Berrettini perde una partita epica contro Dimitrov, Paolini sembra sulla via del recupero e Cobolli si dimostra più forte anche di un virus intestinale: il tennis italiano piace sempre di più e incanta Wimbledon
WIMBLEDON – Ad un certo punto sul Centre court è sembrato di rivedere Federer, il suo rovescio bloccato nella risposta, la matematica geometria dello smash, le accelerazioni col dritto, le volée plastiche. Era Grigor Dimitrov, ma sembrava Federer. Ad un certo punto Matteo Berrettini è stato illuminato dal dio del tennis, ha tirato fuori tutto quello che ha – e ha molto – e ha recuperato da due set sotto. Ed è stato lì, in quel preciso momento che il Centre court di Wimbledon è sembrato il Centrale del Foro Italico: tanti italiani, certo, ma tutto il pubblico innamorato di “Mateeeooo” che stava regalando il quinto set alla partita più bella sin qui giocata in questo slam sull’erba.
Il ritorno di Dimitrov
È finita che ha vinto il bulgaro, in lacrime, dopo tre ore e mezzo (6-3/6-4/3-6/5-7/6-3). Il cerchio si è chiuso pareggiando i conti con il destino: un anno fa esatto, ottavi di finali, il match era Sinner contro Dimitrov, Jannik era sotto di due set e due game pari al terzo, una partita anche quella sublime, quando Dimitrov squarciò con un urlo il Centre court e si accasciò a terra con il pettorale destro strappato. Partita finita per lui, forse la carriera. Il bulgaro è stato fermo sei mesi, ha ripreso agli Australian open, con molta fatica, è numero 145 del mondo e ha 35 anni, roba da pensare anche al ritiro. L’organizzazione dello Slam, per pareggiare i conti con l’infortunio dell’anno scorso, gli ha garantito una wild card. Che Dimitrov ha onorato regalando il match più bello e intenso di tutto il torneo.
Berrettini ko
Entrambi i giocatori hanno regalato tre ore di emozioni per il livello, l’estetica e la potenza del gioco e per la carica agonistica. Ha vinto Dimitrov ma la differenza alla fine è di appena 13 punti (144 contro 131). Berrettini ha perso ma ha giocato più vincenti (105 contro 101) ha fatto però più errori forzati. Avrebbero meritato entrambi di vincere e di andare avanti, per vederli ancora in campo. Ma il tennis è feroce: non c’è pareggio.
Il rammarico di Matteo
“Alla fine, a questo punto della mia carriera – ha detto Berrettini – quello che conta è saper lasciare il segno, un bel ricordo, nella vittoria e nella sconfitta, l’importante è dare il massimo di se stesso”. Lo hai fatto Matteo e peccato per quel break all’inizio del quinto set, dopo una rimonta senza fiato. Si può perdere anche solo per tre minuti di disattenzione. Sul 4-1 e sul 5-2 del quinto poi era troppo tardi per risalire di fronte ad un avversario che ha dato tutto per riprendersi quello che il destino gli aveva tolto l’anno scorso.
Gli italiani in corsa
The “italian job”, come dicono qui all’Aeltc casa dello Slam sull’erba, comunque continua. In formato ridotto, tre italiani agli ottavi – Sinner, Cobolli, Paolini – ma continua. È stato un sabato italiano sui campi di Church road, Paolini-Sakkari sul campo 3, Cobolli e Sonego sul campo 2, Berrettini nel Centre court contro Dimitrov (subito ribattezzata la partita dei belli) e due doppi – Bolelli-Vavassori e Vavasori-Errani – sul campo 14.
Un bel da fare per i tifosi
“I tifosi italiani hanno un bel po’ da fare oggi qui a Wimbledon” ha scherzato sorridente Jasmine Paolini dopo aver staccato il tagliando per gli ottavi di finale. Avanzano Sinner (oggi in campo contro il giapponese Shintaro Mochizuchi, terzo incontro sul centrale), Paolini e Cobolli. I nostri best player in assenza di Musetti ancora infortunato. Peccato per Sonego e Berrettini.
La sconfitta di Swiatek
Il tabellone femminile perde la defending champion Iga Swiatek sconfitta ieri in due set dalla ventenne filippina Alexandra Aela, detta Alex, numero 32 del ranking che ha messo in campo una concentrazione e lucidità che hanno spiazzato la polacca letteralmente smontata quindici dopo quindici da questa ragazzina che non ha doti fisiche eccezionali ma impressiona per la capacità di gestire ogni angolo del campo con la precisione dei colpi. Sono i suoi primi ottavi di finale in uno slam e anche la prima vittoria su una top10.
La sorpresa Aela
Il pubblico del Centre court l’ha adottata durante il tie break del primo set vinto 11 a 9 con una confidenza da veterana e la capacità di far sbagliare la polacca. Alex è già diventata la giocatrice-filosofa. A parte la lacrime in campo e l’omaggio alla famiglia (la mamma Rizza è stata campionessa di nuoto, il nonno Roberto un talent sportivo) tutta presente nel box, Alex è una che a 21 anni suggerisce di “non far l’errore di confondere l’emozione con la soddisfazione”. E a proposito di essere il primo atleta filippino a raggiunge gli ottavi di uno slam precisa: “Io vorrei che i più giovani guardassero a me non per diventare Alex ma per diventare se stessi”. Ecco, insomma, Alex è una così: rigorosa, mentale, riflessiva, concentrata, cresciuta alla Rafa Nadal Academy, testa bassa, dare tutto e guai a chi spacca una racchetta.
Il cammino di Paolini
Ora noi ci stiamo occupando così tanto di Alex perché sarà lunedì l’avversaria di Jasmine Paolini che ieri ha sconfitto in due set Maria Sakkari. La greca non è in grande forma ma è sempre una giocatrice che è stata top 5 e ha in mezzi per competere tra le prime dieci. Jasmine ha giocato la partita perfetta, tirando i suoi colpi, senza esagerare, senza regalare, in scioltezza come sa fare. “Sono arrivata a Wimbledon senza alcuna ambizione, sono contenta di aver fatto un altro bel match” ha detto l’azzurra prima di cedere alla lacrime nell’intervista a bordo campo.
Jasmine vuole ritrovarsi
Il 2026 è l’annus horribilis di Paolini, da marzo non è riuscita a superare il secondo turno in nessun torneo major. Ha perso punti e la top ten. Ha perso il sorriso che è la cosa che preoccupa di più. L’infortunio al piede al Roland Garros (nel secondo turno, partita persa al terzo quando l’aveva già chiusa al secondo) era sembrata più una faccenda mentale che fisica. L’erba di Wimbledon potrebbe essere un buon posto da dove ricominciare. Lunedì la partita con Alex sarà il test più importante per capire se Paolini is back o deve ancora ritrovarsi. La decisione di non giocare il doppio con Sara Errani è stata “faticosa” ma necessaria: “Avevo bisogno di avere un giorno off tra una partita e l’altra del singolo per analizzare l’avversaria e preparare la partita”. Giocare così tanto l’anno scorso potrebbe in effetti averla emotivamente e mentalmente svuotata.
Cobolli supera Kachanov
Un passaggio importante per la sua carriera anche la vittoria in rimonta di Flavio Cobolli su Karin Kachanov chiusa al quinto set (0-6/7-6/6-7/6-2/6-2) dopo aver perso il primo a zero, lottato per due tiebreak, e chiuso poi il quarto e il quinto con facilità. Partita thriller, con toilette tiebreak alla fine del primo e del terzo set. All’inizio Flavio non si reggeva in piedi: caldo, stanchezza, accumulo… Un virus intestinale che ha provato vomito e che è stato tenuto a bada con i farmaci. “Sto bene, non sono stanco, sono carico – ha detto Cobolli a fine match – ho giocato molte ore in questa prima settimana ma io mi sento bene”.
Il momento di “cafuddare”
E se la prima settimana di uno Slam è quella della sopravvivenza (“è la fase1”), quella in cui devi dimostrare che non sei numero 10 per caso, che hai giocato la finale a Parigi non solo perché si era aperto il tabellone ed erano usciti i più forti, quella in cui non sei più l’underdog che sfida i più forti, “la seconda settimana è quella del cafuddare” che in siciliano stretto vuol dire darci dentro più che puoi. Cobolli difende i quarti di finali dell’anno scorso e lunedì giocherà contro De Minaur (n.5).
Il tennis italiano che emoziona
Questo tennis italiano piace molto in campo e fuori sebbene così diverso: Cobolli si “compra” il pubblico con la danza brasiliana, consegnando asciugamani a fine partita, raccontando nel dettaglio i suoi dolori, un libro aperto; Paolini perché è piccola, piena di riccioli, saltella nel campo e picchia la palla come una di un metro e ottanta e mescola lacrime e sorrisi; Berrettini perché è bello come il sole e se usa la racchetta come un martello (“The hammer”, il soprannome) poi lui ci mette sempre il cuore e va in giro il pomeriggio da solo a fare la spesa perché vuole camminare; Sinner perché è Sinner e sarebbe troppo lungo dirlo qui. Italian job nel tennis non è una mascalzonata come nel film. È un eccellenza che piace, fa simpatia e tutti vorrebbero imitare.






























