23 Giugno 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

23 Giu, 2026

Occhiuto e Vannacci, la guerra dei due Roberto agita il centrodestra

Roberto Vannacci

Il duello tra Roberto Occhiuto e Roberto Vannacci racconta due destre incompatibili solo in apparenza. Ma quando arriveranno elezioni, candidature e calcolo dei collegi, anche la remigrazione potrebbe diventare una messa da celebrare


Non siamo in Francia, non siamo a fine del Cinquecento, non siamo nella fase finale delle guerre di religione e, in definitiva, non abbiamo tre Enrichi a contendersi il potere. I nostri protagonisti sono due, anche in questo caso con lo stesso nome: Roberto (la sorte vuole che sia un nome di origine germanica proprio come Enrico).

Il primo è Roberto Occhiuto, presidente della regione Calabria, vicesegretario di Forza Italia e interprete della “corrente” più liberale e progressista del partito. Il secondo è Roberto Vannacci, generale, europarlamentare e fondatore di Futuro Nazionale, deciso a restituire alla scena politica nazionale una destra radicale, sovranista e identitaria.

Entrambi stanno rendendo merito al proprio nome, la cui etimologia rimanda alla fama e allo splendore. Allo stato attuale, sono tra i politici più visibili della scena nazionale.

Distanze e mutazioni

Oggi tra i due sembra esserci una distanza difficile da colmare. Occhiuto ha posto un vero e proprio veto all’ingresso di Vannacci nella coalizione, sostenendo che la sua presenza provocherebbe una «mutazione genetica» del centrodestra. Il generale, dal canto suo, accusa i partiti di governo di essersi imborghesiti, di avere tradito le promesse fatte agli elettori e di rappresentare ormai una destra sbiadita.

Li divide praticamente tutto – tanto che i più maliziosi potrebbero chiedersi quale dei due abbia smesso di stare davvero a destra. Li dividono l’immigrazione e la cosiddetta “remigrazione” (che uno dei Roberto ha definito senza troppi fronzoli «una stronzata»); i rapporti con l’Unione Europea; i diritti civili e, più in generale, la concezione dell’Occidente e della destra italiana.

Nonostante questo, la distanza potrebbe essere colmata da un ponte (no, questa volta non quello sullo Stretto): le prossime elezioni.

La guerra dei tre Enrichi

Tra il 1587 e il 1589, i tre Enrichi – Enrico III di Valois, Enrico di Guisa ed Enrico di Navarra – dimostrarono che il ponte dell’interesse personale può andare oltre la religione. Enrico III di Valois, seppur cattolico, finì per allearsi con Enrico di Navarra, protestante, in vista di una fruttuosa alleanza contro la Lega cattolica (Enrico di Guisa era già stato assassinato). Detta in modo semplice: un cattolico si alleò con un protestante contro una lega di cattolici. Il tutto nel contesto delle guerre di religione francesi, dove la religione era presa molto più seriamente di quanto non lo siano oggi le vedute politiche diverse.

Comunque sia, alla fine vinse il protestante che, come se il tutto non fosse già abbastanza grottesco, per farsi accettare dalla maggioranza cattolica del Paese si convertì al cattolicesimo. Da qui la celebre frase: «Parigi val bene una messa».

La Storia non si ripete mai allo stesso modo. Può, però, insegnarci qualcosa sul comportamento umano, specialmente quando si tratta di conquistare o conservare il potere. Volendo darle retta, possiamo immaginare che persino gli atteggiamenti più intransigenti, come quelli che si scambiano vicendevolmente i due Roberto, possano ammorbidirsi di fronte a un interesse reciproco.

VIDEO Il femminicidio, Vannacci e il diritto come propaganda di A. Barbano

Il terzo incomodo

C’è poi anche un terzo personaggio. Non è un altro Roberto, ma si chiama Antonio Tajani. Oggi segretario nazionale di Forza Italia, il partito che Occhiuto vorrebbe rinnovare gradualmente.

La sua posizione nei confronti di Vannacci è meno aggressiva, forse per conservare uno spiraglio di manovra politica. Tajani ha attaccato a sua volta Futuro Nazionale, arrivando a definirlo una «quinta colonna della sinistra», perché una sua corsa autonoma potrebbe sottrarre voti al centrodestra e favorire gli avversari. Il segretario azzurro mantiene, però, una postura più prudente. Da lui nessun veto irrevocabile su possibili alleanze future, né alcuna critica plateale che possa portare a una completa rottura.

Tajani, nel caso in cui il ruolo di Futuro Nazionale si rivelasse veramente decisivo per le prossime elezioni, potrebbe mettere Occhiuto (in foto) di fronte a un bivio.

difendere fino in fondo il proprio veto, oppure accettare un compromesso che contraddirebbe i principi enunciati nei mesi precedenti. Bivio che riguarderebbe, in modo del tutto speculare, anche Vannacci.

La corona

Ma forse la situazione più simile a quella della corona francese di qualche secolo fa è quella della premier Giorgia Meloni. Come Enrico III, anche quest’ultima si trova tra due poli diametralmente opposti. Dovrà decidere se tenere Vannacci fuori dalla coalizione, rischiando di perdere una quantità decisiva di voti alla propria destra, oppure provare a inglobarlo, con il pericolo di spaventare i moderati e indebolire il profilo istituzionale costruito durante gli anni di governo. L’almeno apparente intransigenza dei due Roberto non sta sicuramente aiutando la Presidente che, per il momento, sembra più vicina alle posizioni di Occhiuto. Ha accusato Futuro Nazionale di essere funzionale alla sinistra e ha ricordato i voti espressi dai vannacciani contro il governo. La crescita del generale, però, la costringe comunque a fare i conti con un dilemma che potrebbe diventare sempre più difficile da ignorare.

Una lotta su tre livelli

La lotta si consuma così su tre livelli diversi, tutti fortemente identitari. Il primo riguarda Forza Italia, che dovrà decidere se accentuare il proprio profilo liberale oppure privilegiare la tenuta della coalizione.

Il secondo riguarda Futuro Nazionale, che dovrà scegliere tra l’intransigenza identitaria e la possibilità di trasformare i consensi in potere. Il terzo riguarda l’intero centrodestra, con Meloni che dovrà stabilire se allargare la coalizione verso la destra radicale oppure difendere la linea più istituzionale ed europeista assunta durante il governo.

Per ora, con le elezioni ancora distanti ma non lontanissime, questa contrapposizione può fare comodo a entrambi i Roberto.

Occhiuto consolida la propria immagine di leader liberale e moderato dentro Forza Italia. Vannacci rafforza quella di capo di una destra pura, estranea ai compromessi e alle mediazioni del governo. Poi arriveranno la legge elettorale, le candidature, i sondaggi definitivi e il calcolo dei collegi. È allora che potrebbero cambiare molte cose.

Enrico III finì per allearsi con il protestante che aveva combattuto. Enrico di Navarra, una volta diventato re, si convertì alla religione della maggioranza dei propri sudditi. Non è quindi impossibile che anche gli avversari di oggi finiscano per trovare una qualche forma di convivenza. Resta soltanto da capire chi sarà chiamato a convertirsi e chi dovrà celebrare la funzione religiosa. Perché se Enrico di Navarra concluse che Parigi valeva bene una messa, nel centrodestra italiano qualcuno potrebbe presto domandarsi se Roma non valga bene una remigrazione.

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