Dopo la seconda ondata migratoria fermata dal Marocco, Ceuta resta sotto pressione. Vivas accusa Madrid di passività e fissa un ultimatum di trenta giorni prima di coinvolgere magistratura. Sánchez riunisce i ministri
Trenta giorni. È il termine imposto da Juan Jesús Vivas, presidente di Ceuta, al governo di Pedro Sánchez per riportare l’exclave alla normalità. Poi arriveranno magistratura e altri organi dello Stato. L’ultimatum arriva dopo la seconda ondata annunciata per Ferragosto e fermata dal Marocco: nessun nuovo ingresso, ma dentro Ceuta restano migliaia di migranti, strutture sature e una crisi istituzionale.
Vivas, esponente del Partito popolare, accusa Madrid di “passività”, “mancanza di volontà” e di non aver dato una risposta adeguata. Nei primi giorni di agosto, sostiene, il governo avrebbe cercato di “nascondere la realtà”, dichiarando ripristinata la normalità. Restano da identificare le persone presenti dopo gli arrivi del 30 e 31 luglio, chiarire i procedimenti di rimpatrio o espulsione, garantire la sicurezza del confine e definire un piano per la ripresa economica e sociale.
Il presidente teme un calcolo politico: Madrid potrebbe non voler disturbare i rapporti con Rabat. Ha evocato un piano concepito dall’altra parte della frontiera per colpire Ceuta fino alla “caduta definitiva”: “Spero che non sia questo il motivo”. “Il governo è una parte molto importante dello Stato, ma non è tutto lo Stato”. “I ceutini non si arrenderanno”.
Migliaia di migranti ancora nell’exclave
I numeri spiegano la pressione. Tra il 30 e il 31 luglio entrarono illegalmente circa 72 mila persone secondo Madrid, oltre 80 mila secondo stime più ampie. Circa 70 mila tornarono in Marocco nelle 48 ore successive. Oggi l’esecutivo stima circa 5 mila migranti ancora nell’exclave; Ceuta ne indica fra 8 mila e 12 mila, compresi almeno 1.900 minori non accompagnati.
La situazione resta precaria. Centinaia hanno protestato chiedendo asilo; altri sono sulla spiaggia di El Trampolín, in ricoveri di fortuna o fuori dai centri saturi. La Croce Rossa distribuisce circa 4 mila kit alimentari al giorno e ha effettuato oltre 4 mila interventi sociosanitari. Sono stati assistiti 5.800 migranti: 3.500 attraverso l’assistenza primaria e 2.300 in ospedale. Resta l’allerta sanitaria, con casi di tubercolosi segnalati.
Lo scontro tra Ceuta e Madrid
Lo scontro con Madrid si inasprisce. La ministra della Sanità Mónica García accusa Vivas di non aver predisposto rapidamente “spazi sicuri e salubri”. Ricorda il 2021, quando Ceuta accolse circa 10 mila persone. García, settima ministra arrivata nell’exclave dall’inizio della crisi, oltre a Sánchez, difende la presenza del governo e il gabinetto di crisi, ma chiede igiene, alimentazione, acqua e possibilità di isolamento. Ha inoltre chiesto un’analisi sul ruolo del Marocco nell’afflusso di luglio. Il colloquio con Vivas era stato, ha detto, “molto cordiale”.
Madrid mette sul tavolo 1.500 nuovi posti temporanei. La ministra dell’Inclusione Elma Saiz indica quattro dispositivi: Hípica, un vecchio campo della caserma di Cavalleria, El Guano e un parcheggio a Loma Colmenar messo a disposizione da Ceuta. Saiz seguirà l’allestimento.
Sánchez ha riunito sette ministri: Economia, Carlos Cuerpo; Esteri, José Manuel Albares; Difesa, Margarita Robles; Interno, Fernando Grande-Marlaska; Politica territoriale, Ángel Víctor Torres; Inclusione, Elma Saiz; Gioventù e Infanzia, Sira Rego. È la seconda riunione sulla crisi. Madrid non prevede cambiamenti sostanziali nella strategia verso Rabat, nonostante le critiche sull’allentamento dei controlli marocchini e la necessità della cooperazione di Rabat per il ritorno dei migranti.
Ferragosto, il Marocco blocca la seconda ondata
Poi Ferragosto. L’assalto annunciato sui social non c’è stato. Il Marocco ha schierato lacrimogeni, elicotteri, droni e cani, bloccando i gruppi sulle alture. Quasi 300 persone sono state fermate, in maggioranza subsahariane e con una cinquantina di magrebini; altre sono state arrestate per avere promosso la migrazione irregolare sui social.
I fermati sono stati allontanati dalla frontiera, alcuni trasferiti nel sud del Marocco, anche a oltre 800 chilometri da Ceuta. Circa 500 potrebbero essere rimasti nascosti nei boschi. Questa volta Rabat non ha lasciato passare nessuno. La seconda ondata è stata prevenuta, ma la crisi interna resta.
L’ultimatum di Vivas: trenta giorni
Vivas ha annunciato incontri con la presidente del Tribunale Supremo, María Isabel Perelló, e con il presidente della Corte Costituzionale, Cándido Conde-Pumpido: “Il potere giudiziario è la pietra angolare dello Stato di diritto”. Poi, se necessario, coinvolgerà Cortes Generales, comunità autonome, federazione dei comuni e altri organi dello Stato.
Ferragosto ha evitato il peggio, non ha chiuso la partita. Madrid mette sul tavolo posti, assistenza e coordinamento. Vivas pretende sicurezza, procedure, rimpatri e una strategia per restituire la normalità. Il conto alla rovescia è iniziato: trenta giorni. Poi la crisi migratoria rischia di diventare crisi istituzionale, con Vivas pronto a portare lo scontro davanti alla magistratura.






























