Iran e Oman sono vicini all’intesa tecnica sulle nuove rotte commerciali nello Stretto, che però non riaprirà automaticamente. Il vicepresidente americano ammette che il confronto sarà complesso. Trump smentisce l’allarme sulle scorte di munizioni e annuncia la caccia alle fonti delle indiscrezioni
Iran e Oman sono vicini a definire il nuovo assetto delle rotte commerciali nello Stretto di Hormuz, ma la riapertura della principale arteria energetica del mondo resta ancora lontana.
Il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi ha spiegato che i due Paesi hanno ormai raggiunto un’intesa di massima sul nuovo corridoio marittimo, precisando però che l’accordo non comporta automaticamente la riapertura dello Stretto.
Teheran smentisce inoltre qualsiasi trattativa con Washington. I colloqui in corso, afferma il governo iraniano, sono esclusivamente bilaterali con l’Oman.
Nuove rotte, ma Hormuz resta chiuso
Secondo Gharibabadi, i negoziati vanno avanti da oltre tre settimane e hanno già definito gran parte delle nuove rotte di ingresso e uscita per le navi commerciali.
L’intesa prevede anche un centro congiunto di coordinamento tra Iran e Oman per gestire il traffico navale, la raccolta delle informazioni sulle imbarcazioni e gli aspetti di sicurezza e sovranità.
Il progetto segnerebbe un cambiamento storico: parte delle nuove corsie marittime attraverserebbe infatti le acque territoriali iraniane, superando il sistema utilizzato per decenni che faceva transitare il traffico commerciale quasi esclusivamente nelle acque dell’Oman.
Il nuovo schema dovrebbe essere sperimentato per un periodo compreso tra due e quattro mesi, ma la sua entrata in vigore dovrà essere autorizzata dalla leadership iraniana.
«Questa intesa, di per sé, non significa che lo Stretto di Hormuz sarà riaperto», ha precisato il viceministro.
Le condizioni poste da Teheran
Secondo l’Iran, la riapertura dipende soprattutto dagli Stati Uniti. Gharibabadi accusa Washington di avere ripristinato il blocco navale, ripreso le ostilità e reintrodotto le sanzioni contro Teheran. Per questo motivo, sostiene, le condizioni politiche per riaprire completamente Hormuz non sono ancora soddisfatte.
La posizione smentisce anche le indiscrezioni circolate nelle ultime ore secondo cui sarebbero in corso negoziati diretti tra Iran e Stati Uniti.
Vance: «I negoziati saranno complicati»
Mentre Teheran nega l’esistenza di colloqui con Washington, il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance ha avvertito che i negoziati di pace con l’Iran saranno «complicati» e richiederanno tempo.

«Gli iraniani sono persone estremamente difficili» e il loro è «un sistema frammentato», ha detto in un’intervista a Fox News. «Il nostro compito è orientarci dentro questa situazione e ottenere il miglior risultato per il popolo americano, ma anche per il presidente degli Stati Uniti».
Secondo Vance, il punto d’arrivo sarà favorevole a Washington, anche se il percorso resterà incerto. «Sarà complicato e ci vorrà del tempo per arrivarci», ha spiegato, aggiungendo che i prezzi del petrolio dovrebbero scendere e restare bassi, che l’Iran non avrà mai un’arma nucleare e che gli Stati Uniti usciranno dalla crisi in una posizione più forte.
Trump: «Abbiamo enormi scorte di missili»
Intanto Donald Trump ha cercato di rassicurare sull’efficienza dell’apparato militare americano dopo le notizie, pubblicate anche da CNN, secondo cui il Pentagono avrebbe ormai consumato circa l’80% degli intercettori del sistema antimissile THAAD e una quota consistente dei missili Patriot.
«Gli Stati Uniti hanno enormi quantità di munizioni, soprattutto di alcuni tipi», ha scritto il presidente americano su Truth Social.
«Inoltre, grandi quantità vengono prodotte e spedite negli Stati Uniti secondo le necessità. Le aziende della difesa stanno costruendo il più alto numero di impianti e fabbriche nella storia del nostro Paese. Le “talpe”»” che hanno diffuso queste dichiarazioni traditrici sono oggetto di una caccia serrata. Chiederemo condanne a lunghe pene detentive!»

Le sue dichiarazioni arrivano dopo che diversi comandanti militari avevano espresso preoccupazione per scorte definite «pericolosamente basse».
Nuovi attacchi nel Golfo di Aden
Nel frattempo proseguono gli attacchi contro la navigazione commerciale. I ribelli Houthi, sostenuti dall’Iran, hanno rivendicato un attacco contro la petroliera saudita Daisy nel Golfo di Aden, sostenendo di aver colpito la nave con un missile balistico e di averla costretta a invertire la rotta.
L’episodio conferma che, nonostante i progressi diplomatici sul dossier Hormuz, le principali rotte marittime della regione restano altamente instabili.
Nuovi raid israeliani nel sud del Libano
Israele ha lanciato nuovi attacchi nell’area di Tiro, nel sud del Libano, ferendo almeno quattro persone, secondo l’agenzia di stampa statale libanese Nna. Droni hanno colpito la vicina località di Al-Burj Al-Shamali, poi attaccata anche da un caccia israeliano. L’agenzia riferisce che numerosi residenti sono stati visti fuggire verso Tiro.
Israele ha inoltre colpito con tre raid aerei la cittadina di Al-Mansouri e le aree circostanti, a sud di Tiro.
Interrotti in anticipo i colloqui di Roma
I negoziati tra Israele e Libano mediati dagli Stati Uniti a Roma si sono conclusi mercoledì prima del previsto, proprio mentre riprendevano gli attacchi israeliani nel sud del Paese. Nelle stesse ore, le Forze di difesa israeliane hanno annunciato la morte di due soldati durante operazioni condotte mercoledì nel Libano meridionale.






























