5 Agosto 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

5 Ago, 2026

Iran e Oman trovano l'accordo su Hormuz. Teheran: «Ma lo Stretto non riapre subito»

Thaad, 'Terminal high-altitude area defense'

Iran e Oman trovano l’accordo su Hormuz, ma lo Stretto resta chiuso. Trump alterna aperture e minacce, mentre gli Stati Uniti hanno quasi esaurito gli intercettori del sistema antimissile


Iran e Oman hanno raggiunto un accordo sulle nuove rotte marittime nello Stretto di Hormuz e stanno ultimando una dichiarazione congiunta. L’annuncio arriva dal ministero degli Esteri di Teheran, che parla di un’intesa sulle caratteristiche geografiche del nuovo corridoio di navigazione. Ma la riapertura della principale arteria energetica mondiale non sarà immediata.

Secondo fonti iraniane, infatti, l’accordo riguarda esclusivamente Teheran e Muscat e «non ha nulla a che vedere con gli Stati Uniti». Lo Stretto resterà chiuso finché Washington non cambierà atteggiamento e non cesseranno quelle che l’Iran definisce «violazioni» americane.

Donald Trump continua comunque ad alternare minacce e aperture diplomatiche. Prima di imbarcarsi sull’Air Force One aveva dichiarato che un accordo sulla riapertura dello Stretto di Hormuz sarebbe potuto arrivare «oggi o domani».

«Sono stati fatti molti progressi. Mi hanno chiamato e mi hanno detto: “Per favore, parliamone”. Vogliono parlare».

Axios aveva anticipato che Washington puntava ad annunciare un accordo provvisorio di 60 giorni con Iran e Oman sulla riapertura dello Stretto di Hormuz. L’intesa avrebbe dovuto rilanciare anche il negoziato sul nucleare e riconoscere temporaneamente a Teheran alcuni poteri di controllo sul traffico marittimo.

Il Qatar, che continua a svolgere un ruolo di mediazione, parla di bozze «in fase molto avanzata», pur precisando che tra Stati Uniti e Iran non esistono ancora colloqui diretti.

Trump: «Hormuz riaprirà o colpiremo ancora»

In un’intervista precedente rilasciata a Fox News, Trump ha sostenuto che con l’Iran sono in corso «ottime discussioni», ma ha ribadito che, se Teheran dovesse tirarsi indietro dagli impegni assunti, gli Stati Uniti torneranno ad attaccare.

Il presidente Usa dichiara da diversi giorni di aspettarsi una riapertura dello Stretto di Hormuz «molto presto». In caso contrario, è pronto ad autorizzare una nuova offensiva militare.

LA GUERRA GIORNO PER GIORNO

Le scorte Usa sono quasi finite

Secondo CNN che cita fonti interne, il Pentagono avrebbe ormai consumato quasi l’80% degli intercettori del sistema antimissile THAAD e circa la metà dei missili Patriot dall’inizio della guerra con l’Iran. Numeri che alti comandanti militari definiscono ormai «pericolosamente bassi».

II dato emerge mentre, nonostante l’intesa raggiunta tra Iran e Oman, resta aperto il confronto diplomatico con Washington sulla riapertura effettiva dello Stretto di Hormuz.

Le scorte di missili preoccupano anche gli alleati

La riduzione delle riserve di intercettori non allarma soltanto il Pentagono. Secondo CNN, anche diversi alleati del Golfo sono preoccupati per la capacità degli Stati Uniti di garantire la difesa aerea in caso di nuove rappresaglie iraniane.

Il consumo di missili THAAD e Patriot è stato infatti molto superiore alle previsioni e alimenta dubbi sulla capacità americana di sostenere un conflitto prolungato senza compromettere la propria prontezza operativa.

Che cos’è il sistema antimissile Thaad

Il Thaad, acronimo di Terminal High Altitude Area Defense, è uno dei principali sistemi antimissile statunitensi. Prodotto da Lockheed Martin, è progettato per intercettare missili balistici a corto e medio raggio nella fase finale della loro traiettoria. Anche ad alta quota e fuori dall’atmosfera.

Una batteria è composta da sei lanciatori con otto intercettori ciascuno, un radar, una centrale di controllo del fuoco e mezzi per il rifornimento. I missili hanno un raggio operativo di circa 150-200 chilometri e distruggono il bersaglio con un impatto diretto, senza testata esplosiva.

Il punto di forza è soprattutto il radar, capace di individuare e seguire minacce a migliaia di chilometri di distanza. Il sistema può inoltre lavorare insieme ad altre difese, come i Patriot. Proprio per questo il consumo di quasi l’80% degli intercettori Thaad dall’inizio della guerra rappresenta un problema serio per gli Stati Uniti. Sono munizioni sofisticate, costose e difficili da sostituire rapidamente.

Attacco a una nave indiana davanti allo Yemen

Nel frattempo continuano gli episodi che confermano l’instabilità della regione. Un’imbarcazione battente bandiera indiana è stata colpita e affondata al largo delle coste dello Yemen da un proiettile, secondo quanto riferito dalle autorità di Nuova Delhi.

Tutti i 14 membri dell’equipaggio, di cui 13 cittadini indiani, sono stati soccorsi dalla Guardia costiera yemenita. L’India ha condannato l’attacco. Secondo il governo yemenita riconosciuto a livello internazionale, il raid è stato compiuto dagli Houthi filo-iraniani con un’imbarcazione carica di esplosivo. Il gruppo non ha rivendicato l’azione. L’episodio conferma come il rischio per la navigazione commerciale resti elevato anche nel Mar Rosso.

L’accordo tra Iran e Oman è il primo passo verso una possibile de-escalation, ma non riapre Hormuz. Tra le condizioni poste da Teheran, le minacce di Trump e gli attacchi che continuano nel Mar Rosso, il principale corridoio energetico del mondo resta al centro di una crisi ancora senza una vera soluzione.

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