Il nuovo capitolo si è aperto dopo la decisione del presidente della Camera di sospendere la consultazione della documentazione integrativa trasmessa dalla Procura di Roma
Delmastro resta al centro dello scontro politico e istituzionale. La vicenda delle chat del sottosegretario alla Giustizia, che avrebbe dovuto imboccare il percorso parlamentare verso una decisione della Giunta per le autorizzazioni della Camera, si trasforma invece in un braccio di ferro senza precedenti tra Presidenza di Montecitorio, maggioranza e opposizioni. Da una parte il centrodestra chiede di congelare tutto in attesa che la Giunta per il Regolamento chiarisca la procedura; dall’altra il centrosinistra accusa la maggioranza di impedire ai deputati di prendere visione degli atti inviati dalla Procura di Roma e parla apertamente di una compressione delle prerogative parlamentari. Sullo sfondo rimane il silenzio di Giorgia Meloni, indicata dalle opposizioni come il vero convitato di pietra della vicenda, mentre anche nella maggioranza emergono sensibilità differenti sulla gestione del caso.
Il nuovo capitolo si apre dopo la decisione del presidente della Camera, Lorenzo Fontana di sospendere di fatto la consultazione della documentazione integrativa trasmessa dal procuratore di Roma Francesco Lo Voi e di convocare per lunedì la Giunta per il Regolamento. Una scelta arrivata dopo il ricorso del centrodestra contro la decisione del presidente della Giunta per le autorizzazioni, Devis Dori, che aveva invece autorizzato i componenti dell’organismo a visionare le nuove carte. Per la maggioranza era necessario attendere un chiarimento regolamentare; per l’opposizione il diritto dei parlamentari ad accedere agli atti era già pienamente riconosciuto.
Stop alla consultazione delle chat: la protesta delle opposizioni
Lo scontro è esploso venerdì mattina. Dori, insieme ai componenti di opposizione della Giunta, si è presentato negli uffici della Camera per consultare il materiale ricevuto dalla magistratura. Gli uffici, però, hanno comunicato di avere ricevuto indicazioni dalla Presidenza della Camera di non consentire l’accesso. A quel punto il presidente della Giunta ha deciso di restare negli uffici parlamentari chiedendo a Fontana una comunicazione formale che motivasse il blocco. «Finché questa lettera non arriverà staremo in Giunta», ha annunciato, trasformando la protesta in un gesto politico destinato ad alimentare ulteriormente il caso.
La protesta è stata subito raccolta dagli altri componenti del centrosinistra. Alla Camera sono rimasti sei parlamentari tra Partito democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra, tutti intenzionati a ottenere l’accesso alla documentazione. Per loro il comportamento degli uffici rappresenta una conseguenza diretta dell’intervento della Presidenza di Montecitorio e configura una situazione del tutto anomala nella prassi parlamentare.
Il Partito Democratico attacca Fontana e chiama in causa Meloni
I deputati del Partito democratico presenti nella Giunta – Federico Gianassi, Matteo Orfini, Antonella Forattini e Marco Lacarra – parlano di «fatto senza precedenti» e di «estrema gravità istituzionale». Secondo i dem, gli uffici starebbero impedendo l’attuazione di una decisione assunta da un organo parlamentare nell’esercizio delle proprie prerogative. Da qui l’affondo politico contro Palazzo Chigi: «Che cosa teme Giorgia Meloni? Perché la maggioranza sta impedendo a Delmastro di affrontare questa vicenda nel modo trasparente che dovrebbe essere garantito?». La richiesta è quella di consentire immediatamente ai componenti della Giunta di esaminare tutti gli atti trasmessi dalla Procura.
Il Movimento 5 Stelle accusa il governo, Fratelli d’Italia replica
Sulla stessa linea il Movimento 5 Stelle. Il capogruppo al Senato Luca Pirondini individua proprio nella presidente del Consiglio il «convitato di pietra» dell’intera vicenda. «Qualcuno ha visto Meloni?», domanda il senatore pentastellato, sostenendo che basterebbe un’indicazione politica della premier ai parlamentari della maggioranza per chiudere la vicenda con un voto favorevole in Giunta. Secondo Pirondini il Parlamento sarebbe bloccato mentre il Paese affronta emergenze come gli incendi e il caro carburanti, e l’atteggiamento del governo dimostrerebbe la volontà di proteggere un esponente di Fratelli d’Italia.
La replica di Fratelli d’Italia non si fa attendere. Il senatore Gianni Berrino respinge le accuse invitando il Movimento 5 Stelle a «guardare in casa propria». Nel mirino finiscono Giuseppe Conte, chiamato a dimettersi dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid per poter essere ascoltato come testimone, e Roberto Scarpinato, richiamato per il suo ruolo nella vicenda “Mafia e Appalti”. Per Berrino il garantismo non può essere applicato «a giorni alterni» e il M5S non può impartire lezioni morali agli avversari politici.
Le diverse posizioni nella maggioranza sul caso Delmastro
Se il fronte di Fratelli d’Italia difende la linea adottata, da Forza Italia arriva invece una sfumatura diversa. La capogruppo al Senato, Stefania Craxi, pur escludendo tensioni nella maggioranza, giudica un errore il rinvio della decisione sulle chat. Secondo l’esponente azzurra, riaprire l’istruttoria a seguito della comunicazione della Procura rischia di creare «un precedente pericoloso». Una posizione che, pur senza mettere in discussione la tenuta della coalizione, evidenzia una sensibilità differente rispetto alla gestione procedurale della vicenda. Nella stessa intervista Craxi ribadisce inoltre la contrarietà di Forza Italia a eventuali nuove norme sulle intercettazioni, tema destinato a riaprire il confronto interno al centrodestra.
Lunedì la decisione della Giunta per il Regolamento
Il nodo ora si sposta a lunedì, quando la Giunta per il Regolamento sarà chiamata a stabilire se la documentazione integrativa inviata dalla Procura possa essere consultata dai componenti della Giunta per le autorizzazioni e secondo quali modalità. Da quella decisione dipenderà non soltanto il percorso parlamentare del caso Delmastro, ma anche un delicato equilibrio tra prerogative della magistratura, autonomia delle Camere e diritti dei parlamentari nell’esame di atti giudiziari. Nel frattempo il caso continua ad alimentare lo scontro politico, trasformandosi sempre più in un banco di prova per la maggioranza e in un terreno di confronto istituzionale destinato a proseguire anche nei prossimi giorni.































