Dalla Francia al Regno Unito, dalla Spagna all’Italia, l’Europa affronta una nuova ondata di calore estrema. Dopo la strage del 2003 il continente ha imparato a proteggersi meglio, ma non abbastanza
L’Europa ha imparato dalla strage del caldo del 2003, ma non abbastanza. Ventitré anni dopo l’ondata di calore che provocò circa 70 mila morti, il continente affronta una nuova emergenza estrema: scuole chiuse, record destinati a saltare. L’estate è letale.
Dal 2003 il Vecchio Continente ha costruito sistemi di allerta, rifugi climatici, registri per gli anziani soli, piani sanitari e protocolli di emergenza. Le misure hanno ridotto il rischio di una catastrofe identica. Ma non hanno risolto il problema di fondo. L’Europa si sta scaldando più rapidamente del resto del pianeta, mentre case, treni, scuole e infrastrutture restano costruiti per un clima che non esiste più.
In Francia si contano decine di annegamenti legati alla ricerca di refrigerio, migliaia di scuole sono state chiuse o hanno ridotto gli orari, nel Regno Unito sono state emesse allerte rarissime per rischio alla vita, in Spagna le temperature hanno superato i 45 gradi e in molti Paesi le autorità chiedono di limitare gli spostamenti, evitare i treni e proteggere anziani e persone fragili.
Il trauma del 2003
L’estate del 2003 resta il punto di svolta. In Francia, il caldo colpì nel cuore di agosto, mentre politici, operatori sanitari e famiglie erano in vacanza. Migliaia di anziani rimasero soli negli appartamenti arroventati di Parigi. Gli obitori furono travolti e la città dovette allestire tende refrigerate per accogliere i corpi.
La Francia divenne il simbolo della catastrofe, ma l’eccesso di mortalità fu molto alto anche in Italia, Spagna e Lussemburgo. Quell’estate rese evidente un fatto che per anni era stato sottovalutato: il caldo uccide anche senza immagini spettacolari. Spesso lo fa in silenzio, dentro le case.
Dopo quella tragedia, molti Paesi europei hanno reagito. Sono stati creati sistemi di allarme precoce, punti di raffrescamento, piani per ospedali e case di riposo, controlli per gli anziani vulnerabili. Parigi ha costruito un registro delle persone fragili da contattare quando le temperature salgono. Ma ventitré anni dopo, questa nuova ondata di calore mostra che l’adattamento non basta più.
Il flagello in Francia
La nuova ondata colpisce soprattutto l’Europa occidentale. In Francia, epicentro del caldo estremo, diverse città hanno registrato il giorno più caldo della loro storia e il Paese ha segnato anche la notte più calda da quando esistono rilevazioni nazionali, iniziate nel 1947. Le autorità hanno messo gran parte del territorio in allerta rossa, il livello che segnala un possibile forte impatto sanitario.
Il caldo ha già avuto conseguenze drammatiche. Il premier francese Sébastien Lecornu ha annunciato 40 annegamenti dal 18 giugno, collegandoli alle temperature eccezionali e definendoli un «flagello». Tre anziani sono morti vicino a Bordeaux e due bambini di due e quattro anni sono stati trovati senza vita in un’auto nel Sud della Francia.
«London is cooking»
Nel Regno Unito, il Met Office ha emesso un’allerta rossa molto rara per caldo estremo, segnalando un rischio per la vita. I record di giugno potrebbero essere superati di diversi gradi, mentre centinaia di scuole chiudono o riducono gli orari e alla popolazione viene chiesto di evitare viaggi non necessari. Anche Londra è finita al centro dell’allarme: «London is cooking», ha detto il segretario generale dell’Onu António Guterres durante la London Climate Week.
Scuole chiuse, treni a rischio, città sotto stress
Il caldo non colpisce soltanto la salute. Mette sotto pressione l’intero funzionamento delle città europee. Le rotaie possono deformarsi, i cavi elettrici rompersi, le reti idriche ed energetiche andare sotto stress.
Le autorità britanniche hanno avvertito del rischio di disagi nei trasporti, nell’energia e nell’acqua. In Francia sono stati aperti rifugi climatici in municipi, biblioteche e musei.

È il segno di un problema strutturale. L’Europa ha infrastrutture pensate per un clima temperato, non per temperature che si avvicinano o superano i 40 gradi per più giorni consecutivi. Le case del Nord Europa, in particolare, sono state costruite per trattenere il calore, non per disperderlo. Quando le notti restano calde, gli edifici accumulano temperatura giorno dopo giorno e diventano trappole.
Il caldo più pericoloso, infatti, non è solo quello che si misura all’aperto. È quello che resta intrappolato dentro le case, soprattutto per anziani, malati cronici e persone sole. Se il corpo non riesce a recuperare durante la notte, lo stress termico si accumula e può portare a colpi di calore, scompensi e morte.
Il continente che si scalda più in fretta
L’Europa è il continente che si sta riscaldando più rapidamente al mondo, con un ritmo circa due o tre volte superiore alla media globale. Una delle ragioni è geografica: una parte del continente si estende verso l’Artico, la regione che si scalda più velocemente a causa del meccanismo per cui neve e ghiaccio, sciogliendosi, lasciano spazio a superfici più scure che assorbono più energia solare.
A questo si aggiungono cambiamenti nella circolazione atmosferica che rendono più frequenti e più persistenti gli eventi di blocco, come le cupole di calore. In questi giorni, una vasta area di alta pressione intrappola aria bollente sopra l’Europa, agendo come un coperchio su una pentola.
Il fenomeno in sé non è nuovo. Ma lo sono le temperature raggiunte. Gli scienziati avvertono che il cambiamento climatico, causato dalle emissioni di gas serra, alza la temperatura di base e rende ogni ondata di calore più intensa. Anche senza El Niño, dicono, il motore principale è il riscaldamento globale.
Il nodo dell’aria condizionata
Uno dei punti più delicati resta l’aria condizionata. In Europa è ancora relativamente poco diffusa: secondo le stime richiamate dagli esperti, solo una minoranza delle abitazioni ne dispone, con forti differenze tra Paesi. In Francia circa un quarto delle case è dotato di sistemi di raffrescamento, in Italia circa la metà, mentre nel Nord Europa la presenza è molto più bassa.
Per anni, molti governi europei hanno preferito puntare su soluzioni passive: più ombra, più verde urbano, isolamento degli edifici, ventilazione naturale. È una scelta coerente con la necessità di contenere consumi energetici ed emissioni. Ma durante le ondate estreme, l’aria condizionata può diventare anche una forma di protezione sanitaria.
Parigi è il caso più evidente. I tetti di zinco, parte dell’identità visiva della città, trattengono e riflettono calore sugli appartamenti sottostanti. Il risultato è che molte abitazioni diventano difficili da sopportare proprio nelle ore in cui le persone fragili avrebbero bisogno di recuperare.
Anziani e notti tropicali
Il secondo grande fattore di vulnerabilità è demografico. Nell’Unione europea il numero assoluto di anziani è cresciuto di circa il 40 per cento negli ultimi vent’anni. Questo significa che la popolazione più esposta al caldo estremo è oggi molto più numerosa rispetto al 2003.

Le ondate di calore diventano più letali quando durano a lungo. La fatica si accumula nel corpo, la disidratazione aumenta, il cuore e i reni vengono messi sotto sforzo. Le notti calde sono particolarmente pericolose perché impediscono all’organismo di recuperare. Per questo gli esperti guardano con allarme ai record notturni registrati in Francia e in Spagna.
Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, oltre 200 mila persone sono morte in Europa per cause legate al caldo negli ultimi quattro anni. Studi recenti indicano che le misure adottate dopo il 2003 hanno ridotto in modo significativo la mortalità, soprattutto tra gli anziani. Ma il miglioramento viene ormai inseguito da un clima che cambia più velocemente della capacità di adattamento.
La nuova normalità
Questa è già la seconda grande ondata di caldo del 2026 in Europa occidentale, dopo un episodio estremo in maggio. Il dato è decisivo: il continente non ha ancora raggiunto luglio, tradizionalmente il mese più caldo, eppure deve già affrontare temperature da piena estate estrema.
Gli scienziati parlano di una nuova realtà, non di un’anomalia isolata. In Francia, metà delle ondate di calore ufficiali registrate dal 1947 si è verificata negli ultimi 16 anni. Nel Regno Unito, una temperatura di 40 gradi era considerata impensabile fino al 2022. Oggi rischia di ripetersi, e in giugno.
L’Italia dei bollini rossi
Anche l’Italia entra nella fase più critica dell’ondata di caldo. Le città da bollino rosso continuano ad aumentare: oggi sono 15, domani saliranno a 16 e giovedì a 17, secondo il bollettino del ministero della Salute sulle ondate di calore, che monitora 27 centri urbani.
Il massimo livello di rischio riguarda oggi Ancona, Bologna, Bolzano, Brescia, Firenze, Frosinone, Milano, Perugia, Pescara, Rieti, Roma, Torino, Venezia, Verona e Viterbo. Domani si aggiungerà Latina, mentre giovedì entrerà nella lista anche Bari. In arancione, cioè con rischio soprattutto per le persone più fragili, restano Bari oggi e domani, Genova domani e giovedì, e Latina oggi.
Il caldo record non provoca solo disturbi lievi come crampi, svenimenti o edemi, ma può causare problemi seri: disidratazione, congestione e danni agli organi vitali e al cervello. Per questo il decreto Infrastrutture approvato dal Consiglio dei ministri reintroduce la possibilità, già prevista negli anni scorsi, di sospendere o ridurre alcune attività lavorative in caso di ondate di calore eccezionali, con accesso in deroga alla cassa integrazione.
































