L’attacco contro una portacontainer nello Stretto di Hormuz mette in crisi gli sforzi per riaprire la rotta del petrolio. Washington tratta con Teheran, ma i Pasdaran rivendicano il controllo del passaggio
L’attacco iraniano contro una nave portacontainer nello Stretto di Hormuz riapre il fronte. Quantomeno uno dei più delicati della crisi in Medio Oriente. Perché mette in discussione gli sforzi diplomatici degli Stati Uniti per riportare alla normalità il traffico marittimo attraverso la principale rotta mondiale del petrolio.
Secondo funzionari americani e iraniani, l’imbarcazione è stata colpita da un drone poche ore dopo le nuove minacce di Teheran contro le navi che transitano fuori dalle rotte controllate dalle autorità iraniane.
L’episodio ha provocato un immediato rialzo del prezzo del greggio e rischia di complicare i negoziati tra Washington e Teheran sia sulla gestione dello Stretto di Hormuz sia sul dossier nucleare.
Lo stretto
L’attacco arriva nel momento più delicato. Dopo mesi di quasi paralisi, il traffico nello Stretto di Hormuz stava lentamente tornando a crescere grazie alla tregua raggiunta tra Stati Uniti e Iran. Giovedì, però, i Pasdaran hanno ribadito che tutte le navi devono coordinarsi con la Marina iraniana. E hanno definito «inaccettabile ed estremamente pericolosa» la rotta alternativa utilizzata lungo le acque territoriali dell’Oman.
Poche ore dopo una nave portacontainer è stata colpita mentre attraversava lo stretto. Secondo un funzionario americano, l’attacco è stato condotto con un drone.
Sviluppi militari
L’imbarcazione colpita è la Ever Lovely, della compagnia taiwanese Evergreen Marine. Il proiettile ha danneggiato il ponte di comando senza provocare, almeno secondo le prime informazioni disponibili, l’affondamento della nave.
L’episodio ha spinto l’Organizzazione marittima internazionale delle Nazioni Unite a sospendere il piano di evacuazione degli equipaggi rimasti bloccati nel Golfo Persico. Le autorità britanniche hanno confermato l’attacco attraverso il centro Uk Maritime Trade Operations.
L’Iran sostiene di aver reagito perché l’utilizzo delle rotte vicine all’Oman avrebbe ridotto il suo controllo sullo stretto.
Diplomazia
L’attacco rischia di compromettere il fragile dialogo tra Washington e Teheran. Il segretario di Stato americano Marco Rubio, in visita in Bahrain dopo le tappe negli Emirati Arabi Uniti e in Kuwait, ha cercato di rassicurare i partner del Golfo sulla tenuta dell’accordo quadro raggiunto con l’Iran. Rubio ha ribadito che «le vie d’acqua internazionali non appartengono a nessuno Stato» e ha assicurato che gli interessi di sicurezza dei Paesi del Golfo saranno tenuti in considerazione durante i negoziati.
Teheran insiste sul fatto che qualsiasi nave debba coordinare il transito con i Pasdaran, riaffermando di voler mantenere il controllo operativo dello Stretto di Hormuz.
Conseguenze economiche e internazionali
La reazione dei mercati è stata immediata. Il Brent è salito di oltre il 2%, tornando intorno ai 75 dollari al barile, mentre anche il Wti ha registrato un rialzo superiore al 2%.
Lo Stretto di Hormuz resta il punto di passaggio più strategico per il commercio mondiale di petrolio e gas naturale. Prima della guerra lo attraversavano ogni giorno oltre 130 navi; mercoledì erano tornate a transitare circa 70 imbarcazioni, il dato più alto dall’inizio di marzo. Diverse compagnie di navigazione, tra cui la danese Maersk, avevano ricominciato a far uscire le proprie navi dal Golfo dopo mesi di blocco.
Prospettive
L’attacco dimostra che la tregua raggiunta tra Stati Uniti e Iran non è ancora sufficiente a garantire la sicurezza della navigazione. Washington rivendica la libertà di navigazione nelle acque internazionali, mentre Teheran pretende che ogni transito avvenga sotto il coordinamento delle proprie forze navali. Finché questo punto non verrà chiarito nei negoziati, ogni nave in transito resterà esposta al rischio di nuove tensioni, con possibili ripercussioni sui mercati energetici e sull’intera stabilità della regione.

































