Washington colpisce centri di comando, difese aeree e strutture militari iraniane. Teheran risponde contro le basi Usa nella regione, ma segnala che la porta ai colloqui resta aperta
Gli Stati Uniti ampliano gli obiettivi militari in Iran e Teheran risponde estendendo gli attacchi contro le basi americane nella regione. Per il sesto giorno consecutivo il confronto sullo Stretto di Hormuz continua ad allargarsi.
Secondo il Comando centrale delle forze armate statunitensi (Centcom), nella notte le forze Usa hanno colpito centri di comando iraniani. Sistemi di difesa aerea. Infrastrutture per missili e droni e strutture di sorveglianza costiera in diverse località del Paese, compresa Bandar Abbas, il principale porto iraniano sul Golfo Persico.
L’obiettivo è ridurre la capacità di Teheran di minacciare la navigazione nello Stretto di Hormuz.
La risposta dell’Iran
I pasdaran hanno annunciato di aver lanciato una nuova offensiva contro una base aerea statunitense in Giordania, sostenendo di aver risposto agli attacchi americani nei pressi di un ospedale oncologico pediatrico in Iran. Secondo i pasdaran, due ondate di missili balistici hanno preso di mira installazioni militari utilizzate dagli Stati Uniti.
La Giordania ha però dichiarato di aver intercettato otto missili iraniani senza registrare vittime né danni. Il Kuwait ha riferito che i propri sistemi di difesa aerea hanno neutralizzato alcuni obiettivi ostili diretti verso il Paese.
Le minacce di Teheran
L’Iran ha anche alzato il livello dello scontro sul piano politico. Il portavoce militare Ebrahim Zolfaghari ha minacciato di colpire «tutte le infrastrutture della regione» se il presidente americano Trump darà seguito alle sue minacce di attaccare infrastrutture civili iraniane. Come ponti e centrali elettriche.
Le dichiarazioni arrivano dopo che, nelle ultime ore, Trump ha riunito i vertici della sicurezza nazionale per valutare un possibile ampliamento della campagna militare.
Esplosioni a Teheran
Nella notte sono tornate a risuonare esplosioni anche nella capitale iraniana. I media di Stato hanno riferito dell’attivazione del sistema di difesa aerea a Teheran. L’emittente Irib ha parlato di attacchi aerei che hanno colpito l’aeroporto di Semnan, circa 180 chilometri a est della capitale.
Altre esplosioni sono state segnalate nelle aree di Pakdasht e Parchin, dove secondo le agenzie iraniane le difese aeree sono entrate in funzione contro alcuni proiettili. Non è ancora chiaro quali fossero gli obiettivi degli attacchi.
Hormuz resta il fronte decisivo
Lo Stretto di Hormuz continua a rappresentare il principale teatro dello scontro. Dopo aver intensificato gli attacchi contro obiettivi lungo la costa meridionale iraniana, Washington punta a limitare la capacità di Teheran di minacciare le rotte commerciali nel Golfo.
Secondo il New York Times, gli Stati Uniti hanno inoltre rafforzato il blocco navale dei porti iraniani, aumentando la pressione economica e militare sulla Repubblica islamica nel tentativo di costringerla a negoziare una fine del conflitto.
Uno spiraglio per la diplomazia
Nonostante l’escalation, da Teheran arriva anche un timido segnale di apertura. Il presidente del Parlamento iraniano e principale negoziatore del Paese, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha affermato in un intervento televisivo che la porta ai colloqui con Washington «resta aperta».
Sul fronte diplomatico è intanto confermata per lunedì la visita del premier israeliano Benjamin Netanyahu alla Casa Bianca, mentre l’amministrazione Trump continua a valutare le prossime mosse nel conflitto che da sei giorni coinvolge direttamente Stati Uniti e Iran.

































