Una fotografia ritenuta rilevante dagli investigatori e un silenziatore sequestrati a uno degli indagati riaccendono l’inchiesta sui presunti italiani. Durante l’assedio di Sarajevo sarebbero andati nei Balcani per sparare contro civili
Una fotografia descritta come «significativa» dagli investigatori e un silenziatore per armi. Sono i nuovi elementi emersi nell’inchiesta della Procura di Milano sui presunti «cecchini del weekend». Gli italiani che durante la guerra in Bosnia sarebbero partiti per Sarajevo per partecipare alle attività delle milizie serbo-bosniache e sparare contro civili.
Il materiale è stato sequestrato dai carabinieri del Ros durante una perquisizione nell’abitazione di uno dei quattro indagati. Un uomo residente in provincia di Alessandria. L’operazione è stata disposta dal procuratore Marcello Viola e dal pm Alessandro Gobbis sulla base di elementi raccolti nel corso dell’indagine e delle testimonianze fornite dall’ex moglie e dall’ex compagna dell’uomo.
La fotografia e il presunto lasciapassare
La fotografia sequestrata sarebbe stata indicata dall’ex compagna come una sorta di lasciapassare utilizzato nelle zone di guerra. Nell’immagine l‘uomo comparirebbe in abiti militari in un luogo che gli investigatori ritengono compatibile con il teatro del conflitto bosniaco.
Secondo quanto riferito dalla donna, sul retro della foto sarebbe stata presente una scritta in lingua straniera che avrebbe consentito l’accesso ad aree controllate durante la guerra. La testimone ha raccontato che sull’immagine comparivano segni che l’uomo avrebbe collegato alle persone uccise durante i combattimenti. Nel corso della perquisizione è stato inoltre sequestrato un silenziatore. Altri oggetti rinvenuti, tra cui materiale collegato all’attività nei poligoni di tiro, non sono stati ritenuti utili ai fini immediati dell’inchiesta.
Le accuse della Procura
I quattro indagati sono accusati di omicidio volontario aggravato dai motivi abietti per presunti fatti avvenuti durante l’assedio di Sarajevo tra il 1992 e il 1995.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, avrebbero raggiunto la Bosnia dall’Italia per unirsi alle forze serbo-bosniache e prendere parte a vere e proprie battute di caccia contro civili inermi. Donne, anziani e bambini.
L’inchiesta nasce da un esposto dello scrittore Ezio Gavazzeni, che negli anni ha raccolto testimonianze e documentazione sui cosiddetti «cecchini del weekend». Persone che avrebbero pagato per partecipare ai combattimenti nei Balcani durante la guerra.
Il vertice all’Aia
L’inchiesta ha ormai una dimensione internazionale. Il 29 giugno, presso la sede di Eurojust all’Aia, si terrà un incontro di coordinamento tra magistrati e investigatori di Italia, Bosnia, Belgio, Svizzera e Austria. Tutti Paesi coinvolti in accertamenti sulla vicenda.
































