La premier Giorgia Meloni interviene al congresso della Uil: l’intelligenza artificiale e lo sfruttamento del lavoro al centro del suo discorso
L’intelligenza artificiale, più ancora delle relazioni industriali, è stata la protagonista dell’intervento di Giorgia Meloni al XIX congresso nazionale della Uil di Padova. Ad anticipare simbolicamente il messaggio della presidente del Consiglio è stato anche un robot umanoide che, durante i lavori, ha attraversato la platea con indosso la maglietta e il fazzoletto del sindacato per raggiungere la premier seduta in prima fila. «Grazie di essere venuta», le ha detto. «Grazie a lei», ha risposto Meloni sorridendo, in una scena che ha fatto da introduzione a un discorso incentrato sul rapporto tra innovazione tecnologica, lavoro e diritti.
L’umanesimo tecnologico
Per spiegare la propria visione, la premier ha richiamato anche le parole di Giovanni Paolo II: «Mediante il lavoro – scriveva Giovanni Paolo II – l’uomo non solo trasforma la natura adattandola alle proprie necessità ma realizza se stesso come uomo ed anzi, in un certo senso, diventa più uomo». Un riferimento utilizzato per sostenere che anche nell’era dell’intelligenza artificiale «la persona deve rimanere al centro» e che il lavoro continua a rappresentare uno strumento di crescita umana oltre che economica.
«L’intelligenza artificiale è una delle sfide decisive del nostro tempo», ha affermato Meloni, spiegando che «non dobbiamo subire il cambiamento ma governarlo».
La tecnologia, ha aggiunto, «deve restare uno strumento al servizio dell’uomo» e «non può sostituirsi alla persona nelle decisioni fondamentali». Da qui la necessità di accompagnarne lo sviluppo con regole capaci di tutelare «la dignità del lavoro, la libertà individuale e il ruolo delle istituzioni democratiche». «Serve un nuovo umanesimo tecnologico», ha quindi auspicato la premier.
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I rischi dell’IA
Uno dei passaggi più significativi del discorso ha riguardato i rischi legati ai contenuti generati artificialmente. Secondo la presidente del Consiglio, «la tracciabilità e la trasparenza dei contenuti prodotti dall’intelligenza artificiale sono una condizione indispensabile per la tutela della democrazia». Quando diventa possibile creare testi, immagini e video indistinguibili da quelli reali, ha osservato, «diventa sempre più difficile distinguere ciò che è autentico da ciò che non lo è». E se «viene meno una base comune di realtà», ha aggiunto, «diventa più difficile anche discutere razionalmente dei problemi e governarli». Per questo ha chiesto strumenti che rendano sempre riconoscibili i contenuti prodotti dall’IA.
Cambiare approccio
La trasformazione tecnologica, secondo Meloni, «non può essere affrontata con un approccio esclusivamente economico o produttivo». L’innovazione rappresenta «una straordinaria opportunità di crescita», ma impone anche «una riflessione sul ruolo dell’uomo, delle competenze e della formazione». Il compito della politica, ha spiegato, è «accompagnare il cambiamento», evitando che la tecnologia «amplifichi le disuguaglianze o crei nuove forme di esclusione». La sfida «non consiste nel rallentare il progresso», ma nel «governarlo affinché produca sviluppo, occupazione qualificata e migliori condizioni di vita». In questa prospettiva, l’intelligenza artificiale «non deve essere percepita come un avversario del lavoro umano», bensì come «uno strumento da utilizzare in modo responsabile», mantenendo «la centralità della persona».
Lo sfruttamento
Dal futuro del lavoro il discorso si è poi spostato su una delle emergenze del presente, quella dello sfruttamento lavorativo. Sul contrasto al caporalato Meloni ha ribadito che «la linea del Governo è stata e continuerà a essere una linea molto chiara», fondata sulla «tolleranza zero contro i caporali». Una fermezza che, ha aggiunto, deve estendersi anche alle organizzazioni criminali che si nascondono dietro il fenomeno e «speculano sulla pelle delle persone», precisando di condividere l’idea che tali organizzazioni «non siano necessariamente soltanto straniere». «Parliamo di una battaglia di civiltà che non ci stancheremo di portare avanti», ha concluso.
L’intervento della presidente del Consiglio è arrivato al termine della relazione del segretario generale della Uil, Pierpaolo Bombardieri, che aveva affrontato diversi temi legati al lavoro, ai salari, alla sicurezza e al fisco. Bombardieri ha ricordato anche Luana D’Orazio, la giovane operaia morta nel 2021 in un incidente sul lavoro, rivolgendo un pensiero alla madre Emma Marrazzo, presente in sala. Al termine del ricordo Meloni si è alzata dalla prima fila per raggiungerla e abbracciarla, in uno dei momenti più significativi della giornata.
Sul fronte delle relazioni tra Governo e parti sociali, la premier ha rivendicato il metodo seguito dall’esecutivo, definendosi «orgogliosa» di aver contribuito a riaprire il confronto con le organizzazioni sindacali. «Il dialogo è sempre la strada giusta», ha sostenuto, precisando che il confronto deve svolgersi «nel rispetto dell’autonomia delle parti» e senza sostituirsi alla libera contrattazione.
La relazione di Bombardieri
La giornata si è aperta con la relazione di Bombardieri, che aveva chiesto al Governo di intervenire anche sul tema della fiscalità locale. Il leader della Uil ha criticato l’aumento delle addizionali regionali e comunali, sostenendo che «non possono diventare il bancomat di Regioni e Comuni» e chiedendo un argine affinché il peso fiscale non ricada ancora una volta su lavoratori dipendenti e pensionati. Allo stesso tempo ha riconosciuto alcuni risultati ottenuti nel confronto con l’esecutivo, ricordando gli interventi sulla detassazione degli aumenti contrattuali e le risorse destinate ai rinnovi del pubblico impiego.
Quello di Padova ha rappresentato anche un appuntamento simbolico nei rapporti tra Palazzo Chigi e il sindacato. Erano infatti vent’anni che un presidente del Consiglio non interveniva dal palco del congresso della Uil. L’ultimo era stato Romano Prodi nel 2006. Meloni, già presente negli anni scorsi ai congressi di Cgil e Cisl, ha così riportato un capo del Governo a chiudere la prima giornata dell’assise sindacale, scegliendo di concentrare il proprio intervento soprattutto sulle grandi trasformazioni determinate dall’intelligenza artificiale, sul futuro del lavoro e sulla necessità di contrastare ogni forma di sfruttamento.
































