Il fisico giapponese Shuji Nakamura, premio Nobel per i led blu scommette sulla fusione nucleare a laser. Con la sua Blue Laser Fusion punta a una centrale pilota entro il 2032
Shuji Nakamura ha già cambiato la vita di tutti noi. Ha inventato i led blu. Ha dato un’altra luce al mondo. Quella che non fa male agli occhi, che non consuma, che costa meno. Ha creato schermi buoni, smartphone non letali, insegne a basso consumo, lampade efficienti. Luce diversa. Ora, a 72 anni, il fisico giapponese premio Nobel è andato avanti. Non con la luce. Con l’energia.
Il suo nuovo obiettivo è costruire una centrale basata sulla fusione nucleare a laser: una tecnologia che, se funzionasse su scala industriale, potrebbe produrre energia pulita, continua e senza emissioni.
Non c’entra la fissione delle centrali nucleari tradizionali. Non usa uranio. Non prevede il rischio di una fusione del nocciolo. È la stessa reazione che alimenta le stelle. Ma sulla Terra, e controllata in laboratorio.
L’uomo dei led blu
Nakamura è diventato celebre per una scoperta che oggi sembra ovvia solo perché è ovunque. I led rossi e verdi esistevano già. Quello blu, invece, era rimasto per anni il problema irrisolto dell’industria elettronica. Senza il blu non si poteva ottenere la luce bianca efficiente che oggi illumina case, uffici, strade, telefoni, computer, maxi-schermi e semafori.
Per quella svolta Nakamura ha ricevuto nel 2014 il Nobel per la Fisica insieme a Isamu Akasaki e Hiroshi Amano. Alcuni lo paragonano a Edison. Ma la sua storia non comincia con il riconoscimento. Comincia con un ingegnere isolato, considerato poco produttivo, preso in giro dai colleghi e costretto a dimostrare che tutti avevano torto.
La rabbia come motore
Alla fine degli anni Settanta Nakamura lavorava in una piccola azienda chimica giapponese, la Nichia Corporation. Il suo reparto ricerca era minuscolo. Dopo dieci anni aveva prodotto poco e niente di commercialmente utile. I colleghi lo punzecchiavano. I superiori gli suggerivano di andarsene.
Nakamura ha trasformato l’umiliazione in metodo. La sua invenzione nasce dalla rabbia, dall’ostinazione. Una spinta feroce. E quando nel 1988 chiese al fondatore dell’azienda di poter lavorare al led blu, ottenne un finanziamento enorme per l’epoca.
La maggior parte dei grandi laboratori seguiva una strada. Nakamura ne voleva un’altra. Puntò sul nitruro di gallio, mentre quasi tutti lavoravano sul seleniuro di zinco. Quando gli ordinarono di fermarsi, ignorò gli ordini. Buttò via i fogli con cui i capi gli chiedevano di interrompere il progetto. In una cultura aziendale come quella giapponese era impensabile. Aveva ragione lui.
La luce che non si spegneva
Il momento decisivo arrivò quando riuscì a produrre una debole luce blu-violetta. Era fioca, instabile, ma restava accesa. Nel 1993 Nichia annunciò la conquista del led blu. Da lì nacque un’industria enorme e cambiò il consumo energetico globale.
I led hanno ridotto in modo radicale il fabbisogno di elettricità per l’illuminazione. Secondo le stime citate nell’articolo di Cnn, se il mondo usasse ancora le vecchie lampadine, i consumi per illuminare gli edifici sarebbero molto più alti. Il risparmio prodotto dai led domestici equivale, in ordine di grandezza, all’energia usata da un intero Paese industrializzato.
Arrivarono il Nobel, la fama e anche una battaglia legale con Nichia sui diritti economici dell’invenzione. Nakamura vinse molto meno di quanto un tribunale giapponese gli avesse inizialmente riconosciuto. Ma oggi dice che il Nobel, per lui, pesa più del denaro.
La nuova scommessa: la fusione
Ora Nakamura lavora all’Università della California, a Santa Barbara, ed è cofondatore di Blue Laser Fusion. L’idea è usare la tecnologia dei laser blu per rendere possibile una centrale a fusione. Il punto non è più accendere un led. È accendere una reazione capace di produrre energia pulita su scala industriale.
Nel 2022 il National Ignition Facility, negli Stati Uniti, ha ottenuto per la prima volta un guadagno netto in un esperimento di fusione indotta da laser. Una reazione che ha prodotto più energia di quella usata per innescarla. Nakamura non faceva parte di quel progetto, ma è stata quella svolta a dare forza alla sua intuizione.
La sua azienda lavora su un sistema che accumula e amplifica l’energia laser in una cavità ottica. L’immagine usata dai ricercatori è semplice. Il laser colpisce minuscole capsule di isotopi dell’idrogeno, la camera contiene la reazione. Da lì dovrebbe nascere energia pulita e sicura.
Una centrale entro il 2032
Il traguardo dichiarato è ambizioso: costruire entro il 2032, vicino a Santa Barbara, una centrale pilota da un gigawatt, abbastanza grande da alimentare centinaia di migliaia di abitazioni.
Non è ancora una promessa mantenuta. La fusione resta una delle grandi sfide tecnologiche del secolo. Molti annunci, negli anni, sono rimasti lontani dalla realtà industriale. Ma Nakamura conosce bene la diffidenza. L’ha già incontrata. Il led blu sembrava impossibile.
Per questo, a chi gli chiede se questa possa diventare la sua invenzione più importante, risponde senza esitazione. Sì. Più importante del led blu.
Il messaggio che dà ai giovani scienziati è lo stesso che ha seguito per tutta la vita: rischiare. Disobbedire, quando serve. Già una volta ha cambiato il colore del mondo. Ora vuole cambiarne l’energia.






























