Dopo quattro mesi di guerra, Washington e Teheran raggiungono un accordo quadro che prevede la riapertura dello Stretto di Hormuz e la fine del blocco navale americano. Ma il programma nucleare iraniano resta fuori dall’intesa e la pace definitiva appare ancora lontana
Dopo quattro mesi di guerra, migliaia di morti e una crisi che ha scosso il Medio Oriente e l’economia mondiale, Stati Uniti e Iran hanno raggiunto un accordo quadro che apre la strada a nuovi negoziati. L’intesa, che dovrebbe essere firmata venerdì a Ginevra, prevede la riapertura dello Stretto di Hormuz, la revoca del blocco navale americano contro i porti iraniani e la prosecuzione del cessate il fuoco.
Ma il dossier più importante, quello del programma nucleare di Teheran, è stato rinviato a una fase successiva. Di fatto la tregua, a pezzetti, serve a tornare a zero. E il cessate il fuoco per proseguire dovrebbe prima di tutto essere iniziato. Usa e Iran terranno colloqui preparatori a Doha prima della firma.
L’accordo sarà al centro del G7 che si apre oggi in Francia. Trump arriverà al summit rivendicando il risultato diplomatico e chiedendo agli alleati di contribuire alla sicurezza dello Stretto di Hormuz dopo la fine del blocco navale.
Le versioni di Washington e Teheran
Restano inoltre divergenze importanti sull’attuazione dell’intesa. Teheran sostiene che i negoziati successivi partiranno solo dopo lo sblocco di fondi iraniani congelati all’estero. Una versione contestata da funzionari americani, segno che le interpretazioni dell’accordo non coincidono ancora del tutto.
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L’annuncio
L’annuncio è arrivato dopo giorni di dichiarazioni contraddittorie, minacce di nuovi bombardamenti e negoziati condotti dietro le quinte con la mediazione del Qatar. L’Iran ha almeno evitato che fosse dato il giorno del compleanno di trump, 80 anni, il 14 giugno.
L’accordo viene presentato da Washington e Teheran come un memorandum d’intesa destinato a creare le condizioni per una soluzione più ampia. Tuttavia molte delle questioni che hanno portato allo scoppio della guerra restano irrisolte.
Il testo non è stato ancora pubblicato integralmente, ma secondo le anticipazioni diffuse dalle due parti dovrebbe garantire la cessazione delle operazioni militari e la ripresa delle trattative.
Il post su Truth
«Questo grande accordo porterà pace e sicurezza a tutta la regione. Molti presidenti hanno cercato di fare la pace con l’Iran e tutti hanno fallito prima di me. I leader della regione hanno trovato, per la prima volta, un presidente che può aiutarli a raggiungere una vera pace. Con l’apertura dello Stretto dopo la firma dell’accordo venerdì, ai fini della rimozione delle mine, il petrolio tornerà a fluire da entrambe le estremità della regione, e del mondo!»

Hormuz torna a riaprire
L’effetto più immediato riguarda lo Stretto di Hormuz, passaggio obbligato per una parte significativa del petrolio mondiale. Donald Trump ha annunciato la fine del blocco navale imposto dagli Stati Uniti ai porti iraniani e la progressiva riapertura del traffico commerciale nella regione. La prospettiva di un ritorno alla normalità ha già avuto effetti sui mercati energetici, con il petrolio in calo dopo settimane di forti tensioni. Per Europa e Asia la riapertura del corridoio marittimo rappresenta una notizia cruciale, perché il conflitto aveva provocato rincari su energia, fertilizzanti, alluminio e numerose materie prime.
Il nodo nucleare rinviato
La vera questione, però, resta aperta. L’accordo non affronta il futuro del programma nucleare iraniano, che era stato il principale motivo addotto da Stati Uniti e Israele per giustificare l’avvio delle operazioni militari. Secondo fonti americane e iraniane, il tema sarà oggetto di un secondo negoziato più dettagliato. Proprio su questo punto le posizioni restano molto distanti e nessuna delle due parti sembra intenzionata a fare concessioni significative.
Trump furioso con Netanyahu
Poche ore prima dell’annuncio dell’intesa, raid israeliani hanno colpito Beirut. Secondo fonti americane, l’operazione avrebbe provocato l’irritazione di Donald Trump, già critico nei confronti del premier israeliano Benjamin Netanyahu per il rischio di compromettere i negoziati con Teheran. L’episodio conferma come la tenuta dell’accordo dipenda anche dai rapporti, sempre più complessi, tra Washington e il governo israeliano.
Israele contro l’intesa
Se Donald Trump presenta l’accordo con Teheran come una svolta diplomatica, in Israele le prime reazioni sono state tutt’altro che entusiaste. Mentre Benjamin Netanyahu non ha ancora commentato pubblicamente l’intesa, diversi opinionisti vicini al governo hanno attaccato apertamente la Casa Bianca. Yinon Magal, volto di Channel 14 e considerato vicino al premier israeliano, ha scritto sui social che Trump «ne esce sconfitto» e ha accusato gli uomini del presidente di aver ceduto alle pressioni del Qatar. Anche altri commentatori della destra israeliana hanno espresso forte delusione, sostenendo che Washington stia sacrificando gli interessi di Israele nel tentativo di chiudere il conflitto con l’Iran. Secondo fonti israeliane citate dalla Cnn, lo stesso Netanyahu attribuirebbe parte delle tensioni con Trump ai suoi consiglieri, accusati di aver allargato la distanza tra Gerusalemme e Washington.
Il Libano resta il punto più fragile
Le divergenze emergono soprattutto sul fronte libanese. Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha dichiarato che l’esercito non si ritirerà dal Libano meridionale nonostante le intese raggiunte tra Stati Uniti e Iran. Katz ha spiegato che la posizione è stata comunicata direttamente a Trump e al Pentagono e ha ribadito che Israele manterrà una presenza militare nelle aree considerate strategiche per la propria sicurezza. Una presa di posizione che conferma come uno dei punti più delicati dell’accordo resti proprio la capacità di Washington di convincere Israele ad allinearsi alla nuova fase diplomatica. Se Hormuz può riaprire rapidamente, la partita libanese appare molto più complessa.
Trump rivendica la vittoria
Donald Trump ha presentato l’intesa come una vittoria strategica degli Stati Uniti. In una telefonata al New York Times e in una serie di dichiarazioni pubbliche, il presidente ha sostenuto che la guerra e il blocco navale abbiano ridisegnato gli equilibri regionali a favore di Washington e impedito quella che ha definito una minaccia esistenziale per Israele.
Ma la prudenza resta alta. Anche negli Stati Uniti non mancano i dubbi, soprattutto tra coloro che ritengono insufficiente il trattamento riservato alla questione nucleare iraniana.
Le incognite della pace
Il memorandum potrebbe rappresentare il primo passo verso la conclusione del conflitto oppure una semplice pausa prima di nuove tensioni. La riapertura di Hormuz e la fine del blocco navale sono risultati concreti. Ma il programma nucleare, il ruolo di Israele e la stabilità del Libano restano questioni aperte. Trump riuscirà a far rispettare l’accordo anche a Israele?




























