10 Giugno 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

10 Giu, 2026

Governo, Tajani e Crosetto fanno il punto: «Non siamo isolati»

L’informativa al Parlamento dei ministri degli Esteri e della Difesa Tajani e Crosetto lascia aperti molti interrogativi sulla linea del governo


Modesti, troppo, sul ministro israeliano Ben Gvir, quello che ha detto che l’Italia «era il paese dello stivale e ora è quello delle ciabatte». Ambigui, ancora una volta troppo, e comunque con sfumature diverse tra i ministri Tajani e Crosetto, sull’ingresso dell’Ucraina e più in generale sull’allargamento ai paesi Balcani. Reticenti sul processo di pace in Ucraina, nessun riconoscimento degli oggettivi passi in avanti, della posizione di maggior forza che Francia, Uk e Germania hanno saputo occupare al fianco di Zelensky rispetto a Mosca ma senza l’Italia.

Fin troppo chiaro, invece, il ministro della Difesa Guido Crosetto sull’analisi del quadro e della minaccia: lo scenario internazionale è «estremamente degradato» e «interconnesso», le instabilità sono «diffuse» e la «minaccia atomica è attuale anche se pensavamo di averla consegnata ai libri di storia». E se anche dovesse arrivare una forma di pace nei prossimi mesi, «serviranno anni per ritrovare un minimo di equilibrio».

Lo scenario globale secondo Crosetto

L’Europa dovrà confrontarsi per decenni con gli effetti economici, sociali e di sicurezza e quelli derivati dalla presenza di un numero elevatissimo di ex combattenti da reintegrare e dalla necessità di sostenere i processi di ricostruzione dell’Ucraina. Si stimano due milioni e mezzo di morti sul fronte russo-ucraino: prima o poi qualcuno presenterà il conto al Cremlino.

Informativa al Parlamento dei ministri degli Esteri Antonio Tajani e della Difesa Guido Crosetto per fare il punto sulle missioni militari italiane all’estero e sulla situazione geopolitica. Chi sperava di avere delucidazioni concrete e univoche sulla linea del governo in politica estera in un momento in cui invece è tornato silente e ambiguo, è rimasto deluso.

La speranza è che domani Giorgia Meloni saprà essere più esauriente nelle comunicazioni al Parlamento in vista del Consiglio Ue della prossima settimana (18-19) e del G7 che inizia lunedì prossimo a Evian, di nuovo faccia a faccia con Trump dopo il grande freddo.

Le missioni italiane nel 2026

Le nostre missioni, dunque. Dall’Ucraina al Medio Oriente, passando per Sahel, Corno d’Africa e Balcani, il dispositivo previsto per il 2026 comprende la proroga di 50 missioni e l’avvio di due nuove operazioni bilaterali in Iraq e Somalia, con un impiego complessivo di circa 7.500 militari, 37 assetti navali e 147 aerei. Lo stanziamento si attesta a circa 1,38 miliardi di euro, meno 6% rispetto al 2025.

Nel contesto geopolitico attuale le missioni – così come il concetto stesso di Difesa – rappresentano, ha detto Crosetto, «uno strumento essenziale di sicurezza collettiva» utile ad intercettare le minacce «prima che possano produrre conseguenze più gravi e dirette per l’Italia e l’Europa». La proposta è di rendere il sistema «più reattivo e flessibile» organizzando le missioni per aree geografiche e non più per singole operazioni così da semplificarne la gestione nei diversi teatri di crisi.

Tajani ha cercato di tenere come marginale il caso Ben Gvir, il ministro israeliano che ci ha dato dei ciabattai perché la procura di Roma lo ha indagato per il caso Flotilla. Alla sua maniera Tajani ha cercato di sopire e troncare: «Rispediamo al mittente la parole di Ben Gvir, non sono degne di un ministro». Le opposizioni sono andate a nozze, «tutto qui? Decisamente troppo poco. Irricevibile». Un po’ meglio sul capitolo coloni in Cisgiordania: «Inaccettabili le loro violenze». Lo sforzo è sempre quello di distinguere Israele dal governo estremista di Netanyahu. Fino a quando però?

Il sostegno italiano a Kiev

Sul fronte ucraino, Tajani ha ribadito che «la posizione dell’Italia non è mai cambiata: il sostegno a Kiev resta una priorità del governo». Per Crosetto il conflitto è «la più grave escalation di violenza in Europa dalla fine della Seconda guerra mondiale». Il governo conferma il sostegno militare, politico ed economico all’Ucraina: 40 milioni per la ricostruzione delle infrastrutture energetiche e per l’attività di sminamento, 50 milioni per le famiglie colpite dai bombardamenti.

«Gli sforzi diplomatici – per Tajani – con i partner del G7 e della Ue sono costanti ma Mosca non mostra segnali concreti di apertura negoziale». Stupisce che né il titolare della Farnesina né della Difesa riconoscano l’oggettivo cambio di paradigma avvenuto negli ultimi sei mesi quando un pezzo di Europa – Francia, Germania, Uk e altri – si è nei fatti sostituita agli Usa tanto che oggi la difesa ucraina può di nuovo avanzare nel Donbass.

LEGGI Flotilla, Ben Gvir indagato a Roma. «L’Italia? Il Paese delle ciabatte»

L’Italia non è in questo gruppo, il nostro contributo in armi è minimo (mai aderito al Purl e chissà cosa andrà a dire Crosetto il 15 a Washington nell’incontro con il ministro della guerra Hegseth). Le opposizioni non si accontentano quando Tajani dice: «E’ fondamentale il ruolo che l’Europa può avere» e «non è vero che la premier Giorgia Meloni è stata esclusa dal vertice di Londra tra Regno Unito, Francia e Germania. Non è l’Italia che decide i format». Vero, ma il silenzio è più grave dell’assenza. Domani parla Meloni. E sarà, si spera, tutto più chiaro.

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