare di una vera svolta e nemmeno, per il momento, di una concreta prospettiva di pace. Ma dopo mesi nei quali le trattative sembravano procedere a passo di gambero, dagli ucraini arriva ora un’indicazione diversa: i negoziati potrebbero riprendere molto presto, sebbene non prima di diversi mesi.

Ad annunciare questo inaspettato sviluppo è stato ieri Kyrylo Budanov, tra i principali consiglieri di Zelensky e rappresentante di Kiev nei colloqui, secondo cui le prossime discussioni riguarderanno soprattutto gli aspetti tecnici e la preparazione di «qualcosa di grande». Una formula volutamente vaga, che tuttavia lascia intravedere un cambiamento rispetto alla situazione degli ultimi mesi.

Budanov, però, non si illude. Anzi, considera «irrealistico» pensare che la guerra possa finire entro poco tempo, o senza enormi complessità negoziali. Per l’ucraino, infatti, vista la poca disponibilità russa a raggiungere una tregua la guerra non potrà che proseguire almeno per tutto l’inverno, e forse persino fino a primavera inoltrata prima di avere passi in avanti negoziali.

Mosca non sembra voler fare concessioni

Il problema, come sempre, è che per arrivare alla pace occorre che entrambe le parti siano disposte a fare un passo nella stessa direzione. Che entrambi gli attori siano disposti a danzare. E almeno per ora Mosca non sembra intenzionata a scendere in pista, o almeno non a farlo seriamente.

La Russia continua infatti a combattere sul fronte del Donbass e, parallelamente, ad aumentare la pressione sulle infrastrutture ucraine. Ieri, in tal senso, nuove ondate di droni hanno colpito Kiev e le regioni circostanti, danneggiando abitazioni, magazzini e strutture industriali e provocando almeno una vittima. Secondo le autorità ucraine, la regione della capitale è stata attaccata 38 volte nell’arco di 24 ore.

Un logoramento che sembra essere precisamente l’obiettivo della strategia russa: colpire ripetutamente, anche con piccoli gruppi di droni, per consumare le difese antiaeree già ridotte agli sgoccioli e sfinire la popolazione.

La guerra continua mentre si parla di pace

Mentre si torna a parlare di negoziati, dunque, i missili continuano a piovere sull’Ucraina. Una contraddizione solo apparente. Sul campo, infatti, ciascuna delle due parti cerca di arrivare al tavolo con la posizione di partenza più forte possibile, per poter negoziare chiedendo di più. Così da poter pretendere cessioni maggiori dalla controparte. E Kiev, consapevole delle difficoltà che la attendono nei prossimi mesi, sta tentando di dimostrare di poter ancora colpire in profondità il territorio russo.

È in questo contesto che va letto l’attacco rivendicato ieri da Zelensky contro un bombardiere strategico russo Tu-95MS nella base aerea di Engels. Si tratta degli aerei impiegati da Mosca per lanciare missili contro l’Ucraina, già presi di mira in passato, e, secondo il presidente ucraino, l’operazione sarebbe stata condotta dall’unità Alpha dei servizi di sicurezza interni, già ben nota per questo tipo di operazioni.

Nella stessa notte sarebbe stato colpito anche un impianto di raffinazione nella regione di Yaroslavl, a circa mille chilometri dalla linea del fronte. Un’altra dimostrazione della capacità ucraina di portare la guerra ben oltre i propri confini e di rispondere ai continui bombardamenti russi con colpi mirati e precisi a infrastrutture e centri strategici degli avversari. In un’escalation che sta portando entrambi i belligeranti a incrementare progressivamente il numero e la letalità di questi attacchi, con evidenti e gravi conseguenze per le rispettive popolazioni.

Washington cerca una via diplomatica

Ed è proprio questa escalation a rendere forse più interessanti le aperture verso un ritorno dei contatti diplomatici. Perché mentre Kiev parla di preparare «qualcosa di grande», Washington sembra muoversi per evitare che quel qualcosa sia semplicemente un’altra fase della guerra.

Stando a quanto continua ad emergere circa l’incontro tra il direttore della CIA John Ratcliffe e il capo dell’FSB Alexander Bortnikov a Mosca dei giorni scorsi, infatti, l’americano avrebbe portato ai vertici russi un messaggio piuttosto semplice: sarebbe il momento di trovare un accordo prima che la situazione militare ed economica della Russia peggiori ulteriormente. Non ci sarebbero dunque state minacce né ultimatum, ma solo un modo per rendere il Presidente Vladimir Putin edotto sulla situazione dei suoi soldati al fronte.

Un dettaglio tutt’altro che secondario. Gli analisti della CIA, secondo quanto riportato dalla stampa americana, si interrogano infatti da tempo sulla qualità delle informazioni che arrivano a Putin e sulla possibilità che i suoi consiglieri non gli stiano fornendo una rappresentazione completamente onesta dell’andamento della guerra e dei suoi costi. Washington sembra dunque preferire, almeno per ora, la persuasione alla pressione pubblica.

Un piccolo spiraglio nei negoziati

Nel complesso, dunque, la situazione resta volatile. L’apertura a possibili contatti tra Kiev e Mosca, seppur riguardante per ora soltanto «il lato tecnico delle cose e i preparativi per qualcosa di grande», è un segnale incoraggiante. Ma rimane, appunto, soltanto un segnale. Di concreto non c’è ancora nulla e le minacce di Mosca contro alcuni Paesi europei dei giorni scorsi non fanno pensare che il Cremlino abbia davvero intenzione di abbassare la tensione.

LEGGI Crosetto, l’allarme sulla follia della guerra e la dipendenza europea

Eppure, proprio perché la guerra continua a diventare più costosa e imprevedibile, anche un piccolo spiraglio diplomatico merita di essere osservato con attenzione. Dagli aspetti tecnici si può infatti arrivare ai grandi nodi politici, ma soltanto se esiste un canale attraverso cui discuterne. Per ora quel canale sembra almeno tornare ad aprirsi. Non significa che la pace sia vicina, né che Kiev e Mosca siano pronte a fare concessioni.

Significa però che, dopo mesi di guerra e di diplomazia a rilento, le due parti potrebbero tornare a parlarsi. E in un conflitto che continua a rischiare di allargarsi, anche questo è già qualcosa.

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