15 Luglio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

15 Lug, 2026

Iran-Usa, oltre 30 civili uccisi nei raid. Trump: «Attacchi finché non dirò basta»

Teheran, il poster con Trump morto

Quarta notte consecutiva di bombardamenti americani e nuovi attacchi iraniani contro le basi Usa nel Golfo. Teheran tiene chiuso Hormuz, mentre Trump non esclude un’operazione terrestre e il traffico navale crolla


Il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran è ormai definitivamente saltato. Per la quarta notte consecutiva le forze americane hanno bombardato obiettivi militari iraniani, mentre Teheran ha risposto con nuovi attacchi contro installazioni statunitensi in Bahrein, Giordania e Kuwait.

Secondo un portavoce del governo iraniano, oltre 30 civili sono stati uccisi negli ultimi giorni nei raid americani contro le regioni meridionali del Paese. Altri sette militari iraniani sono morti nell’attacco a una caserma di Bampur, vicino alla città sudorientale di Iranshahr.

Donald Trump ha intanto alzato ulteriormente il livello dello scontro. «Gli attacchi continueranno finché non dirò basta», ha dichiarato in un’intervista a Fox News. Il presidente americano ha annunciato che gli Stati Uniti potrebbero colpire anche ponti, centrali elettriche e infrastrutture energetiche, senza escludere del tutto una futura operazione di terra.

LA GUERRA GIORNO PER GIORNO

Sette ore di bombardamenti americani

Il Comando centrale degli Stati Uniti ha riferito che l’ultima ondata di attacchi si è protratta per circa sette ore. Un’intensità che segna il ritorno ai bombardamenti delle prime settimane di guerra.

Secondo il Centcom, sono stati presi di mira siti per il lancio di missili e droni, sistemi di difesa aerea e altre infrastrutture militari. Washington sostiene che l’obiettivo sia ridurre la capacità dell’Iran di attaccare le navi commerciali nello Stretto di Hormuz.

Teheran denuncia oltre 30 civili morti

Fatemeh Mohajerani, portavoce del governo iraniano, ha dichiarato che più di 30 civili sono morti negli attacchi americani che hanno colpito il sud dell’Iran negli ultimi giorni. «Più di 30 cittadini civili hanno perso la vita negli attacchi che hanno colpito le regioni meridionali del Paese», ha scritto in un messaggio sui social rilanciato dai media iraniani.

Il bilancio non è stato verificato in modo indipendente. Le autorità di Teheran sostengono però che la nuova offensiva americana abbia colpito non soltanto installazioni militari, ma anche aree abitate.

La risposta iraniana contro le basi Usa

I pasdaran hanno annunciato nuovi attacchi contro obiettivi militari americani in Bahrein, Giordania e Kuwait. In Giordania le forze armate hanno riferito di aver intercettato e abbattuto tre missili iraniani. Non risultano vittime né danni materiali.

L’esercito del Kuwait ha comunicato di aver attivato i propri sistemi di difesa contro droni provenienti dall’Iran. Teheran ha inoltre rivendicato attacchi contro strutture americane in Bahrein, senza che siano arrivate conferme immediate su eventuali vittime o danni.

Trump: «Colpiremo molto duramente»

Trump ha affermato che gli Stati Uniti continueranno a colpire «molto duramente» l’Iran finché Teheran non accetterà di tornare al tavolo dei negoziati. «Gli attacchi continueranno finché non dirò basta», ha dichiarato. Il presidente ha aggiunto che il settore energetico iraniano verrà lasciato «per ultimo», ma ha già indicato come possibili prossimi bersagli ponti e centrali elettriche.

«La prossima settimana colpiremo le centrali e i ponti».

Il presidente non ha escluso neppure una campagna terrestre. «A volte serve un’operazione di terra», ha osservato, aggiungendo però che potrebbero essere «altri» a condurla per conto degli Stati Uniti.

Il rischio degli attacchi alle infrastrutture civili

L’eventuale bombardamento di ponti, centrali elettriche e altre infrastrutture civili solleva gravi interrogativi sul piano del diritto internazionale. La protezione dei beni indispensabili alla popolazione civile è prevista dalle norme che regolano i conflitti armati. La liceità di un attacco dipende dalla natura militare dell’obiettivo, dalla proporzionalità dell’azione e dalle conseguenze previste per i civili.

Le minacce di Trump rendono ancora più incerta la via d’uscita dal conflitto e fanno crescere il timore di un ritorno a una guerra su vasta scala.

Hormuz resterà chiuso

Il Corpo delle Guardie della rivoluzione ha annunciato che lo Stretto di Hormuz resterà chiuso fino alla fine di quelli che Teheran definisce «atti di aggressione» americani. «Le operazioni di rappresaglia continueranno e lo Stretto resterà chiuso fino a quando gli Stati Uniti non cesseranno i loro attacchi», ha dichiarato l’Irgc alla televisione di Stato.

Washington sostiene invece che il passaggio debba rimanere aperto a tutte le navi commerciali. Lo scontro sul controllo di Hormuz resta così al centro della guerra tra i due Paesi.

Trump ritira il piano dei pedaggi

Il presidente Usa ha intanto fatto marcia indietro sul progetto annunciato lunedì di far pagare una tassa alle navi in transito nello Stretto in cambio della protezione militare americana.

La proposta prevedeva un rimborso pari al 20 per cento del valore dei carichi. Aveva però contraddetto la posizione sostenuta dal segretario di Stato Marco Rubio e dal vicepresidente JD Vance, secondo cui nessun Paese può imporre pedaggi su una via d’acqua internazionale. Il presidente ha abbandonato il piano, ma ha confermato il blocco navale dei porti iraniani, entrato in vigore martedì pomeriggio.

Il traffico navale ai minimi

Trump ha sostenuto che il petrolio starebbe attraversando Hormuz «come mai prima». I dati sul traffico marittimo mostrano però una situazione molto diversa.

Secondo Kpler, società specializzata nel monitoraggio navale, martedì soltanto 21 navi hanno attraversato lo Stretto in entrambe le direzioni, meno di un quinto della media giornaliera registrata prima della guerra.

Di queste, undici erano imbarcazioni sottoposte a sanzioni o appartenenti alla cosiddetta flotta ombra, utilizzata per eludere i sistemi di tracciamento e le restrizioni internazionali. Una parte significativa del petrolio in transito sarebbe dunque di origine iraniana.

Voli sospesi e allarme europeo

La nuova escalation ha pesanti conseguenze anche sul traffico aereo. L’Agenzia europea per la sicurezza aerea ha invitato le compagnie a evitare gli spazi aerei di Bahrein, Kuwait, Qatar ed Emirati Arabi Uniti, oltre a una parte del Golfo di Oman.

Secondo l’agenzia, l’aumento degli attacchi militari rappresenta un rischio elevato per i voli civili. Numerose compagnie hanno cancellato o deviato le proprie rotte verso il Golfo.

Il petrolio sopra gli 86 dollari

Con la tregua ormai abbandonata, la crisi ha colpito nuovamente i mercati energetici. Martedì il Brent ha superato gli 86 dollari al barile per la prima volta in un mese, prima di scendere dopo il ritiro del piano americano sui pedaggi.

Il post su Truth di Trump

Così scrive il presidente sul suo social personale, Truth: «Il petrolio scorre come mai prima d’ora. Grazie alla straordinaria potenza delle Forze armate degli Stati Uniti. Un saluto speciale al segretario alla Guerra, Pete Hegseth, al presidente degli Stati maggiori riuniti, Dan Caine, e al comandante del Comando centrale degli Stati Uniti, l’ammiraglio Brad Cooper. Grazie a loro, e a tutti i membri delle Forze armate di gran lunga più potenti al mondo, lo Stretto di Hormuz è aperto a TUTTO il traffico navale, tranne che all’Iran – e questo a causa della sua leadership bugiarda, violenta e malvagia, che lo sta conducendo sulla strada della DISTRUZIONE TOTALE».

«Avremo quindi un BLOCCO TOTALE, ma soltanto per le navi dirette verso o provenienti dai porti iraniani, oppure che trasportano qualsiasi cosa abbia a che fare con carichi iraniani. Sulla base di colloqui estremamente produttivi con i leader del Medio Oriente, ho deciso di sostituire la tassa di rimborso del 20% agli Stati Uniti con accordi commerciali e di investimento che i vari Stati del Golfo stipuleranno con gli Stati Uniti».

«Quegli investimenti saranno ENORMI ma, allo stesso tempo, straordinariamente vantaggiosi per loro e per il loro futuro. Come tutti sanno, abbiamo il più grande investimento in dollari negli Stati Uniti da parte di qualsiasi Paese nella storia, ma questi nuovi investimenti renderanno quel numero ancora più grande e vedremo fabbriche, impianti e macchinari affluire negli Stati Uniti a livelli storici, creando altri milioni di posti di lavoro AMERICANI ben retribuiti! L’America sta tornando a VINCERE, sta vincendo come mai prima d’ora. I giorni in cui l’Iran uccideva centinaia di migliaia di persone, compresi 52.000 manifestanti, sono FINITI e, soprattutto, L’IRAN NON AVRÀ MAI UN’ARMA NUCLEARE! Grazie per l’attenzione dedicata a questa questione. Presidente DONALD J. TRUMP».

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