Sulla riforma di Schillaci il fuoco amico di Lega e Fratelli d’Italia. Le opposizioni: un colpo di grazia per le Case di Comunità
La riforma della medicina generale voluta dal ministro della Salute Orazio Schillaci si è arenata prima ancora di arrivare al traguardo. Il progetto, costruito insieme alle Regioni per dare una veste operativa alle Case della Comunità previste dal Pnrr, si è scontrato con le resistenze di una parte della stessa maggioranza di governo, trasformandosi in un nuovo terreno di scontro politico.
L’impianto della riforma
L’impianto della riforma era noto: mantenere il sistema convenzionale dei medici di famiglia, ma introdurre una forma di dipendenza per le attività da svolgere nelle Case della Comunità, così da garantire una presenza stabile dei professionisti all’interno delle nuove strutture territoriali. Una soluzione che, nelle intenzioni del ministero, avrebbe dovuto rafforzare la medicina di prossimità senza cancellare del tutto il rapporto convenzionale.
Ma proprio questo passaggio ha fatto esplodere le divisioni nel centrodestra.
Maggioranza divisa
Fratelli d’Italia e Forza Italia hanno contestato l’idea di trasformare i medici di famiglia in dipendenti del Servizio sanitario nazionale, mentre anche la Lega ha preso le distanze dall’impianto della riforma. Il Carroccio, intervenendo ufficialmente sul caso, ha ribadito di aver sempre espresso «forti dubbi sulla riforma Schillaci delle cure primarie», giudicata «impostata quasi esclusivamente sul cambio di tipologia contrattuale dei medici di famiglia e sull’obbligo di presenza nelle Case della Comunità». Per il partito di Matteo Salvini servono invece «soluzioni operative e di buonsenso, non imposizioni ideologiche o modelli rigidi che rischiano di lasciare vuote le strutture finanziate dal Pnrr». Da qui la richiesta di lavorare a «una vera riforma condivisa che metta al centro medici e pazienti, non la sola ridefinizione del contratto di lavoro».
Anche dentro Fratelli d’Italia emergono distinguo. Se da settimane il sottosegretario Marcello Gemmato aveva espresso perplessità sulla dipendenza dei medici di famiglia, il responsabile Sanità del partito, Matteo Rosso, ha però respinto l’idea di uno stop complessivo al progetto. «Non mi risulta assolutamente», ha dichiarato a proposito delle indiscrezioni sul congelamento della riforma. «Abbiamo l’indicazione di investirci particolarmente» e «non mi risulta alcuna intenzione di rallentare il progetto delle Case di Comunità». Rosso ha definito le nuove strutture territoriali «un progetto serio» che «deve avviarsi e deve crescere».
Opposizioni all’attacco
Le opposizioni hanno colto l’occasione per attaccare il governo. Il Movimento 5 Stelle parla apertamente di fallimento. Andrea Quartini sostiene che la frenata della maggioranza rappresenti «l’ennesimo fallimento di un governo incapace di realizzare una singola riforma decente in tema di sanità» e avverte che lo scontro interno rischia di tradursi in «un colpo di grazia per la riforma della sanità territoriale e delle Case di comunità». Secondo l’esponente pentastellato le nuove strutture potrebbero trasformarsi in «scatole vuote senza la possibilità di erogare servizi».
Ancora più dura la vicepresidente del Senato Mariolina Castellone, secondo la quale «il sostanziale fallimento della riforma della medicina generale certifica l’incapacità di questo governo di affrontare uno dei principali nodi della sanità italiana». Per Castellone «ancora una volta prevalgono i veti, le resistenze corporative e gli interessi organizzati», mentre cittadini e pazienti continuano a fare i conti con «carenza di medici, servizi territoriali insufficienti e Case della Comunità che rischiano di rimanere scatole vuote».
La linea del Pd
Sul fronte del Partito democratico, le critiche si concentrano soprattutto sulle divisioni interne al centrodestra. Per la capogruppo dem in Commissione Affari sociali, Ilenia Malavasi, si assiste a «uno spettacolo indecoroso». «Il governo Meloni non è caduto su una proposta dell’opposizione. È imploso su un provvedimento che aveva costruito da solo», attacca la deputata, secondo cui «Schillaci spingeva, Rocca firmava, Bertolaso annunciava» mentre «i parlamentari di FdI e Forza Italia lavoravano nell’ombra per far saltare tutto».
Sulla stessa linea il presidente dei senatori Pd Francesco Boccia, che parla di una «destra divisa» che starebbe «affossando anche quella che doveva essere la riforma Schillaci sui medici di famiglia». Per Boccia «a rischio sono le Case di comunità e gli Ospedali di Comunità finanziati con le risorse del Pnrr» e le divisioni della maggioranza potrebbero trasformare in un’occasione mancata gli investimenti destinati alla sanità territoriale.
Critica anche Marina Sereni, responsabile Salute del Pd, secondo cui «siamo di fronte all’ennesimo fallimento del ministro Schillaci». Sereni accusa il governo di aver tentato una riforma «senza alcun confronto con i diretti interessati» e sostiene che il vero problema non fosse il contratto dei medici, ma la necessità di affrontare temi come la formazione universitaria, la carenza di personale e il rilancio del rapporto fiduciario tra medico e paziente.
































