Dopo le minacce provenienti da Teheran contro Giorgia Meloni, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ribadisce il sostegno alla premier e conferma la posizione italiana sul Medio Oriente
Le minacce provenienti dall’Iran contro la presidente del Consiglio Giorgia Meloni non cambiano la posizione dell’Italia sul dossier mediorientale. Dopo che un quotidiano vicino a Teheran ha pubblicato un’immagine della premier in tuta arancione, inserendola tra i presunti responsabili della morte della Guida Suprema Ali Khamenei, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha espresso piena solidarietà alla capo del governo, assicurando che Roma non si lascerà intimidire. «Tutta la nostra solidarietà a Giorgia Meloni, che certamente non si fa intimidire», ha dichiarato il titolare della Farnesina. Commentando l’inasprimento della retorica iraniana nei confronti dell’Italia e di altri Paesi occidentali.
Le tensioni tra Iran e Stati Uniti
Per Tajani, le tensioni tra Stati Uniti e Iran continuano a rappresentare uno dei principali fattori di instabilità internazionale. «Preoccupano, certo, perché a soffiare troppo sul fuoco si rischia di scottarsi», ha affermato il ministro. Sottolineando come la situazione sia ulteriormente complicata dalla lotta per la successione al potere all’interno della Repubblica islamica. «È in atto una lotta per il potere in Iran che rende tutto più difficile e fa alzare i toni».
Tra i nodi più delicati resta quello dello Stretto di Hormuz, al centro dello scontro tra Washington e Teheran. Secondo Tajani, la libertà di navigazione rappresenta un principio irrinunciabile anche per l’Italia. «Trump trova inaccettabile, e anche noi, che si debba pagare un pedaggio per passare. Noi siamo per il libero commercio ovunque», ha spiegato il ministro. Ricordando però la differenza tra i canali artificiali, come Suez e Panama, e gli stretti naturali. «Se ponessimo dazi ovunque sarebbe la fine del commercio mondiale».
Roma al centro dei colloqui sul Medio Oriente
Sul piano diplomatico, il governo punta a rafforzare il ruolo dell’Italia come interlocutore nelle principali crisi regionali. Tajani ha annunciato che martedì Roma ospiterà un nuovo ciclo di colloqui tra mediatori libanesi, israeliani e americani, confermando la volontà italiana di mantenere un ruolo attivo nel processo di stabilizzazione del Medio Oriente. «Roma diventa capitale della pace rispetto al teatro mediorientale», ha affermato il ministro.
L’attenzione resta concentrata soprattutto sul Libano, dove l’Italia è già impegnata attraverso la missione Unifil. «Abbiamo guidato la missione Unifil in Libano e siamo pronti con i francesi a continuare a presidiare l’area, vedremo se con mandato Onu o Ue», ha spiegato Tajani.
Difesa, investimenti e industria italiana
Parallelamente, il ministro ha confermato l’impegno assunto dall’Italia in ambito Nato ad aumentare progressivamente le spese per difesa e sicurezza fino al 5% del Pil entro il 2035. Un obiettivo che, ha precisato, verrà perseguito privilegiando l’industria nazionale. «Manterremo gli impegni presi, ma lo faremo come decideremo noi, senza subire alcun diktat sull’acquisto di armi o sistemi militari americani. Investiremo soprattutto in imprese italiane come Leonardo, Fincantieri e altre realtà del settore».
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Tajani ha anche annunciato che parteciperà a Parigi a un vertice dedicato alla nascita di una nuova coalizione europea contro la minaccia dei missili balistici. L’iniziativa punta a rafforzare la cooperazione industriale e tecnologica tra i Paesi europei, sviluppando capacità comuni di difesa sulla base dell’esperienza maturata durante la guerra in Ucraina.





























