I prezzi dei carburanti sono di nuovo in aumento dopo lo stop al taglio delle accise decise la governo Meloni in seguito alla riapertura dello stretto di Hormuz. Il ministro Urso non chiude a una riedizione della misura, i gestori invocano riforme strutturali del settore
Il prezzo dei carburanti torna a salire dopo lo stop al taglio delle accise scattato da venerdì. Non si tratta di aumenti enormi, ma di una progressione che, per esempio in autostrada, spinge nuovamente il gasolio verso la soglia dei 2 euro al litro.
Il prezzo medio dei carburanti
In base agli ultimi dati rilevati dall’Osservatorio sui prezzi dei carburanti, il prezzo medio dei carburanti in modalità ‘self service’ lungo la rete stradale nazionale è pari a 1,820 euro al litro per la benzina e 1,899 euro al litro per il gasolio. Lo stesso sulla rete autostradale: il prezzo medio self è di 1,907 euro al litro per la benzina e 1,978 euro al litro per il gasolio.
Non escluso un nuovo taglio delle accise
Nei giorni scorsi, nonostante l’annuncio del governo che aveva escluso possibili proroghe, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, non aveva escluso una riedizione del taglio delle accise. “Si vedrà come andrà a Hormuz”, aveva spiegato Urso. Sta di fatto che, mentre il prezzo del greggio al viaggia ormai sotto i 70 dollari dopo aver segnato un record di oltre 120 dollari tre mesi fa, i prezzi alla pompa scendono molto più lentamente.
La posizione dei gestori
I gestori, però, non accettano di essere accusati e puntano il dito sul commercio illegale dei carburanti. Quest’ultimo, secondo Faib Confesercenti-Fegica, sottrae ogni anno alle casse dell’erario ben 12 miliardi, cioè sei volte di più dei due miliardi spesi in questi mesi per calmierare il prezzo dei carburanti. Serve, dunque, una riforma complessiva del settore che secondo i gestori frutterebbe 10 centesimi ogni litro di carburante che rientrerebbero nelle tasche degli automobilisti.































