L’inchiesta «Deportation Project» ricostruisce una rete di intese riservate con decine di governi. Washington ha stanziato 410 milioni di dollari per agevolare i trasferimenti e oltre 20mila persone sono state inviate in Messico
Oltre 25 mila persone espulse dagli Stati Uniti e trasferite in Paesi con i quali non avevano alcun legame. Dietro le deportazioni ci sarebbe una rete di accordi riservati stretti dall’amministrazione Trump con decine di governi. Sostenuta da centinaia di milioni di dollari messi a disposizione da Washington.
È quanto emerge dal «Deportation Project», un’inchiesta coordinata dall’organizzazione Forbidden Stories e realizzata insieme a 23 testate internazionali, tra cui il Guardian.
Secondo i documenti esaminati dai giornalisti, dall’insediamento di Donald Trump nel gennaio 2025 gli Stati Uniti hanno concluso intese con Paesi in via di sviluppo disposti ad accogliere migranti che non possono essere rimpatriati legalmente nei loro Stati d’origine.
410 milioni di dollari per i trasferimenti
L’amministrazione americana avrebbe stanziato 410 milioni di dollari destinati direttamente ai Paesi che accettano i migranti o ad agenzie delle Nazioni Unite per agevolarne il trasferimento.
Alla data del 31 agosto 2026, secondo i dati raccolti dall’inchiesta, almeno 25.447 persone erano già state espulse verso Paesi terzi. La stragrande maggioranza, circa 20 mila, è stata trasferita in Messico; le altre sono state distribuite in altri 27 Stati tra America Latina, Africa e area del Pacifico. Accordi sono stati inoltre conclusi con altri sette Paesi.
Le intese variano per contenuto: possono stabilire quali nazionalità ciascun Paese è disposto ad accogliere e prevedere anche l’accettazione di persone con precedenti penali. Per ricostruire il sistema, il consorzio giornalistico ha intervistato più di cento persone coinvolte o interessate dall’iniziativa e analizzato documenti sugli accordi stipulati dai funzionari americani con governi di tutto il mondo.
Più di cento voli verso 28 Paesi
L’inchiesta ha tracciato più di cento voli utilizzati per trasferire migranti e richiedenti asilo verso 28 Paesi diversi. Ma il numero potrebbe essere più alto, perché il database comprende soltanto i voli verificati in modo indipendente dal consorzio.
Il ritmo delle operazioni, inoltre, è in aumento. Dopo una prima ondata nei mesi iniziali della seconda amministrazione Trump, le espulsioni sono tornate a impennarsi in agosto. Secondo i conteggi di Human Rights First citati dall’inchiesta, in quel solo mese 16 voli hanno trasportato persone verso 13 Paesi diversi da quelli di provenienza.






























